Dolcetto, un classico da riscoprire

Il panorama ampelografico piemontese è forse tra i più ricchi e variegati in assoluto; in questo contesto si alternano, da un lato, nomi ormai conosciuti in tutto il mondo come diamanti dell’enologia italiana, quali ad esempio i nebbioli di Langa, dall’altro, vini che son frutto della riscoperta di vitigni, come la nascetta, e che per lungo tempo sono rimasti nel dimenticatoio. Esiste poi una terza categoria, quella dei vini classici e quotidiani, che da sempre sono protagonisti delle tavole piemontesi e, di questa categoria, capofila indiscusso è sicuramente il dolcetto.

 

Espressioni di dolcetto

Nicola Chionetti, Giancarlo Gariglio, Valerio Mossio alla Banca del Vino.
Nicola Chionetti, Giancarlo Gariglio, Valerio Mossio alla Banca del Vino.

Il dolcetto è stato anche protagonista della serata del 2 settembre, incontro che ha dato la possibilità di conoscere più da vicino due realtà storiche ed estremamente rappresentative dei rispettivi territori: l’azienda Quinto Chionetti di Dogliani e l’azienda Mossio Fratelli sita a Rodello.

L’appuntamento, moderato dal curatore della guida Slow Wine Giancarlo Gariglio, ha permesso di sentire direttamente dai produttori quello che è il presente di questo vitigno e quelli che sono i suoi possibili scenari futuri; ovviamente la chiacchierata è stata accompagnata dall’assaggio di tre diverse annate di entrambi i produttori.

A ospitare l’evento è stata La Banca del Vino di Pollenzo (CN), scelta non casuale in quanto, benché si sia abituati a pensare al dolcetto come ad un vino da bere giovane, in realtà è un vitigno che, se trattato con i giusti crismi e coltivato nelle zone più vocate, può regalare grandi soddisfazioni anche dopo alcuni anni di invecchiamento, dando vita a vini di ottima beva ma di notevole profondità.

A rappresentare la famiglia Chionetti è stato Nicola, nipote di Quinto, che oramai da alcuni anni ha preso in mano le redini dell’azienda. Questa realtà nasce agli inizi del secolo scorso, nel 1912, come azienda mista, ma è a partire dagli anni Cinquanta che si specializza nel vino. Benché recentemente siano stati acquistati appezzamenti anche in zona Barolo, l’azienda rimane a forte impronta doglianista; infatti il suo fiore all’occhiello sono le bellissime vigne del Briccolero all’interno degli undici ettari vitati in zona San Luigi, menzione geografica di Dogliani.

La Mossio Fratelli, invece, è una realtà familiare, oggi nelle sapienti mani di Valerio e del cugino Remo, che vede nella prossima generazione, già adesso attiva all’interno dell’azienda, un punto fermo per il futuro della cantina. La struttura sorge dove una volta si ergeva un convento di frati e le vigne che circondano la cantina culminano con il Bricco Caramelli, vigna piantata nei primi anni Cinquanta, che tocca i 480 metri di quota.

 

Limiti e prospettive

Entrambi i produttori sono concordi nel sottolineare come il dolcetto sia un vino la cui produzione presenti alcuni problemi rilevanti: in primo luogo l’impegno necessario in vigna, infatti le ore di lavoro per ettaro richieste sono uguali, se non superiori, a quelle necessarie per la coltivazione del nebbiolo; si aggiunge poi la massima attenzione che si deve porre in cantina per riuscire a ottenere un vino pulito; infine è necessario tenere in considerazione un disciplinare particolarmente rigido che impone rese base (tra gli 80 e i 90 quintali per ettaro); l’insieme di queste caratteristiche, dunque, mal si accompagna con la sostenibilità economica del dolcetto, rendendolo difficilmente collocabile sul mercato.
Parrebbe infatti che, oggi, questo vino sia parzialmente trascurato dal pubblico piemontese ed è forse necessario interrogarsi sulle prospettive future del dolcetto.

Se da un lato la qualità raggiunta da alcuni produttori lascia pensare che ci sarà sempre spazio per un vino quotidiano di alto livello, dall’altro il futuro di questo vino risulta di più difficile previsione in quanto la denominazione sconta problemi accumulati negli ultimi trent’anni come, appunto, la mancata capacità di inserimento nel mercato.

 

Gli assaggi

La degustazione – in assaggio tre millesimi dei due vini di punta delle cantine – si è aperta con la 2018, annata fredda che si rispecchia anche nel calice.

Il Dogliani Briccolero di Chionetti è un vino che risulta già molto pronto, con un frutto rotondo e giocato principalmente sull’eleganza. Il Dolcetto d’Alba Bricco Caramelli di Mossio, per contro, è un vino possente che presenta all’olfatto una nota quasi vegetale, mentre in bocca è pieno e corposo.

Si prosegue poi con l’annata 2016, millesimo particolarmente apprezzato dagli esperti. Non è detto che la critica, Barolo-centrica, possa sempre essere completamente affidabile poiché tra la vendemmia del nebbiolo e quella del dolcetto intercorre circa una settimana, periodo sufficiente per rovinare o risollevare una vendemmia. La 2016 però è stata clemente con entrambe le uve e per il dolcetto può essere considerata come un’annata classica che ha concesso una vendemmia ritardata donando al vino grande profondità.

Entrambi gli assaggi mantengono la linea aziendale, eleganza per il Briccolero e potenza per il Bricco Caramelli, con però due anni in più sulle spalle che aggiungono sfumature al sorso.

Infine la 2013 che, anche in questo caso, può essere considerata un’ottima annata per il dolcetto, con vini dotati di particolare complessità.

Il Briccolero, estremamente fine al naso, regala un sorso armonico, lungo e sapido. Il Bricco Caramelli, ancora molto grintoso, al palato esprime sentori di liquirizia ed evoluti.

Tutti gli assaggi mantengono un’indiscutibile coerenza tra le diverse annate, questo perché, a detta dei produttori stessi, il miglior modo per poter presentare i propri vini al pubblico è cercare di seguire il meno possibile le mode del momento, per garantire invece un riferimento costante per i consumatori. Forse risiede in questo dettaglio una delle principali differenze che intercorre tra le aziende a conduzione familiare e le altre: ritrovare lo stesso stile a distanza di anni e anche, magari, a distanza di generazioni.

dolcetto mossio chionetti
Gli assaggi della serata

 

Una questione di approcci

La chiacchierata si è conclusa con una riflessione in merito alla capacità di invecchiamento del dolcetto e alla valorizzazione di millesimi più datati nel tempo nel mondo della ristorazione. Ciò che è risultato evidente dalla degustazione è che, innanzitutto, il dolcetto ha ottime potenzialità di invecchiamento e che la ricerca dell’ultima annata è un problema prettamente della ristorazione italiana che fatica ad uscire da una visione forse un po’ stereotipata di questo vino. Fortunatamente questa problematica è meno presente all’estero, dove, il punto di vista degli appassionati è scevro da preconcetti culturali che, al contrario, sono diffusamente presenti all’interno dei confini nazionali.

 

 

 

Photo credit: La Banca del Vino