Giovanni Rosso tra Piemonte e Sicilia

Sarà stata una scelta obbligata, un’esigenza necessaria dettata dall’osservanza delle nuove norme anti-contagio, ma le degustazioni sotto il portico delle Tavole Accademiche a Pollenzo hanno davvero un grande fascino! Dopo tutti i chilometri non percorsi in questi mesi si parte subito con una staffetta di 1.400 km (e ritorno), tra Serralunga d’Alba e Castiglione di Sicilia attraverso i vini di Giovanni Rosso.

A raccontarci questa storica realtà di Langa, che da qualche hanno ha messo radici anche in Sicilia, è il responsabile vendite Italia Alessio Canepa, in dialogo a La Banca del Vino con Giancarlo Gariglio.

La storia della cantina nasce dal matrimonio di Giovanni Rosso ed Ester Canale, due famiglie che da oltre un secolo hanno vigneti e producono uva, per la vendita. È il figlio Davide, classe 1973, che dopo il diploma all’Enologica di Alba e le esperienze all’estero, decide una trentina di anni fa di vinificare e imbottigliare. Il suo carattere vulcanico, esuberante e proattivo, lo porta a essere uno dei nomi più celebri della nuova generazione di Langa.

Le radici sono salde nel comune di Serralunga, il più orientale della denominazione del Barolo, una dorsale riparata dalle intemperie (serra) che corre da nord a sud (lunga). L’azienda nasce in frazione Baudana e la cantina è stata spostata da pochi anni in una nuova e super-attrezzata location a Ornato, nella parte sud della Doc.

Lo stile di produzione è tradizionalista, con la pulizia del modernismo. «Per spiegarmi meglio – dice Alessio – lo stile è neoclassico: si lavora in maniera tradizionale ma verso la modernità dei profumi, con caratterizzazione specialmente del corredo olfattivo».

 

I vini

 

Con il primo assaggio viene introdotto l’Etna, un progetto partito nel 2016: un territorio il cui fermento e vivacità hanno affascinato Davide tanto da indurlo ad acquistare dei terreni alle pendici della “Muntagna“.

Etna Bianco 2018 

Siamo in contrada Montedolce nel comune di Castiglione di Sicilia, zona nord della denominazione Etna, tra le due famose contrade Passopiasciaro e Solicchiata. Gli ettari sono 12 in totale, di cui circa 6 vitati in un unico corpo, a 750 metri di altitudine. Le vigne, di 50 anni, godono di una esposizione nord-nordest con vista su Taormina.

«Nell’ettaro a bacca bianca ci siamo accorti presto che, seppure i documenti dichiarassero 100% carricante, la percentuale di altri vitigni autoctoni era davvero consistente. Minnella, catarratto, inzolia, solo per citarne alcuni». Si percepisce al naso un’aromaticità così particolare da renderlo un Etna Bianco atipico. Interpretazione interessante, dalla spiccata acidità, senza perdere in corpo..

 

Langhe Nebbiolo 2018

Le uve arrivano da Roddino, la prima acquisizione dell’azienda fuori dal comune di Serralunga, dove le vigne a 510 metri di quota sono esposte a est, il così detto sorì del mattino.

Si tratta di un’anteprima non ancora in commercio. Grande annata, in cui la complessità cede il passo a freschezza e beva allungata: scarica dal punto di vista strutturale ma molto marcata da quello dei profumi; tannini levigati e dimensione aromatica complessa.

«La 2018 è stata molto divertente, non sapevamo davvero cosa aspettarci! Un vino come quelli che si facevano “prima dei grandi caldi”: una vendemmia che nel secolo scorso sarebbe stata normale dal punto di vista climatico e che oggi è invece atipicamente fresca».

 

Etna Rosso 2016

Torniamo in terra trinacria, proprio nel versante etneo più vocato per i rossi. Dei 5 ettari a bacca nera il 90% è allevato a nerello mascalese con qualche saldo di cappuccio, merlot, granaccia e… barbera!

Un vitigno complicato in un territorio complicato. Siamo su sabbia nera, lavica drenante, una terra viva, giovanissima, in evoluzione perenne. Come il nebbiolo, anche il nerello ha sviluppo verticale, verso lunghezza, eleganza, mineralità (che in questa terra non è un mero “sofisma da sommelier”), ma con una dolcezza che non appartiene al nebbiolo, con un frutto rotondo e suadente.

@giovannirosso.com

 

Barolo del Comune di Serralunga 2014

Annata che a Serralunga ha retto il colpo meglio che altrove, in linea con lo stile sottile e scarico che oggi tutti cercano. Una vendemmia che insegna a non generalizzare mai su una vendemmia, perché anche all’interno di un piccolissimo comune le differenze sono state notevoli.

Questo arriva da 8 menzioni geografiche differenti che vengono vendemmiate e fermentate a coppie in 4 vasche distinte; blend dopo la fermentazione e affinamento in rovere da 50 ettolitri.

Nel 2014, come spesso accade nelle annate fresche, i cru sono molto riconoscibili e spiccano ancora di più le differenze. «Siamo grandi fan dei barolo “di comune” e negli anni siamo convinti che sempre più indicheranno le potenzialità di ogni zona». Anche questo è molto “serralunghiano”, per tannino, lunghezza, profondità. Il timbro varietale è riconoscibile nella firma olfattiva della Giovanni Rosso, con profumi marcati anche in un’annata così fresca.

 

Barolo Cerretta 2015
@giovannirosso.com

L’anfiteatro di filari da cui arrivano le uve per questo cru guarda a est, verso Diano. Nel 2015 si è cercato di “contenere il sole”, e per fortuna il caldo torrido si è concentrato a luglio e non nei mesi successivi. Meglio attendere ancora qualche anno affinché si ersprima al meglio.

Cerretta è un cru rigido, dal tannino importante e la ricca nota speziata. Possente e pieno in bocca. Un vino completamente diverso dal “fratello” prodotto da Davide, il Barolo Serra 2015 che arriva da stessa dorsale, altitudine, esposizione, lavorazione, ma che per le caratteristiche del terreno è un vino totalmente differente.