Disarmante semplicità. Visitare Massa Vecchia

 

Quando una figura storica di vignaiolo passa la mano, qualcosa cambia nel nostro approccio al vino. Un po’ come quando si viene a conoscenza di un locale, di un ristorante, di un qualsiasi luogo e ci viene detto regolarmente “Ah ma tu dovevi vederlo prima, ora è tutta un’altra cosa”

 

Beh, a Massa Vecchia non è per niente così. Fabrizio Niccolaini ha passato il testimone a Francesca Sfondrini, figlia della sua compagna. L’azienda continua a essere in mani esperte e sicure.

 

Francesca è giovane e determinata. Laureata in Lingue Orientali a Napoli, ci racconta che l’anno passato in Tibet, probabilmente, l’ha aiutata ad affrontare la viticoltura. Per lei l’esperienza in azienda comincia una decina di anni fa, come avventizia, per poi impegnarla sempre più a fondo e completamente fino a diventarne la titolare.

 

Siamo nella vigna principale di Massa Vecchia: Querciola. Circa 2 ettari di piante molto vecchie e bellissime. Il cordone speronato, così omologante in altri vigneti, assume su queste viti antiche una moltitudine di forme. L’attenzione di Francesca è attirata dal gioco di due lucertole nel vigneto. Alcuni tralci, vicino alle fallanze, sono lasciati lunghi. “Cerchiamo di propagare gli stessi individui -dice Francesca-piantiamo il tralcio in terra e dopo quattro anni, abbiamo una nuova vite”

 

La conduzione agronomica è tradizionale. Si fa quello che si faceva prima dell’avvento della chimica. Francesca dice di essere molto attenta alla sanità delle uve e all’equilibrio del vigneto. Con i trattamenti limitati all’indispensabile; l’attività microbiologica è, infatti, di fondamentale importanza per l’integrità delle piante e dei frutti. Forse lo sguardo divertito alle lucertole celava un pensiero più approfondito al vigneto. “In vigna mi sento già sicura-continua- in cantina Fabrizio mi deve ancora dare una mano”

 

La cantina, per fortuna, è sempre la stessa. Le fermentazioni avvengono in legno, tranne che per il Rosato. I lieviti sono autoctoni e lo svolgimento degli zuccheri è condotto seguendo i tempi naturali. Il cappello delle vinacce è una fonte batterica di fondamentale importanza per la vitalità dei vini, a patto di avere bucce sane. Pochissimo uso di solforosa e solo all’imbottigliamento. Le volatili sono un sistema d’immunità per i vini. Percepibili, dati i valori, ma integrate in un complesso aromatico-gustativo delizioso.

 

L’interpretazione delle uve a disposizione è variabile. Per questo, sovente, i vini cambiano la composizione. Si tratta solo di prendere confidenza con questa dinamicità, dettata dalle mutevoli condizioni stagionali

 

 

Da botte assaggiamo il Querciola 2009. Sangiovese e alicante vendemmiati insieme dall’omonimo vigneto. Vino pieno di carattere, fragrante e succoso. Verrà imbottigliato il prossimo anno. Cercheremo di essere lì per averne qualche bottiglia.

 

Appena imbottigliato il Berace 2008. Sangiovese, da ungiovane vigneto ad alberello, e merlot. Qui la volatile si fa sentire seguita da frutta rossa e vena balsamica; un vino che ha nella bevibilità la dote migliore.

 

Il Rosato 2007 è un fuoriclasse. Mi scuserete ma non ho segnato i vitigni. Ha profondo impatto olfattivo con un’articolazione aromatica definita e progressiva. Spezie e fiori carnosi. In bocca è salato e reattivo. Vino memorabile.

La sensazione è quella di aver conosciuto una grande vignaiola, capace e sicura. E, tranquilli, siete abbondantemente in tempo a rivivere la stessa mia esperienza.