E che pale!

E che pale! I soliti complottisti di Slow Food, anche grazie a qualche testata nazionale e regionale compicente, hanno montato uno scandalo tutto calabrese che in effetti non c’è. Insieme al Consorzio Vini Cirò e a tutti i vignaioli del cirotano, si indignano e protestano perché il Comune di Cirò intende autorizzare l’installazione di qualche sparuta pala eolica nel bel mezzo dei vigneti impiantati perlopiù a Gaglioppo. Il vitigno principe della più importante zona vitivinicola della regione.

I Cirò Boys (e girls), ma anche i produttori storici, presi come sono nel portare a termine quella che definiscono la “Cirò Revolution”, non si sono accorti che quei grandi ventilatori, comune e regione li vogliono installare proprio per favorire il ricambio d’aria nelle vigne. Chiunque si intenda un po’ di vino conosce perfettamente i benefici della ventilazione che garantisce il giusto arieggiamento e riduce il rischio di patologie fungine.

Niente più muffe, quindi, grazie a quelle eliche che permetteranno finanche allo iodio e alla salsedine dell’antistante Jonio di penetrare nelle bucce e nei chicchi e di regalarci, nei calici, quella tanta agognata sapidità. Ci sarebbe da ridere, in effetti, se non ci fosse da piangere.

Ci aveva tentato anche la Giunta Regionale dell’Abruzzo con un progetto di legge a piantare le pale eoliche nel bel mezzo dei vigneti coltivati a Montepulciano e Trebbiano, ma il Consiglio Regionale, all’unanimità, ha deliberato un emendamento che ha sospeso l’installazione degli impianti di produzione di energia eolica di ogni tipologia nelle zone agricole caratterizzate da produzioni agro-alimentari di qualità (produzioni biologiche, produzioni Dop, Igp, Stg, Doc, Docg, produzioni tradizionali) o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico-culturale, al fine di “non compromettere o interferire negativamente la valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali e del paesaggio rurale”.

E non si tratta di essere a favore o contrari alle fonti di energia alternativa, qui si tratta di salvaguardare un territorio da sempre vocato alla vitivinicoltura. Si tratta di salvaguardare la storia di un vino che poi è il vino calabrese per antonomasia ed è la storia dei tanti vigneron che quel vino lo producono da secoli. Con fatica. Come faticoso è produrre ogni cosa a queste latitudini. Un vino che sa di sudore e di terra, di tenacia e di orgoglio. Un vino che sa di riscatto.

Una produzione vitivinicola che meriterebbe maggiore attenzione da parte delle Istituzioni locali, a partire dalla Regione Calabria per finire al piccolo comune cirotano. Una produzione che non meriterebbe quell’anonimo logo “Rosso Calabria” che lo identifica in ogni forma di comunicazione istituzionale, in ogni evento pubblico. Ma questa è un’altra vicenda che meriterebbe, certo, altrettanta attenzione.

Non adesso, però. Adesso è soltanto il momento di fermare quel progetto scellerato che prevede l’installazione di quattro delle dodici pale attese nel Parco eolico “Timpe di Muzzunetti”. Adesso è il momento di lottare per tentare di vivere in una regione “normale”. Il mondo intero da quando è iniziata la pandemia da Covi-19 spera di ritornare alla normalità. Ecco, quaggiù dobbiamo anche combattere affinché la normalità non sia più quella di prima. Affinché la normalità sia in un bicchiere di vino che sappia di bellezza e non di pale eoliche.

 

Giancarlo Rafele

Coordinatore Slow Wine Calabria

 

Immagine La Nuova Calabria