Il progetto agricolo di Réva: il sauvignon gris in Langa

Non un’azienda, ma un progetto agricolo. Réva è un essere vivente, in continuo mutamento.

Nasce tutto dall’amore per il vino di Miroslav Lekes, originario della Repubblica Ceca, che si avvicina a questo mondo prima come collezionista e appassionato, poi come imprenditore agricolo, come ama definirsi. Così Fonda Réva con il sogno di creare qualcosa di unico e distintivo, facendo emergere al meglio le peculiarità del territorio piemontese.

Daniele Gaia, commerciale dell’azienda e Gabriele Adriano, enologo e direttore tecnico, il 7 Luglio scorso, hanno portato in Banca del Vino un pezzo dell’azienda in cui lavorano, presentando diverse sfumature di Sauvignon Gris e Barolo.Daniele Gaia, commerciale dell’azienda e Gabriele Adriano, enologo e direttore tecnico,

«Non potevo essere così tanto conformista da affermarmi come non conformista, senza parlare di Langa».

Citando Soldati, con timore reverenziale e un’innata curiosità, Fabrizio Gallino, moderatore della serata, introduce questa “nuova” realtà di Langa.

Parlare di Langa è difficile, e spesso si rischia di cadere nella banalità. Ma Réva è un’azienda giovane, senza una storia familiare e una tradizione alle spalle, che festeggerà il prossimo anno il suo decimo compleanno. Un progetto di giovani.

«Réva è un progetto agricolo perché non nasce da una famiglia storica o da una tradizione antica, ma nasce in epoca moderna.
Miroslav ci ha lasciato carta bianca fin da subito. L’obiettivo era cercare di dare una personalità ai vini. Bisogna dare uno stile ai prodotti, per renderli riconoscibili. Non è semplice fare vino in una zona come questa (satura di realtà vitivinicole ndr). Bisogna trovare un valore aggiunto, ma soprattutto, i vini devono piacere».

La ricerca continua e la voglia di mettersi in gioco sono alla base del pensiero di Réva. Da un piccolo appezzamento di 3 ettari a Monforte, sono arrivati ai 35 ettari attuali in 6 diverse aree delle Langhe, di cui 23 coltivati a vigneto.

Ma qual è l’origine del nome Réva?

Come tutte le cose migliori, nasce per caso, in una giornata qualsiasi. Inizialmente il nome dell’azienda doveva omaggiare la Langa e i suoi prodotti. Ben presto, si sono resi conto che c’era bisogno di qualcosa di più. Réva in ceco significa uva, ma allo stesso tempo grappolo. Una parola semplice, ma di impatto. Una parola che permette di collegare le origini del titolare con le sue più grandi passioni: il Piemonte e il vino.

Fresco, piacevole, giovanile e estremamente bevibile.

Sono questi gli attributi ricercati dall’azienda per rappresentare al meglio le personalità di chi il vino lo produce. Ma un altro aspetto fondante dell’azienda è il rispetto dell’ambiente.

«Fin da subito abbiamo puntato alla sostenibilità, coltivando i nostri vigneti in biologico. Da alcuni anni stiamo cercando di fare una produzione orientata al biodinamico. Abbiamo sempre fatto scelte molto ponderate, traendo il meglio dalle nostre conoscenze. Non si tratta semplicemente di mettere la fogliolina verde sull’etichetta, ma è molto di più. Si tratta di fare dialogare tutte le parti che ci riconducono a un insieme organico e integrato».

Tutta la filosofia dell’azienda si esprime al meglio nel bicchiere. L’idea iniziale era lavorare solamente con vitigni autoctoni.

Ma proprio dalla loro volontà espressiva, e da un pizzico di fortuna, nasce il loro Sauvignon Gris, il Grey.

Langa e Sauvignon: un’antitesi in termini ma che riesce a regalare un’esperienza unica e emozionante. Quattro le annate presentate sotto forma di una micro verticale alla francese, partendo dalla più vecchia, la 2014 per arrivare all’ultima prodotta, la 2020, non ancora in commercio.

Negli anni questo vino, frutto di sperimentazione e innovamento continuo, ha acquistato equilibrio e affinato i sentori tipici del Sauvignon.

La prima annata in degustazione, la 2014, presenza una buona nota aromatica, ma manca la giusta spinta, o “il gëddu”, come si direbbe in piemontese. Le annate seguenti, 2016 e 2019, grazie a un bilanciamento dell’uso del legno e il blend con il Sauvignon Blanc, permettono la fuoriuscita della nota tiolica e del carattere distintivo di questo vitigno. L’ultima annata, ancora non presente in commercio, si presenta scomposta in bocca e non ancora totalmente pronta alla beva, ma le prospettive sono ottime: sono finalmente riusciti a trovare quello stavano cercando.

«Questo vino ci è esploso in mano: ancora ricordiamo i profumi che hanno invaso la cantina alla prima vinificazione. Non ci saremmo mai aspettati un risultato tale, ma abbiamo finalmente trovato il nostro cavallo di battaglia».

Ma l’avventura dell’azienda parte proprio da Ravera, cru vocato per la produzione di Barolo.

Degustazione di Barolo, cru Ravera. Annate 2016, 2015 e 2012.

Un’area decisamente vocata (basti pensare alle molte altre cantine che producono questo cru), dove il microclima e le brezze fresche provenienti dalle Alpi permettono di ottenere un vino potente, ma elegante.

Tre le annate presentate durante la degustazione: la 2016, la 2015 e la 2012, l’anno della nascita.  L’annata più recente si presenta solare e luminosa, con un tannino lungo e setoso. La 2015, invece, è estremamente profonda e cupa, con sentori di china e sottobosco.

Ma è l’annata 2012 la vera sorpresa: un perfetto connubio tra le precedenti. Una nota solare al naso, complessità e profondità in bocca.

«Questo vino è pura espressione del territorio. Se chiudo gli occhi e penso alla mia idea di Ravera, penso proprio a questo» conclude Daniele.