Il futuro è un suolo fertile

«A 23 anni avevo già 14 dipendenti, lavoravo nella ristorazione ho capito che ricevere ordini è molto più semplice che darli. Ora mi capita spesso di lavorare da solo tutto il giorno, un tempo in cui non parlo con nessuno. La vita in campagna mi piace tantissimo, quello che faccio mi piace moltissimo, sono riuscito a fare diventare un lavoro quello che per me era un sogno».

Marco Minnucci ha appena iniziato a scrivere la storia della sua Cascina San Michele a Costigliole d’Asti. Eppure Slow Wine ne ha già riconosciuto l’impronta slow, tanto che Slow Wine 2022 segnala con la Chiocciola questa giovane cantina. Siamo contenti di raccontarvi perché, conoscere meglio Marco e poter andare oltre lo spazio concesso dalla scheda della guida.

Come avrete capito dalla citazione iniziale, Marco approda a Cascina San Michele, ma arriva dal mondo della ristorazione, dal Lago Maggiore, e più precisamente da Canobbio (Vco), ultimo paesino prima del confine svizzero. «Un posto molto bello e patinato. Dove agricoltura e allevamento lasciano spazio a un paesaggio di fiori e piante domesticate all’uso turistico. Di come si lavorasse la terra, ne sapevo ben poco».

Fino a quando nel 2009 arriva alla Morra dove lavora con Roberto Voerzio, muove i primi passi nel mondo del vino e soprattutto inizia ad apprezzare la vita in campagna, a quanto pare l’ideale per lui che ama definirsi «un orso» (non m’è sembrato, crediamoci sulla fiducia).

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