I fitofagi della vite, piccoli animali che possono creare grandi problemi

I fitofagi della vite: biologia, danni prodotti, interventi agronomici atti a limitarne le infestazioni.

Byctiscus betulae –Sigaraio della vite

I fitofagi sono organismi che si nutrono di organi della vite. Sono, quindi, agenti di danno, che si configura essenzialmente come una riduzione quali-quantitativa della produzione.

Da questo punto di vista, svolgono un ruolo centrale gli artropodi, un phylum[1] di invertebrati che ha colonizzato dai tempi più remoti il nostro pianeta. Fino ad oggi sono state classificate oltre un milione di specie appartenenti a questo macrogruppo (circa i 5/6 delle specie censite sul pianeta), a dimostrazione del fatto che sono adattati a qualsiasi ambiente, compresi i più inospitali.

Gli artropodi vengono suddivisi in 4 grandi gruppi o subphyla:

  • Chelicerati, rappresentati soprattutto dagli aracnidi (ragni, acari e scorpioni);
  • Miriapodi, millepiedi e altri organismi con un gran numero di appendici motorie (zampe);
  • Crostacei, aragoste, granchi, gamberi e altri organismi acquatici;
  • Esapodi, il sottogruppo più numeroso e importante, che include gli insetti.

Da un punto di vista agrario, i gruppi che meritano maggiori attenzioni sono senza alcun dubbio insetti e acari.

Difesa dai fitofagi

In ambienti mediterranei, con climi caldi e asciutti, gli artropodi raramente determinano attacchi che superano la soglia economica di danno: ciò rende la difesa, in condizioni normali, non eccessivamente problematica e, spesso, addirittura superflua. Per citare Gennaro Viggiani[2], maestro riconosciuto della lotta biologica in Italia: «relativamente alla viticoltura, in ambiente mediterraneo, in annate normali, il problema dei fitofagi non esiste o è molto limitato. Le condizioni ambientali sono tali da far sì che il controllo biologico del vigneto sia da considerarsi la situazione ordinaria; al contrario, la lotta chimica diviene la modalità eccezionale».

Al Nord Italia, invece, specie nelle aree vallive soggette a ristagni di umidità, la situazione è completamente diversa e l’attenzione deve essere ben maggiore.

Tignole dell’uva

Lobesia botrana – Adulto

Sono due piccoli lepidotteri (farfalline) che presentano differenze nei cicli biologici e negli ambienti di diffusione, ma che arrecano danni molto simili: l’adulto depone l’uovo nel frutticino, la larva cresce nutrendosi della polpa dell’acino e, raggiunta la maturità, fuoriesce forando l’epidermide.

Tignoletta (Lobesia botrana)

Tra gli insetti più pericolosi per la vite, è diffusa per lo più negli ambienti meridionali. L’adulto è molto piccolo (10-12 mm di apertura alare); la larva raggiunge i 9-10 mm di lunghezza.

Il danno è prodotto dalle larve. La prima generazione è antofaga: attacca i grappolini fiorali senza produrre danni irreparabili. Molto più pericolose sono le due generazioni successive che si comportano da carpofaghe: si nutrono degli acini svuotandoli dall’interno e determinando l’insorgere di marciumi.

Lobesia botrana – Larva su acino

Nelle regioni settentrionali produce, in genere, solo due generazioni, ma al sud, nella maggior parte dei casi, ne completa una terza che risulta la più dannosa. Si sviluppa a fine estate, con gli acini che stanno completando la maturazione. In queste condizioni, i fori di uscita (di sfarfallamento) predispongono alla penetrazione della botrite, creando un danno secondario.

Il ciclo della tignoletta è favorito da un’umidità relativa elevata. Al contrario, l’ambiente secco ostacola lo sviluppo degli stadi giovanili e incrementa la mortalità delle uova. Ne consegue che tutte le pratiche atte a favorire la circolazione dell’aria e a impedire il ristagno di umidità (potatura secca, potatura verde, sfogliature, sfemminellature[3], diradamento dei grappoli), riducono il potenziale biotico[4] del lepidottero.

Il controllo basato sulle tecniche di lotta guidata e integrata si fonda sul monitoraggio della popolazione del fitofago e/o sul rilevamento a campione del danno alla coltura.

Tignola (Eupoecilia [Clysia] ambiguella)

Eupoecilia [Clysia] ambiguella – Adulto
La Clysia è la tignola più grande: l’adulto ha dimensioni di 10-15 mm di apertura alare, la larva raggiunge i 10-12 mm. È diffusa nelle regioni dell’Italia settentrionale dove svolge due generazioni all’anno; la prima si compie in primavera, mentre la seconda coincide con la terza generazione di Lobesia botrana.

Il danno è del tutto simile a quello provocato dalla tignoletta. Però, avendo svolto solo due generazioni, il potenziale biotico della seconda, quella che attacca l’acino a maturità, è più basso di quello della Lobesia e quindi virtualmente meno dannosa.

