Due grandi bordolesi del Veneto in verticale: Ser Bele e Villa Capodilista

Da alcuni anni Slow Wine Veneto porta avanti un lavoro di studio e approfondimento “matto e disperatissimo”, a suon di assaggi, sulla tipologia dei rossi bordolesi. Vini che in Veneto possono rivendicare sia la storia più antica per quanto concerne l’Italia vitivinicola, sia una sede ideale per la coltivazione dei diversi vitigni della tipologia. Ne abbiamo dato voce, in passato, in diverse occasioni, come puoi leggere cliccando qui; anche con degustazioni dedicate al pubblico esperto ed appassionato, come puoi verificare cliccando qui.

Due graditi inviti hanno felicemente assorbito le energie di alcuni di noi nei mesi scorsi.

La prima dalle Sorelle Bronca in quel di Vidor, dedicata all’assaggio di alcune annate del Colli di Conegliano Rosso Riserva Ser Bele, spesso riconosciuto come Vino Slow dalla Guida Slow Wine.

Il secondo ci ha ricondotto sui Colli Euganei, questa volta nella parte a nord dopo le incursioni a Sud (se vuoi leggi cliccando qui): ospiti da Giordano Emo Capodilista a La Montecchia, a Selvazzano Dentro, in quel luogo che trasuda storia fin dal Medioevo, dove sono state stappate alcune annate del Colli Euganei Rosso Villa Capodilista, il rosso bordolese più rappresentativo che prende il nome dalla magnifica Villa Emo Capodilista.

 

SER BELE

Il nome del vino deriva dalla porta di ingresso del Castello di Conegliano: la porta fu citata per la prima volta in un documento del 1296 in riferimento all’allora proprietario, il console Corradino Bello Della Porta, di origini toscane.

La passione per la Toscana e la sua biodiversità è un filo conduttore per Piero Balcon che ha convinto le Sorelle Bronca, la moglie Antonella ed Ersiliana, a piantare a suo tempo, oltre alle viti che danno origini al Rosso Ser Bel, castagni ed ulivi, “con grandi sacrifici sono riuscito a condividere la passione per il modello Toscana” racconta sorridendo.

Il vigneto delle uve bordolesi si trova su suolo felettano a Rua di Feletto, argilloso, di argilla rossastra di origine vulcanica, ricca di ferro, suoli adatti per i rossi. E’ il vigneto più grande di proprietà, in una zona fresca, ben ventilata.

Le percentuali dei tre vitigni bordolesi nel blend sono sempre le stesse 25% Cabernet Sauvignon, 25% Cabernet Franc, 40% Merlot a cui si aggiunge una percentuale del 10% di Marzemino.

Se ne producono 4000 bottiglie, travasi solo se necessari, pochissimi interventi e dopo due anni trascorsi in legno piccolo finisce in bottiglia. Un vino a cui tengono molto in famiglia: alla fine degli anni Novanta le aziende sul territorio che producevano un vino rosso erano una quarantina, oggi ne rimangono una quindicina.

Colli di Conegliano Rosso Ser Bele Riserva 2013

Ha l’impronta del bordolese classico, piacevolissimo, il frutto ampio e netto gioca a rincorrersi con la speziatura, fascinoso ma ancora giovane, vino slow per la Guida

Colli di Conegliano Rosso Ser Bele Riserva 2009

In evoluzione rispetto al precedente, lettura contrastante, un po’ di impressioni vegetali, sensazioni di balsamico di menta e anice, note scure fra cui emerge il mirtillo, irruente, come a sottolineare il passaggio dalla gioventù alla maturità. In bocca ha una bella vivacità, il tannino equilibrato, quasi setoso, morbido ma ancora scalpitante.

Colli di Conegliano Rosso Ser Bele Riserva 2005

Un vino da “tre bicchieri” di un’epoca che non c’è più, spiccano i profumi di amarena, di cioccolato, voluttuoso, si distaccano le note erbacee tipiche, integrate con quelle speziate, qualche sbuffo di resina, in bocca è armonico, più netta la sapidità, lunghissimo nella chiusura.

Colli di Conegliano Rosso Ser Bele Riserva 2001

Le vendite di questo vino vennero bloccate per tre anni perché non veniva apprezzato “non è il vino che fa per noi” ricorda Piero, polveroso, sentori di prugna, liquerizia, emerge via via il balsamico, poi spuntano profumi di viola e di officinale. Al sorso è denso, austero, 20 anni portati benissimo, nessun cedimento, perfetto, armonico, suonano tutte le sensazioni nella sintonia di un grande vino.

Il tratto che accomuna gli assaggi è quello della pienezza di frutto tipicamente italiana e della freschezza molto francese: taglio bordolese dei Colli di Conegliano insomma che quando passa i dieci anni détta meraviglie e i francesi se ne stupirebbero.

