I vigneti di Asprinio, vero patrimonio storico. Le migliori etichette in commercio.

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

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ASPRINIO

 

Il nome di questo vitigno campano – iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970 – è legato alla sensazione gustativa data dal vino con esso prodotto. Molto spesso in passato si faceva riferimento al vino “Asprino” senza mai specificarne però il vitigno; «… il migliore proveniva da Aversa presso Napoli. Di Asprinii ve n’eran di bianchi e di rossi. Come dice il nome, eran molto crudi e dissetanti d’estate, e così li usava talvolta Sua Santità»: così ne parla Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III Farnese, a metà del Cinquecento.

I primi riferimenti all’Uva Asprina o all’Asprinia o ancora all’Asprigna arrivano nel XIX secolo.

Sulla sua provenienza si sono fatte strada tre ipotesi: l’ultima in ordine di tempo, che voleva l’Asprinio appartenente alla famiglia dei Pinot e importato durante la dominazione francese di inizio Ottocento per la produzione di vini spumanti – sarebbe stato Roberto d’Angiò (1277- 1343) a chiedere al cantiniere della Casa Reale Louis Pierrefeu di scegliere un luogo nella campagna napoletana per piantare un vigneto per produrre uno spumante per la Corte Angioina, senza dover far arrivare lo Champagne dalla Francia – è stata rapidamente scartata.

Un’altra lo farebbe derivare dalla domesticazione da parte degli Etruschi di viti selvatiche presenti in zona. La terza, infine, basandosi sulla confusione a lungo alimentata dagli scritti degli ampelografi campani o sulle più recenti analisi molecolari, ridurrebbe l’Asprinio a semplice biotipo del Greco.

Il territorio privilegiato dell’Asprinio è la pianura a nord di Napoli, in provincia di Caserta, dove insiste l’area dei 22 comuni compresi dalla Doc Asprinio d’Aversa. Secondo Violante e Bordignon, l’Asprinio sarebbe stato largamente diffuso anche in Puglia, all’inizio del XX secolo, sotto il nome Olivese o Ragusano.

Spesso la pianta è abbinata a tutori vivi (olmi o pioppi) e forma una vera e propria barriera vegetale in grado di superare i 20 metri di altezza. Questo sistema di coltivazione, chiamato alberata, ha caratterizzato il paesaggio della zona tra Napoli e Caserta per centinaia di anni.

Qui enormi piante secolari si estendono in altezza da un albero di pioppo all’altro, ricoprendo con un muro di rami e foglie la distanza che separa gli alberi a cui sono maritate, attraverso le corde che li legano tra loro.

Queste alberate in genere seguono la centuriazione romana, il sistema con cui gli antichi Romani organizzavano il territorio agricolo: questa soluzione permetteva di non occupare il suolo, ma di sviluppare la coltivazione in altezza e lasciare il terreno libero per altre colture.

Questi singolari filari di vigna, che si sviluppano così tanto in altezza, hanno dato origine ad una cultura vitivinicola particolare, legata proprio alla tipologia di allevamento: la potatura delle alberate segue regole proprie, capaci di mantenere questo tipo di architettura della vigna, e la vendemmia si fa esclusivamente con lo scalillo, una scala a pioli lunga, stretta e leggerissima che permette di essere trasportata da un solo uomo.

I grappoli sono piccoli, di forma conico-piramidale, di media compattezza e muniti di un’ala. Gli acini sono piccoli, rotondi, di colore giallo-verde grigiastro, ricchi di pruina. La maturazione avviene tra la fine di settembre e la prima decade di ottobre.

Di seguito un breve elenco di alcune aziende che producono etichette molto interessanti di Asprinio – vinificate con Metodo Classico, Metodo Charmat o per produrre vini fermi – tutte recensite in Slow Wine 2019 e 2020.

 

TENUTA FONTANA, Pietrelcina (BN)

I fratelli Mariapina e Antonio rappresentano la quinta generazione della famiglia Fontana dedita alla viticoltura, con origini risalenti alla fine dell’Ottocento. Intorno al 1910 il loro trisavolo acquistò a Carinaro, nel Casertano, un podere con vigne di asprinio ad alberata. La tenuta di Pietrelcina, invece, è stata acquistata soltanto di recente.

Prodotto interamente con uve Asprinio lavorate con Metodo Charmat, il Brut Olmo (7.000 bt; 14 €), risulta molto gradevole e pimpante: il perlage è fine e la bocca ha una discreta cremosità, ma il pezzo forte è l’acidità vibrante, ce disseta e induce alla beva.

 

SALVATORE MARTUSCIELLO, Quarto (NA)

«Siamo testimoni di una storia e detentori di una promessa a continuare»: così Gilda Guida e Salvatore Martusciello, 30 anni di esperienza famigliare alle spalle, hanno scommesso su loro stessi, sul territorio e sulle denominazioni che lo zio Gennaro, scomparso nel 2012, aveva contribuito a creare e a valorizzare. Ammirando le viti antiche maritate ai pioppi, i ricami e le altissime scale per la raccolta, si può comprendere il loro difficile lavoro di custodi della tradizione più faticosa e vera.

Il Metodo Classico Asprinio d’Aversa Brut Trentapioli 2018 (13.000 bt; 13 €), da vigneti ad alberata, è elegante, ha un ottimo equilibrio acido-sapido, e profuma di fiori bianchi e agrumi. L’Asprinio d’Aversa Civico 44 2017 (10.000 bt; 15 €) è vinificato e affinato solo in acciaio, ed esprime bene la varietà in tutte le sue potenzialità: ci sono frutto agrumato al naso e tanta freschezza al palato. L’Asprinio d’Aversa Alberata 2017 (2.500 bt; 15 €) invece viene lavorato in anfora: un esperimento sinora unico per questo vitigno, con risultati più che soddisfacenti che parlano di freschezza, buon corpo ed equilibrio.

 

MASSERIA CAMPITO, Gricignano d’Aversa (CE)

Il nome Masseria Campito viene dall’antico podere posseduto dalla famiglia Di Martino fin dall’Ottocento, in seguito curato e valorizzato da Paolo e Lorenzo Di Martino, che hanno trasferito alle reciproche figlie il legame con il territorio. La famiglia possiede 6 ettari di vigneto a conduzione biologica, che insistono su un suolo vulcanico, quasi interamente dedicati all’Asprinio.

Il Metodo Classico Asprinio di Aversa Priezza 2016 (3.000 bt; 17 €) è un Asprinio in purezza che riposa 42 mesi sui lieviti: all’olfatto è avvolgente, al palato è croccante e versatile, grazie al carattere intrigante trasmesso dal vitigno. L’Asprinio di Aversa Drengot 2016 (11.000 bt; 15 €) è un Metodo Charmat dal bouquet semplice e dal sorso fresco e dissetante. L’Asprinio di Aversa Atellanum 2017 (6.000 bt; 11 €) rimane tre mesi sui lieviti dopo la pressatura soffice e la fermentazione a temperatura controllata; tipico nei sottili sentori di lime, mela verde, erbette di campo, in bocca è verticale e agile e dotato di buon equilibrio:

 

NANNI COPÉ, Vitulazio (CE)

Il Polveri della Scarrupata (Fiano 85%, Asprinio 12%, Pallagrello Bianco 3%) é un vino bianco con un’anima rossista, che mantiene tutta l’eleganza e la bevibilità che hanno sempre caratterizzato i vini di Giovanni Ascione, a cui non mancano certo talento e lucida genialità. Il vino interpreta la forza del Fiano in maniera nuova, attraverso tutta la profondità minerale apportata dalle vecchie piante di Asprinio.