Lo sviluppo della Clysia è ostacolato dalle alte temperature estive specie se associate a umidità relativa bassa; in queste condizioni la mortalità delle uova aumenta sensibilmente. Il controllo è basato sui medesimi principi indicati per la tignoletta.

Cicadella della flavescenza dorata (Scaphoideus titanus)

Scaphoideus titanus

È una cicalina (Rincote Omottero, fam. Cicadellidi) originaria dell’America settentrionale e presente in Italia dal 1964, soprattutto nelle regioni del Nord. Vive esclusivamente sulla vite, ma il danno diretto per sottrazione di linfa è da considerarsi trascurabile. La sua pericolosità è legata al fatto di essere il vettore e quindi l’agente della diffusione del fitoplasma della flavescenza dorata. L’insetto infigge lo stiletto nel floema di una vite infetta, entrando in contatto col patogeno; il fitoplasma si insedia nelle ghiandole salivari della cicalina, che per tutta la durata del suo ciclo vitale è in grado di trasmettere la fitopatia.

Per l’efficace controllo dello scafoideo vanno adottare misure preventive atte a impedirne la diffusione; su viti dove sono stati notati i segni della presenza della cicalina, vanno eliminati tempestivamente i residui di potatura sui quali possono essere presenti uova svernanti. Sarebbe inoltre utile procedere all’estirpazione dei vigneti abbandonati che potrebbero costituire focolai di infezione.

Per la lotta guidata, il monitoraggio del cicadellide si effettua con controlli visivi sulla vegetazione per l’individuazione degli stadi giovanili in maggio-giugno. Per rilevare la presenza degli adulti nel periodo luglio-agosto si possono utilizzare le trappole cromotropiche[5].

Cicalina verde (Empoasca vitis)

Empoasca vitis

Cicadellide polifago ma dannoso soprattutto sulla vite.

Sintomi da Empoasca vitis

Gli stadi giovanili si insediano sulla pagina inferiore delle foglie di cui pungono le nervature fino a determinare l’arresto del flusso della linfa elaborata. Sulle foglie attaccate si notano alterazioni cromatiche del lembo fogliare che, a partire dai margini, seguono l’andamento delle nervature.

Svolge 2-3 generazioni l’anno. Gli individui più dannosi sono quelli di seconda generazione che compaiono in piena estate, in periodi di stress idrico per la pianta. Attacca prevalentemente le zone più interne della vigna, maggiormente ombreggiate e soggette a ristagni di umidità. Anche in questo caso sono utili le pratiche atte a favorire la ventilazione interna (potatura secca, potatura verde, sfogliature, sfemminellature, diradamento dei grappoli).

Metcalfa (Metcalfa pruinosa)

Metcalfa pruinosa – Adulto con depositi cerosi

Cicalina (Rincote Omottero, fam. Flatidae) originaria anch’essa dell’America settentrionale. Segnalata in Italia nel 1979, è oggi diffusa in tutte le regioni.

Gli adulti hanno lunghezza di 7-8 mm, sono di colore bianco-grigiastro, con ali tenute a tetto sopra l’addome. Gli stadi giovanili, quando si insediano sulla pianta ospite, si ricoprono di una caratteristica cera emessa da due ghiandole poste all’estremità dell’addome.

È responsabile di danni per sottrazione di linfa ma soprattutto per l’abbondante produzione di melata[6] che favorisce lo sviluppo di fumaggini[7].

Provoca allarme tra i viticoltori, ma solo in casi sporadici provoca danni diretti dovuti a sottrazione di linfa e deformazione dei frutti. Inoltre il fitofago ha svariati nemici naturali ed è predato da uccelli insettivori.

Nottue (Agrotis exclamationis, A. ipsilon, A. segetum)

Agrotis exclamationis – Adulto

Sono lepidotteri appartenenti alla famiglia dei Nottuidi che hanno abitudini tipicamente notturne (falene). Si identificano per le ali di color nocciola con macchie più scure di forma diversa a seconda delle specie. Sono estremamente polifaghe. Il danno è prodotto dalle larve, i cosiddetti bruchi. Lunghi 40-45 mm, compaiono di notte erodendo prima il margine delle foglie, poi l’intera lamina fino alle nervature principali; successivamente si lasciano cadere nel terreno e attaccano la zona del colletto e gli organi carnosi delle radici.

Sono ampiamente polifaghe ma gli attacchi raramente provocano danni gravi. È utile un attento monitoraggio per consentire l’intervento quando risulta colpito almeno il 10% dei germogli.

Cocciniglia farinosa della Vite (Planococcus ficus)

Planococcus ficus – Femmine adulte

Le cocciniglie sono un grande raggruppamento di insetti fitomizi[8] tra i più dannosi. Appartengono all’ordine dei Rincoti Omotteri. Planococcus ficus, in particolare, è presente soprattutto nel Sud Italia su vite e fico. Attacca germogli e grappoli producendo abbondante melata su cui si sviluppano le fumaggini.

