Il Cesanese, uno e trino: le migliori etichette tra Affile, Piglio e Olevano Romano

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressochè unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà. Seguiteci 🙂

 

IL CESANESE

 

Il cesanese è il vitigno autoctono a bacca nera che meglio rappresenta la vitivinicoltura del Lazio. Le sue origini sono incerte, anche se si è propensi a ritenere che sia nato in tempi antichi sulle colline che circondano Roma.

È descritto in vari Bollettini Ampelografici del secolo scorso e citato dall’Acerbi (1825) che lo descrive come «…Cesanese, atto a produrre un vino generosissimo, con acini sferoidi, azzurri nerastri». Lo studioso Di Rovasenda ne affermava una sostanziosa presenza nelle campagne romane verso la fine dell’Ottocento, dove veniva chiamato – così come in epoche più recenti – con i sinonimi Bonvino Nero, Nero Ferrigno e Sanguinella.

 

Un tempo il Cesanese era apprezzato, un po’ ovunque nel Lazio ma soprattutto a Roma, come vino dolce – leggerino e più o meno frizzante, a seconda dei gusti – che veniva in genere abbinato alle crostate di frutta o ai dolci di pasta frolla con marmellata. Per fortuna di recente questa “usanza” si è progressivamente perduta e il Cesanese ha cominciato ad apparire sulle tavole dei romani, e anche fuori dai confini regionali, come un gran bel vino rosso secco, fermo e di buona struttura.

Si distinguono due biotipi principali di cesanese: quello comune, diffuso in varie località del Lazio, e quello di Affile che invece ha una presenza limitata alla provincia di Roma e, in prevalenza, al comune omonimo. Differiscono per alcuni e poco marcati tratti morfologici, mentre a livello genetico sono assolutamente simili.

Con questi due biotipi hanno origine due vini Doc e uno Docg, in zone di produzione unite tra loro che si trovano a est dell’area dei Castelli Romani, tra le province di Roma e Frosinone: i primi due sono il Cesanese di Affile e il Cesanese di Olevano Romano, mentre il Cesanese del Piglio, già riconosciuto con la Doc nel 1973, ha ottenutonel 2008 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

 

CESANESE DEL PIGLIO

Il territorio della Docg è tutto compreso in provincia di Frosinone; si estende nelle aree dei comuni di Piglio, Serrone, Acuto, Anagni e Paliano. I vigneti più importanti si trovano sulle pendici dei monti Ernici e nell’alta Valle del Sacco, ad altitudini comprese tra i 200 e gli 800 metri, su terreni in genere composti da terre rosse.

Il produttore più importante della denominazione è senza dubbio Casale della Ioria, storica azienda a conduzione familiare, che propone diverse etichette di Cesanese: spicca su tutti il Cesanese del Piglio Zero S 2016, una sperimentale vinificazione della varietà senza aggiunta di solfiti, che ha un sorso fragrante e accattivante, di grande piacevolezza. Più strutturato e di deciso carattere il Cesanese del Piglio Torre del Piano Ris. 2016, dal naso profondo e con una bocca persistente, mentre il Cesanese del Piglio Sup. Tenuta della Ioriarivela intensi sentori di frutti di bosco e palato di ottimo equilibrio. Chiude la gamma aziendale il Cesanese del Piglio Campo Novo 2016, un vino immediato, dai profumi floreali e con una bocca fresca e scorrevole.

Non da meno è Giovanni Terenzi, che dalla sua cantina di Serrone fa uscire un ottimoCesanese del Piglio Velobra 2016, che mostra un equilibrio invidiabile, che si risolve in un sorso di una facilità disarmante ma che abbina anche profondità e personalità mai banali. Molto buono anche il Cesanese del Piglio Colle Forma 2016, che dopo lunga sosta in botte grande si propone speziato e dal palato robusto di buona persistenza; si affina in botti più piccole il Cesanese del Piglio Sup. Vajoscuro Ris. 2016, vino di grande complessità, ben strutturato e armonioso.

Decisamente da non perdere anche il Cesanese del Piglio Mola da Piedi 2017di Maria Ernesta Berrucci– dai profumi intensi e balsamici, di marasca e liquirizia, con bocca sfaccettata e complessa, con tannini serrati e finale interminabile – e il Cesanese del Piglio Sup. L’Onda 2016della stessa cantina, serioso e opulento, con note di terra bagnata, scorza d’arancia e spezie, con sorso polposo e caldo. Di stesso livello le tre etichette di Cesanese della cantina Pileum: speziato, minerale e perfettamente equilibrato il Cesanese del Piglio Sup. Massitium 2016, vinificato in vasche di cemento; di stoffa austera e caratterizzato da note di frutta rossa e sottobosco il Cesanese del Piglio Sup. Bolla di Urbano Ris 2016(affinato in legno grande e barrique), mentre il Cesanese del Piglio Pilarocca Ris. 2016, che matura solo in botti grandi, è caratterizzato da una piacevole complessità, che poggia su sentori balsamici e speziati. Last but not least le due versioni di Cesanese di Coletti Conti: nel Cesanese del Piglio Sup. Hernicus 2016possiamo cogliere un variegato ventaglio di aromi, con frutti rossi e ginepro in evidenza, ma anche note balsamiche e speziate ravvivate da altri frutti rossi; la bocca è dotata di bella trama tannica ed eleganza, con lungo finale. Maggiore potenza estrattiva nel Cesanese del Piglio Sup. Romanico 2016, di veste granata, con toni decisamente più complessi.

