Due o tre cose che so sulla biodinamica

Discutere di biodinamica a volte risulta veramente fastidioso. Sembra che non si possa parlare serenamente di questo metodo agricolo senza sollevare una vuota ortodossia da parte di giornalisti e produttori.

 

A me sembra che a capo di questa confusione ci sia un problema di prospettiva. L’agricoltura biodinamica non coincide solo con la viticoltura, il suo raggio di azione è molto più ampio. La diffusione in Italia risale agli anni trenta soprattutto al nord per una continuità geografica con il nucleo di origine di questa disciplina. La base della biodinamica è sicuramente ascrivibile a una convinzione filosofica ma la sua sperimentazione è veracemente pratica. Il metodo ha prima interessato la frutticultura e l’orticoltura e poi, successivamente, l’allevamento e la viticoltura. 

Il giornalismo enologico a volte pecca di superficialità

Prima di tutto perché sentiamo ancora parlare di vini biodinamici piuttosto che ottenuti da agricoltura biodinamica. Anche se ormai la comunicazione ha messo in primo piano la velocità piuttosto che la profondità, credo che l’uso delle parole sia importante. Il metodo biodinamico si concentra sulla fertilità del suolo e sulla capacità delle piante di essere sani vettori del territorio di provenienza. Il suo principale scopo è la qualità e la sanità degli alimenti. Ciò per un pomodoro è evidente.

 

Il vino invece è un prodotto di trasformazione, nel quale la tecnica di cantina ha un ruolo fondamentale. Il suo fascino scaturisce da un connubio di fattori come suolo, clima, vigna e umanità difficilmente ripetibile in altri alimenti. Qui praticare o meno biodinamica non c’entra e non deve essere usato come strategia di vendita.

 

Una cattiva comunicazione ha indotto molti appassionati ad accostare vini cattivi con vini da agricoltura naturale. Errore grossolano.

 

Lasciamo la biodinamica agli agricoltori e, a meno che non si voglia descrivere il lavoro in campagna, occupiamoci di vino in modo più onesto possibile.

 

PS: tra l’altro il marchio vino biodinamico è stato, credo, registrato privatamente dall’agronomo Lionello Anello. Sotto di sé ha riunito una serie di aziende che praticano agricoltura biodinamica.