Il danno maggiore è dovuto alla riduzione dell’attività fotosintetica delle foglie; sui grappoli la presenza sia di cocciniglie che di fumaggini può ostacolare la maturazione.

I più colpiti sono i vigneti trascurati, con eccessivo rigoglio vegetativo, situati nei fondovalle, in ambienti soggetti a ristagni di umidità.

Anche in questo caso sono utili le pratiche atte a ripristinare le condizioni ottimali di vegetazione (potature) e volte a evitare il ristagno di umidità (sistemazioni e lavorazioni del suolo).

Ragnetto giallo della vite (Eotetranychus carpini)

Eotetranychus carpini

Gli acari sono una sottoclasse di aracnidi caratterizzati da grande variabilità morfologica, adattati ad ambienti diversi e con attitudini diverse.

Molte specie sono fitofaghe; possono attaccare svariati tipi di colture (fruttiferi, ortive, ornamentali). I più comuni sono noti col nome di ragnetti.

Danni da ragnetto giallo

Le pianta attaccata presenta aree necrotizzate, deformazioni fogliari, accrescimento stentato dei germogli, fino alla defogliazione e alla compromissione del contenuto zuccherino dell’uva.

Gli attacchi più dannosi si verificano in primavera, con temperature di 23-25°C e umidità relativa minima del 60-70%. Temperature superiori ai 30°C e umidità relativa bassa ostacolano lo sviluppo dell’acaro. L’eccesso di concimazioni azotate costituisce un fattore predisponente.

Bibliografia

  • Ermenegildo Tremblay, Entomologia applicata, Liguori Editore (Napoli, 1982)
  • Aldo Pollini, Manuale di entomologia applicata, Edagricole (Bologna, 2006)
  • Gennaro Viggiani, Lotta biologica e integrata nella difesa fitosanitaria, Liguori Editore (Napoli, 1994)
  • Mario Ferrari, Elena Marcon, Andrea Menta, Fitopatologia, entomologia agraria e biologia applicata, Edagricole (Bologna, 1998)
  • Ermenegildo Tremblay, Raffaele Sacchi, Insettiade – Liguori Editore (Napoli, 1988)
  • Giorgio Celli, Stefano Maini, Giorgio Nicoli, La fabbrica degli insetti. Più insetti e meno pesticidi per una nuova agricoltura, Franco Muzzio Editore (Padova, 1991)
  • Domenico Rizzo, Massimo Ricciolini (a cura di), Avversità della vite e strategie di difesa integrata in Toscana, ARSIA Regione Toscana (2007)
  • Ruggero Mazzilli, Piero Braccini (a cura di), Manuale di viticoltura biologica, ARSIA Regione Toscana (2010)

Note a piè di pagina
[1] un gruppo tassonomico gerarchicamente inferiore al regno. Gli organismi appartenenti allo stesso phylum presentano un piano anatomico-strutturale comune.
[2] Gennaro Viggiani, nato a Rivello (PZ) nel 1937, è stato titolare della prima cattedra italiana di Lotta Biologica e Integrata istituita presso un ateneo italiano (Università di Napoli Federico II, 1978).
[3] Sfemminellatura: eliminazione dei rami anticipati (le femminelle) che si sviluppano dalle gemme pronte, quelle che si schiudono nello stesso anno in cui si sono formate.
[4] Potenziale d’inoculo: numero degli individui del fitofago presenti nell’ambiente e potenzialmente in grado di produrre l’infestazione.
[5] Le trappole cromotropiche sono costituite da pannelli di un colore, solitamente il giallo, che svolge funzione attrattiva nei confronti degli insetti. Sui pannelli viene applicato uno speciale collante in grado di catturare gli insetti adulti e consentirne la conta.
[6] La melata è una secrezione zuccherina prodotta da insetti succhiatori di linfa (Rincoti Omotteri), che espellono la quantità sovrabbondante di linfa elaborata in forma più concentrata.
[7] La fumaggine si presenta come un come un feltro di colore nerastro costituito dal micelio di funghi saprofiti diversi che si sviluppano a carico della melata. Essendo saprofiti non colpiscono direttamente la pianta ma la danneggiano riducendo la superficie fotosintetizzante.
[8] Fitomizo: organismo che si nutre di linfa suggendola direttamente dai vasi linfatici della pianta.

Maurizio Paolillo è Dirigente scolastico, agronomo. Già responsabile scientifico di Porthos, è coautore de “Il vino ‘naturale’. I numeri, gli intenti e altri racconti” (Cooperativa Editoriale Versanti). Docente FISAR, scrive e collabora con diverse riviste e pubblicazioni di settore, è redattore della Guida Slow Wine per la Campania.

Questo articolo è apparso nel Numero #11 della nuova Newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto.
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