Il colore dei vini rosa

Il colore è l’aspetto più evidente di un vino: lo identifica immediatamente, oltre che indicare le fasi del suo percorso evolutivo. Generalmente il colore di un vino dipende da tre fattori determinanti – la composizione e la struttura fisica del terreno; il clima e i vari aspetti microclimatici; la varietà di uva utilizzata – e dalla modalità con cui il produttore li ha interpretati e tradotti nelle sue bottiglie. Nel caso di un vino rosa interviene un quarto elemento determinante: il tempo di contatto delle bucce con il mosto, processo nel quale viene estratta una quantità più o meno elevata di sostanze coloranti.

Più precisamente l’intensità e la tonalità del colore di un vino rosa dipendono dalla quantità e dalla qualità delle sostanze coloranti, presenti nell’uva, che sono state estratte nel processo di vinificazione, che è conseguenza di diversi fattori: alcuni sono fissi e determinati – come la composizione e la struttura fisica del terreno e le varietà di uva utilizzata – altri invece sono assolutamente variabili, come l’andamento climatico stagionale, lo stato di sanità e di maturazione delle uve al momento della raccolta, e soprattutto le tecniche di vinificazione e di macerazione utilizzate per trasformare il mosto in vino (modalità di pressatura delle uve, tempo di macerazione, utilizzo o meno della tecnica del salasso, scelta dei vasi vinari, tempi e temperature del processo di fermentazione, quantità di anidride solforosa impiegata, ecc.).

Il colore del vino rosa fa letteralmente il vino stesso, contribuisce cioè in maniera significativa – più che in qualsiasi altro vino – alla definizione e alla percezione della sua identità e del suo carattere.

La diversità di colore dipende dalla provenienza geografica di un vino: pertanto siamo sempre più convinti che un vino rosa di ottima qualità e di grande apprezzamento dovrebbe avere, più coerentemente possibile, i colori dell’uva di origine. Nel panorama italiano questo vorrebbe dire, per esempio, che uve poco ricche di sostanze coloranti come la corvina e il groppello – che sono alla base dei Chiaretto della zona di Bardolino e della Valténesi – o il nebbiolo utilizzato nel nord del Piemonte, dovrebbero dare vini dalla colorazione rosa più tenue rispetto ai Cerasuolo dell’Abruzzo o ai Rosati del Salento, prodotti con due varietà – il montepulciano e il negroamaro – che hanno delle bucce con proprietà coloranti decisamente più marcate.

Si potrebbe anche concludere dicendo che in genere, e con le immancabili eccezioni date dalle caratteristiche specifiche di ogni varietà di uva utilizzata (come il caso dei rosati pugliesi a base di bombino nero, che non ha mai una maturazione completa all’interno del grappolo, con diversi acini che rimangono non pigmentati, o i rosati calabresi a base di gaglioppo, varietà non eccessivamente carica di antociani), i vini rosa dalla colorazione più tenue e più pallida provengono maggiormente dalle zone più settentrionali oppure più fredde d’Italia, mentre le regioni più a sud e più calde consegnano più spesso dei vini rosa dalla tonalità più intensa.

È vero però che negli ultimi 10-15 anni si è imposta una tendenza – prima in Francia e subito dopo in Italia – che ha visto attenuarsi sensibilmente l’intensità colorante dei vini rosa, prodotti in qualsiasi regione; tecnicamente si è passati a valori numerici dei punti di colore dimezzati rispetto al passato, anche per quei vini territoriali che già si presentavano con colorazioni piuttosto chiare.

Bisogna aggiungere, infine, che la tonalità di un vino rosa tende a cambiare con il tempo: l’azione della luce e dell’ossigeno – in poche parole i naturali processi ossidativi – esercitano una certa influenza sull’evoluzione, sia cromatica che organolettica, di ogni vino rosa che nel tempo tenderà ad assumere sfumature di colore diverse a seconda di quale era il colore di partenza. Non è facile pertanto – per qualsiasi enologo che abbia a che fare da un lato con le caratteristiche delle uve di partenza e dall’altro con le richieste e le tendenze del mercato – definire una tonalità di partenza capace di non “tradire” nel tempo la percezione della qualità di un vino.

Colorazione e tonalità di un vino rosa sono elementi di una fragilità di gran lunga superiore a quella dei vini bianchi o rossi: per produrli occorre molto mestiere, grande esperienza e una precisione cognizione enologica. La produzione di un ottimo vino rosa è in assoluto la prova più difficile per ogni vignaiolo.