Il gusto franco del cabernet franc (di Ampeleia)

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di partecipare ad una bella degustazione – organizzata da Les Caves de Pyrene, piuttosto nota agenzia di distribuzione di vini italiani e stranieri, ottimamente diretta da Christian Bucci – che aveva un unico attore principale: il cabernet franc.

È questa una varietà che ultimamente mi incuriosisce e affascina parecchio – per la verità anche il carmenère… – e quindi non potevo farmi sfuggire l’occasione.

Les Caves ha organizzato la degustazione assieme all’azienda toscana Ampeleia, di Roccatederighi – inserita nel paesaggio da sogno nelle colline metallifere, in provincia di Grosseto, a circa 600 metri di altitudine – che si è presa la briga di mettere a confronto, ovviamente in un assaggio rigorosamente alla cieca, i propri vini a base di cabernet franc con alcune altre etichette, italiane e francesi, prodotte con la stessa varietà.

Un bel gioco dai risultati sorprendenti, che vi svelerò tra poco.

Prima una piccola descrizione del cabernet franc che riprendo esattamente dalla simpatica biografia del vitigno redatta dai ragazzi di Ampeleia, evitandomi così ulteriori e non ben certi, nel risultato, sforzi di scrittura… 🙂

 

Franco non conosce le sue origini e neanche i suoi antenati. Qualcuno dice che sia nato nella Gironda, altri tra le montagne dei Pirenei. È però nella Loira che Franco ha trovato la sua prima vera dimora.

Dopo una vita da comparsa nelle grandi bottiglie di Bordeaux, qui ha finalmente potuto ricoprire il ruolo di protagonista per la prima volta, esprimendo tutto il suo potenziale e mostrando la sua pura essenza. I vignaioli e bevitori di tutto il mondo ne sono facilmente innamorati ed ora Franco si trova in molti angoli del pianeta, ma in pochi luoghi riesce davvero ad essere se stesso.

Anche se non disdegna le lunghe estati calde, Franco in realtà ama il freddo perché è in lui che si rispecchia il suo animo fresco e spensierato. Con l’età Franco diventa saggio e riflessivo. È sempre più attaccato e devoto a quel territorio che lo ha ospitato e rispettato per tutta la sua vita. Raggiunge eleganza nel corpo e equilibrio nello spirito, ma non abbandona mai la sua essenza vivace e gioiosa.

Franco è sincero, schietto ma a volte introverso. Dategli tempo di farsi conoscere davvero e diventerà il vostro più caro amico.

 

Il progetto Ampeleia nasce nel 2002 e il cabernet franc (Franco) è già presente nei vigneti aziendali, piantato dall’azienda Meleta poi rilevata dai nuovi soci – al secolo Elisabetta Foradori, Thomas Widmann e Giovanni Podini – che si avvalgono del bravissimo Marco Tait per la conduzione agricola ed enologica.

Si intuisce presto che per rivelarsi davvero deve avere una connessione più profonda con il galestro di Roccatederighi e il mondo che lo circonda: inizia il suo percorso in conversione biodinamica. Fino al 2014 il cabernet franc dà un contributo importante a far conoscere Ampeleia (il vino, l’etichetta principale della cantina che porta lo stesso nome) ma viene sempre affiancato ad altre varietà. Dal 2015 invece possiede il coraggio, la consapevolezza e l’orgoglio di andare in bottiglia da solo – addirittura con due etichette, Ampeleia (la più importante, che porta il nome dell’azienda, prodotta con le vigne della parte più alta della proprietà) e Cabernet Franc – raccontando nel modo più vero e schietto la natura e l’unicità di Roccatederighi.

La “franchezza” dell’espressione del cabernet franc di Ampeleia è così originale che non è stato difficile – dopo qualche ragionamento geografico-territoriale e qualche riflessione sugli stili interpretativi – indovinare, tra le bottiglie servite alla cieca, le due annate in degustazione: il timbro territoriale è inequivocabile.

