Evoluzione Naturale, “la terra al centro della vera vita dell’uomo”

Evoluzione Naturale 2024Siamo stati a curiosare alla quinta edizione di Evoluzione Naturale, la Fiera pugliese dei vini naturali che mette “la terra al centro della vera vita dell’uomo“.

Una sessantina di aziende dalla Puglia, in particolare, e da altre regioni italiane, nonché da Austria, Libano, Slovenia e Spagna hanno animato la due-giorni organizzata nell’Antico Convento dei Cappuccini a Grottaglie, la città delle ceramiche e “dalle molte grotte”, davvero molto bella e suggestiva.

È d’obbligo – non vi pare!? – qualche segnalazione vinosa in ordine sparso.

Nella batteria delle tre bollicine del bellunese di Casera Frontin, il Vino Spumante Rosé da uve pinot nero sembra avere più nerbo e struttura dell’altro, che è ottenuto con uve PIWI, è più verticale, ma (forse) appena meno polposo in bocca.

Il Chianti Riserva 2006 di Casale è stata probabilmente la bottiglia del giorno per purezza e carattere, ma non è certo una novità. Una bella lotta con l’altrettanto sbalorditiva batteria dei Trebbiano Toscano, tra cui spiccano le (pur diverse) 2011 e 2004, ancor più che la 2012 e la giovanissima 2021.

Se l’ottima Malvasia nera spiega bene perché nel Salento in passato si era soliti puntellare il negroamaro con un saldo di uve di questa varietà (da cui si ottengono vini generalmente più docili per trama tannica), i Negroamaro tutti di Cantina Supersanum sono emblematici di una filosofia produttiva vocata all’attesa e al minimo intervento, che ripudia la fretta. La fretta, appunto: potrebbe tirarvi un brutto scherzo se vi capitasse a tiro l’ottimo Caminante Rosso, che ha beva assai dinamica, ed emerge per schiettezza e succo.

Difficile avventurarsi nella pronuncia dei nomi che distinguono le differenti versioni di Blaufränksich proposte dall’azienda austriaca Ernst Triebaumer. Una cosa però è certa: il Ried Mariental 2013 – il mio preferito – regala sensazioni fruttate e balsamiche, è trascinante per allungo e sapore.

Come ti spiego che c’è “un altro aglianico” in tre mosse.

Uno. Occhio al Sanzavino 2018 di Ripanero, versione più snella e leggiadra rispetto alle prime uscite, oggi licenziato come Aglianico del Vulture Doc. Bene, molto bene.

Due. Si chiama Quasi ottobre per tutta una serie di motivi, ma il rosso di Di Pietro si beve tranquillamente pure nei restanti mesi dell’anno. Saporito e caratteriale, va dritto al punto, senza però peccare di eleganza.

Tre. Va in rosa, invece, il Piana dei Sassi 2022 di Morasinsi, azienda che lavora nell’Alta Murgia secondo i principi dell’agricoltura rigenerativa. Vinificato e affinato in cemento, ha sorso dinamico e succoso, agile, ma di buona presa al palato.

Cavoli, manco un bianco? Eccolo! Il Centodì 2022 di Origine e Identità è un’interpretazione dell’uva zibibbo con lunga macerazione che beneficia dell’aromaticità della varietà e della vicinanza al mare del luogo ove è allevata. Ne risulta un vino materico, ma di buona dinamica di bocca.