Il Geoportale della cultura alimentare e le storie del vino

La cultura alimentare, un bene fondamentale da salvaguardare e promuovere, fulcro della valorizzazione del territorio.

GeCA, il Geoportale della Cultura Alimentare

È questo il Geoportale della Cultura Alimentare (GeCA), progetto nazionale* dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) che raccoglie e diffonde le testimonianze del patrimonio culturale immateriale, ovvero “le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, le abilità, così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati”.

Grazie al GeCA sono stati recuperati o realizzati ex novo, ai fini della successiva condivisione sul web, materiali multimediali di diverso tipo, funzionali a valorizzare il prodotto attraverso il racconto della sua origine e della sua evoluzione nel tempo. Sono divulgate le storie e le tradizioni delle rispettive “comunità di eredità”, vale a dire di tutti quei territori portatrici di saperi, tecniche e competenze intangibili trasmessi di generazione in generazione. Un passo fondamentale per innalzare il livello di attrattività del territorio e la sua vocazione per il turismo di qualità.

Il portale – che è stato creato nel 2015, anno in cui a EXPO Milano si parlava di “nutrire il pianeta, energia per la vita”, e ha un’interfaccia grafica del tutto simile a quella di Google – può essere liberamente alimentato. Il contributo non soltanto degli enti locali, ma anche di tutti gli individui, delle famiglie, delle aziende e delle associazioni, è anzi assolutamente gradito: si possono condividere immagini, filmati, brani sonori, o anche tradizioni e ricette, oppure ancora eventi e celebrazioni. Grazie a una mappa interattiva, le tipicità culinarie e alimentari possono essere collocate in un preciso contesto geografico, così da contribuire anche all’individuazione delle ragioni dello sviluppo e della diffusione. Prodotti e ricette tradizionali, ma anche locali storici, feste popolari e narrazioni orali sono accessibili per la libera consultazione.

Insomma, trasformare un patrimonio culturale di caleidoscopica ricchezza, ma frammentato, localizzato e poco conosciuto, in un sapere condiviso, basato su dati facilmente accessibili e comprensibili: è ciò che fa il GeCA. Se n’è parlato anche alla Slow Wine Fair 2024 a BolognaFiere, nel corso di un incontro a cui ha partecipato, tra gli altri, Angelo Boscarino, Amministratore Delegato di BIA, società di consulenza e project management nel settore culturale e creativo, partner del progetto del Geoportale sin dalle origini.

Le storie del vino

Il discorso è evidentemente interessante anche in fatto di valorizzazione e promozione del vino italiano e delle Cantine, attraverso il racconto del loro patrimonio immateriale, fatto di saperi e territori, di persone e tradizioni. È il caso, per esempio, dei video di realtà territoriali che ben conosciamo anche noi di Slow Wine: la viticoltura eroica nella cittadina piemontese di Carema oppure la coltivazione dell’aglianico nella zona vulcanica intorno a Rionero in Vulture. Ancora, sempre in Basilicata, i palmenti di Pietragalla, un complesso di grotte tufacee, per lo più ipogee, dove fino agli anni Sessanta avveniva la vinificazione dell’uva; oppure la storia delle grotte e delle alberate aversane nella terra del vino Asprinio.

Nella specifica conferenza sul tema, sempre a Bologna, è emerso il dato iniziale di una scarsa consapevolezza da parte delle aziende storiche italiane del grande patrimonio derivante dal fatto stesso di operare in un determinato contesto geografico e che ben potrebbe essere invece utilizzato strategicamente nella costruzione dello storytelling oppure nel rafforzamento del branding o delle relazioni pubbliche. Secondo uno studio pubblicato dall’Università di Macerata risalente al 2018, infatti, a fronte di 238 attività di medie e grandi dimensioni iscritte nel Registro nazionale delle imprese storiche italiane di Unioncamere sono assai poche quelle che utilizzano gli strumenti di “heritage marketing” con una visione integrata, mostrando di percepire i vantaggi del proprio vissuto storico e culturale in termini di impatto comunicativo.

Varrebbe la pena rifletterci più approfonditamente.

* finanziato dal PON (Programma Operativo Nazionale) Cultura e Sviluppo.

Questo articolo è apparso nel Numero #9 della nuova Newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto.
Se sei interessato a leggere queste notizie in anteprima, iscriviti qui alla newsletter per riceverla nella tua casella di posta ogni mese!