 

VILLA CAPODILISTA

La verticale a cui siamo stati invitati è la prima così completa per questa storica cantina: negli anni Novanta era stata fatta una degustazione di qualche bottiglia di quegli anni, alla quale aveva partecipato anche Franco Zanovello, poi più nulla. Questa volta presenti, oltre a Giordano Emo Capodilista, anche Andrea Boaretti e Patrizio Gasparinetti.

La Montecchia è un’azienda molto lungimirante nell’approccio alla sostenibilità, diversi investimenti in questo senso sono di oltre 15 anni fa “Bisogna che tutto cambi perché niente cambi, non è una moda, oggi sono criteri compresi da tutti, ma qui non si è fatto tutto in poco tempo….” racconta Giordano in questa sua premessa introduttiva agli assaggi.

Il Villa Capodilista, classico taglio bordolese con aggiunta di Raboso, viene prodotto con uve che arrivano a maturità perfetta per avere l’acidità, la freschezza necessaria al lungo affinamento; l’alcolicità è sempre uguale, pochissimi interventi nella vinificazione, non viene filtrato.  Le vigne del Raboso sono del 1963, prevalentemente Raboso Piave e qualche pianta di Raboso Veronese. I terreni sono caratterizzati dalla presenza di roccia trachitica di antichissima origine vulcanica.

La base è il merlot per il 60%, poi una quota paritaria di cabernet sauvignon e di carmenere 33%, tutte viti di oltre vent’anni; il raboso contribuisce solo per il 7% ma è un contributo di peso, da vendemmia tardiva se l’annata è buona, altrimenti doppia vendemmia, tutte le viti si trovano nello stesso clos sulla collina Colle della Montecchia che raggiunge poi la Villa Emo Capodilista.

Il merlot va per il 50% in barrique e per l’altro 50% in legno nuovo.  Il cabernet, il cabernet franc e il raboso fanno barrique di quinto/sesto passaggio; l’affinamento normalmente è di 18 mesi, più 6/7 mesi di bottiglia e attesa di due anni prima di andare sul mercato.  Questo lavoro ci concede un vino rosso bordolese in cui prevale la freschezza alla muscolatura. Produzione di 5000/5600 bottiglie a seconda degli anni.

Colli Euganei Rosso Villa Capodilista 2016

L’ultimo nato che per la Guida Slow Wine 2022 ha avuto il riconoscimento di Vino Slow: un’annata molto bella, bilanciata che ha coniugato quantità con qualità e potenza olfattiva. In effetti le note di ciliegia e lampone sono nette, fresche, polpose, il sorso succoso e dinamico, energico, sensazioni balsamiche lasciano presagire cose mirabolanti nei prossimi anni.

Colli Euganei Rosso Villa Capodilista 2013

La stagione in vigna si può dividere in due momenti, una prima parte piovosa e una seconda più lineare, fino a settembre, senza pioggia. Colore molto vivo, una versione quasi austera, risulta essere tracciato molto dal raboso, ancora freschissimo ma bilanciato, chiude di sapidità piacevole. Ci convince assai.

Colli Euganei Rosso Villa Capodilista 2009

Annata piovosa e fresca. Nel calice troviamo energia, una versione molto bordolese classica, perfetta osiamo dire, sensazioni retrolfattive persistenti di matrice sapida, forte personalità matura ma ancora molto espressiva, ampio, corpo pieno, un classico della tipologia.]]

Colli Euganei Rosso Villa Capodilista 2013

Questa annata rappresenta un po’ una sfida, sostanzialmente calda, ma nel bicchiere non sembrerebbe: eleganza, freschezza si percepiscono fra le note di bosco, castagna, sensazioni di radici, fungo, macchia mediterranea, sembra di “entrare dallo spezier” dice qualcuno, una complessità di naso e bocca impressionante date le premesse, ancora liquerizia, mallo di noce e via discorrendo

Colli Euganei Rosso Villa Capodilista 1996

Qui si va molto indietro nel tempo, con affettività, essendo la prima annata con la presenza di Andrea Boaretti, altro secolo, altre vigne. Un vino affascinante, che tiene benissimo nonostante l’età, distintiva la balsamicità, i profumi di menta un po’ su tutti gli altri, il tannino polveroso, da grande vino, stupisce tutti!

Segue l’assaggio di un intruso che regala ancora qualcosa di sorprendente, Godimondo 2008, un Carmenere in purezza da vigne vecchie, un vitigno che non subisce l’effetto di interferenze climatiche, sembra un vino senza età, il tannino vivace, la nota varietale spiccata di foglia di peperone, lunghezza di sorso, sembra un vino giovanissimo! Una meraviglia di immediatezza.

 

La chiosa finale di Roberto Bob Checchetto su questo bel percorso di assaggio che conferma il valore dell’azienda e della denominazione è che “siamo ad un livello molto alto! Vini che tutti possono permettersi, un viaggio affascinante, una sorpresa altrettanto affascinante”.