Il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia per Slow Wine 2024

Potrete incontrare le cantine premiate e assaggiare i TOP WINES del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia durante la grande degustazione che si terrà a Milano sabato 7 ottobre 2023.

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Il costo dell’ingresso è di 49 euro (39 euro per i soci Slow Food e i soci Fisar) e comprende anche una copia della guida Slow Wine 2024. Dalle 14 alle 20 negli ampi spazi del Superstudio Maxi, in via Moncucco 35, troverete i banchetti di assaggio con la presenza diretta dei produttori: in definitiva ci saranno più di 800 vini da assaggiare, per la gioia di ogni palato.

 

 

IL FRIULI VENEZIA GIULIA E LA SLOVENIA
PER SLOW WINE 2024

 

I RICONOSCIMENTI ALLE CANTINE

 

 

 

LA LISTA DEI TOP WINES

 

 

INTRODUZIONE

 

Non serve scomodare una storica o uno storico di professione per ricordarci quanto Friuli Venezia Giulia e Primorska siano regioni di confine, abituate da secoli a veder cambiare direzione al vento del dominio statuale e politico che le governa. L’impero multietnico degli Asburgo prima, la Jugoslavia poi e, infine, le guerre mondiali hanno disegnato una geografia mobile e fluida per queste terre, abitate da genti diverse che, tuttavia, hanno sviluppato una cultura comune. Lo testimoniano l’uva e il vino, che dei confini se ne fregano, e viaggiano da una parte e dall’altra: banalmente è questo il motivo per cui dall’edizione 2017 in questa guida italiana recensiamo anche le aziende della Primorska, ovvero la regione che comprende Goriška Brda, Vipavska Dolina, Kras e Slovenska Istra. Più o meno le stesse varietà, la stessa agricoltura, le stesse tecniche di vinificazione. E il fermento che oggi vive tutta l’area, che osservatori e appassionati non avranno fatto fatica a percepire, pensiamo proprio che sia frutto di queste secolari contaminazioni, arrivate a migliore compimento proprio negli ultimi anni, quando il dialogo si è fatto più aperto e diffuso, diremmo capillare, e certi confini amministrativi si sono “rilassati”.

Rimaneva un solo muro da abbattere, e le visite e le degustazioni di questi mesi, che ci hanno dato prova di un comparto in salute nonostante tutto (la crisi economica, quella climatica, la siccità e gli incendi del 2022, la peronospora del 2023), ci hanno anche dimostrato che proprio quel muro sta venendo giù. Divideva i vini da uve a bacca bianca in ambrati (e quindi macerati a contatto con le bucce) e in bianchi classici (da pressatura diretta). Due schieramenti differenti, con i loro rispettivi seguaci. Ci sembra di poter dire, oggi, che pur rimanendo due mondi a parte adesso sanno parlarsi e contaminarsi vicendevolmente. La crescente consapevolezza tecnica ci sta restituendo dei macerati di sempre maggiore delicatezza estrattiva, e un numero importante di bianchi classici viene realizzato con brevissime macerazioni prefermentative. Nel contempo, molte aziende battono entrambe le strade, e anche chi rimane convintamente sulla propria magari guarda con curiosità a che cosa succede sull’altra. Insomma, non c’è un vino da uve a bacca bianca di serie A e uno di serie B: sono due interpretazioni differenti, che peraltro, questo è quanto andiamo affermando, portano ricchezza, prestigio e riconoscimento a tutto il comparto vitivinicolo della zona.

Peraltro la regione si conferma a livelli altissimi su entrambe le tipologie, e i premi che abbiamo distribuito quest’anno lo dimostrano: eccellenti ambrati, con la particolarità che su questo fronte l’area è avanguardia a livello europeo, ma anche grandi bianchi. Soprattutto, stanno emergendo con forza sempre maggiore i vini da varietà autoctone, con Friulano, Malvasia e Ribolla gialla in primissima fila. E lo stesso possiamo dire per i vini da uve a bacca nera: ad esempio il lavoro di approfondimento che abbiamo fatto su Refosco dal Peduncolo Rosso e Schioppettino ha dato riscontri sorprendenti.