CESANESE DI OLEVANO ROMANO

Olevano Romano è il comune che da il nome alla Doc, che si estende anche nel territorio del comune di Genazzano, entrambi in provincia di Roma. Si tratta di una zona collinare ai piedi dei Monti Simbruini che si estende fino alla Valle del Sacco; i suoli prevalenti sono di carattere composito, con buona presenza di vulcaniti e marne argillose e calcaree. In questo territorio sono due i produttori di riferimento: Damiano Ciolli e Marco Antonelli.

il primo, Damiano Ciolli – proprietario dell’azienda con la Chiocciola in Slow Wine – sfoggia due etichette di grandissimo valore: quest’anno abbiamo privilegiato il Cesanese di Olevano Romano Cirsium Ris. 2014, un perfetto Vino Slow che ci ha impressionato per la sua leggerezza unita a una profondità di beva che semplicemente non ha pari nella regione; già dal colore dimostra la sua rilassatezza, e poi in bocca è tutto un danzare sulla lingua con richiami sapidi, acidi e tannici, senza dimenticare una polpa importante che rende tutto incredibilmente armonico. Il Cesanese di Olevano Romano Sup. Silene 2016 è un altro vino di grande stoffa, elegante e succoso, che si muove su note di piccoli frutti rossi e spezie; bella la progressione in bocca, con tannini gentili e finale di ottima persistenza.

Il secondo top player, Marco Antonelli, invece propone ben tre versioni di Cesanese, tra le quali privilegiamo l’imperdibile (per il rapporto tra la qualità e il prezzo) Cesanese di Olevano Romano Il Fresco 2016, che ha profumi di fragranti frutti di bosco e palato con sensazioni gradevolmente acidule, chiuse da un tannino sussurrato: davvero un ottimo esempio di bere bene quotidiano. Seguono il Cesanese di Olevano Romano Sup. Tyto 2015 – che offre un naso di piccoli frutti rossi e di chiodo di garofano, con beva asciutta, lievemente sapida e di grande personalità – eil Cesanese di Olevano Romano Kósmos Ris. 2015, fratello maggiore del Tyto, che si presenta appena chiuso (note silvestri e di resine) ma già ambizioso, con bocca di notevole morbidezza: un vino da far riposare in cantina.

Buoni anche i Cesanese di Riccardi Reale: generoso e succoso l’Olevano Romano Colle Pazzo 2016, figlio delle terre rosse e bianche: affinato in cemento, rivela il carattere più sbarazzino del Cesanese. L’Olevano Romano Neccio 2016 nasce invece su terreni vulcanici: balsamico e ferroso, è dinamico, luminoso, dal tannino elegante e di bella sapidità. Chiude la serie l’Olevano Romano Càlitro 2016, proveniente da terre bianche arenarie, introverso e segnato da timbri vegetali di erbe amare e radici, con un palato segnato da tannini importanti. Nella batteria dei Cesanese della azienda agricola a conduzione famigliare Proietti emerge alla grande il Cesanese di Olevano Romano Sup. 2016, proveniente da vigne vecchie, per via del naso complesso e speziato e del sorso corposo e persistente, con tannini ancora leggermente ruvidi. Gradevole il Cesanese di Olevano Romano 2016, con profilo olfattivo profondo e fresco, e bocca a richiamare l’aroma di marasca. Chiude la serie dei produttori di Olevano Romano Alberto Giacobbe, con il suo Cesanese di Olevano Romano Sup. Giacobbe 2016 – che all’occhio risulta un po’ scarico, in bocca invece si dimostra di notevole scorrevolezza ed equilibrato, di buon carattere – e con il Cesanese di Olevano Romano Sup. Lepanto Ris. 2015, di discreta complessità, che possiede una struttura invidiabile e una trama tannica ben integrata.

 

CESANESE DI AFFILE

La Doc Cesanese di Affile limita il proprio territorio al comune di Affile, in provincia di Roma, e in parte di quello di Serrone, in provincia di Frosinone. La viticoltura per questa zona è sempre stata di vitale importanza, come già testimoniato nel 1700 dagli Statuti comunali di Affile.I vigneti trovano locazione sulle pendici dei monti Affilani, dove il suolo è composto prevalentemente da terre rosse, che si riconoscono dal colore, dovuto alla grande presenza di ossido di ferro.

In pratica c’è una sola azienda a tenere alto il nome della denominazione: si tratta di Raimondo, con due versioni ben diversificate tra loro: il Cesanese di Affile Nemora 2016riflette la sua anima silvestre, ma si fa apprezzare per la sua esuberanza alcolica moderata dalle fresche note di frutti di bosco; il Cesanese di Affile Nemora 2016 è il vino nobile della casa, con interessanti capacità di invecchiamento: al naso emerge un carattere scuro, alleggerito dalle sferzate balsamiche e agrumate di chinotto, mentre in bocca si fa apprezzare per la consistenza e per l’eleganza del tannino.

 

Segnaliamo infine, fuori dalle zone a Denominazione, altre etichette di Cesanese da non perdere: si tratta del Maggiore 2014di L’Olivella, dalla struttura importante e ben espressa; del La Faiola Rosso 2015di Le Rose, al suo esordio in commercio, che cerca la via della delicatezza con una trama fruttata e avvolgente, e del Cesanese 2016di Casa Divina Provvidenza, complesso, tannico e di giovanile esuberanza, seppure già abbastanza equilibrato.