Ampeleia 2015 si apre con un’esplosione di frutta rossa (fragoline di bosco, ribes, lamponi…), freschissima e intensa, davvero piacevole e ammaliante: ti incanteresti sopra per lunghi minuti. La bocca è di grande energia, espressiva e dinamica: il frutto segna una linea gustativa netta e progressiva, ma altre strade – altrettanto interessanti – si intersecano, con continui e numerosi rimandi; ultima, ma non ultima, una leggera nota torbata di grandissima e nobile eleganza.

Ampeleia 2016 è leggermente più caldo e alcolico, come l’annata comanda. L’espressione fruttata è più contenuta di quella del 2015, impreziosita però da tracce speziate e terrose, quasi scure, che accrescono la complessità olfattiva. Entra in bocca in surplace, quasi scivolando su una trama vellutata che potrebbe risultare banale e scontata: e invece no, ad ogni passo il vino fa percepire sempre più nettamente il suo carattere. Mentre il sorso percorre, perfettissimamente, il palato aumenta la gustosità: finissimo, agile, non si inceppa mai ed esprime una complessità ricca di tante cose. Inutile citarle tutte 🙂

A fare compagnia ad Ampeleia – o a disorientare gli assaggiatori, se la si vuol vedere in questo modo – c’erano (in ordine sparso):

Cabernet Franc 2016, Ampeleia

Prodotto, come già detto, con le uve di tutti gli altri vigneti di cabernet franc, ha la stessa immediata e franca espressività di Ampeleia, con un timbro meno evidente e una voce più sussurrata. L’assaggio riporta frutto rosso croccante e roccia salata, viva energia e grande bevibilità.

Saumur La Porte Saint Jean Les Carmiers 2016, Sylvain Dittière

Piuttosto brusco e selvatico al naso, con qualche “tipica” nota verde ad indicare che è proprio cabernet franc. La bocca conferma la durezza intuita all’olfatto. Con il tempo diventano sempre più evidenti tanto le note verdi quanto il frutto rosso fresco e integro, molto affascinante. Un fascino che ricorda alcuni cabernet franc del nord-est italico, con la differenza che in questo caso la bocca nel finale è ben distesa e dolce di frutto, mai contratta e amara (come spesso succede dalle nostre parti…).

Saumur Champigny La Marginale 2016, Thierry Germain – Domaine des Roches Neuves

Si presenta con un naso caldo ma mai eccessivo, con un frutto pieno e maturo, quasi candito, avvolgente, di cui non ti stancheresti mai. Inebriante ma senza grande personalità, piuttosto lineare. Stessa storia in bocca: fila via dritto, senza intralci, caldo e maturo senza esagerazioni, con chiusura balsamica che rinfresca il finale: scorre molto bene, ma è un po’ prevedibile, rischia di diventare un po’ anonimo.

Saumur Champigny Les Mémoires 2015, Thierry Germain – Domaine des Roches Neuves

Perfettamente maturo e croccante il frutto che si sprigiona dal bicchiere, fresco e accattivante. La bocca è succosa, agile e scattante pur mantenendo una compassata austerità, che non frena il dinamismo del sorso. Per drittezza e franchezza è sicuramente il vino che ho apprezzato di più; per complessità e capacità attrattiva no!

Paleo 2013, Le Macchiole

Ha un frutto molto maturo, caldo e avvolgente, permeato da note di cioccolato fondente: mantiene una buona freschezza grazie ad un’intensa nota balsamica finale. La bocca è leggermente troppo spessa, un po’ goffa nell’incedere per un eccessivo spessore: la grande materia estratta (forse troppa…) tende un po’ ad arrestare l’incedere fluido del sorso. Il calore del frutto vince un po’ su tutto.

 

Dopo questo bellissimo assaggio di cabernet franc mi riprometto presto di ritornare sul tema, che come detto affascina un bel po’!