Gita ad Areni

tempo in bottigliaOgni appassionato di vino dovrebbe andare a in gita ad Areni, nel Caucaso, almeno una volta nella vita. Qui è stata rinvenuta la cantina più vecchia del mondo, risalente a 6.000 anni fa. Si tratta di una grotta dove gli archeologi hanno scoperto tracce di Vitis Vinifera e strumenti, davvero ben realizzati, per pressare le uve.

 

Ho appena riportato quanto appreso da un libro molto interessante: Il tempo in una bottiglia, storia naturale del vino, edito da Codice Edizioni. Il libro è scritto a quattro mani da due studiosi americani: Ian Tattersall, paleontologo, e Rob DeSalle, biologo (molecolare, mi dicono dalla regia). Un volume appassionante (ancora non terminato) che incrocia la materia enologica con la neuroscienza, la chimica, l’antropologia e la storia.

 

Il nome di Areni compare nelle pagine introduttive. Probabilmente stavo già dimenticando questo luogo fondamentale per la viticoltura quando, sabato scorso, durante la presentazione di Slow Wine 2015 in Umbria, la località armena è stata di nuovo citata. Coincidenza fortunata.

 

Colacicchi A farlo è stato il professor Roberto Colacicchi, geologo e insegnante per circa 46 anni all’Università di   Perugia. Colacicchi era stato chiamato a introdurre un laboratorio sulla geologia del vino. Argomento attuale per il mondo del vino, affrontato da più parti. Il professore è autore di una bella trilogia legata alla geologia del vino.

Lo studio è stato pubblicato dalla BE-MA editrice. L’ultimo libro edito nel 2006 si occupa dell’Italia Centrale

 Colacicchi ha parlato di Areni e di come grazie alla sua particolare posizione geografica sia stata possibile  la diffusione globale della vite e della viticoltura. Infatti, dopo le quattro glaciazioni del Quaternario, ogni specie vegetale venne cancellata. Le piante riuscirono a sopravvivere solo in particolari luoghi.

Il Rifugio Pontico, come lo definisce Colacicchi, vale a dire l’area sudcaucasica e oriente del Mar Nero, fu il bacino dove le tracce della vite sopravvissero al gelo. Le inondazione che caratterizzarono la zona 7.500 anni fa ( Noè vi dice qualcosa?) costrinsero le popolazioni a fuggire e trovare sistemazioni altrove.

 

L’esodo e la ricerca di altre stanzialità portarono la diffusione della vite in molti luoghi fino a stratificarne la cultura in tutto il bacino del Mediterraneo. Se allarghiamo lo sguardo all’immensità della Storia il nostro radicato concetto di autoctono comincia a vacillare.

 

Così la prossima volta che davanti a un’agenzia di viaggio vedrete gli annunci di autobus che partono in pellegrinaggio per Città del Vaticano, Lourdes o San Giovanni Rotondo, magari più sotto vi sarà un torpedone diretto ad Areni. Accorrete numerosi, cari devoti.