La difesa del vigneto tra natura e innovazione

La difesa del vigneto: come si può gestirlo e difenderlo al meglio dalle avversità, con la massima attenzione alla compatibilità ambientale e alla minimizzazione dell’impatto.

Nel linguaggio quotidiano molto spesso si parla di ecosistema. Ma spesso il discorso si nutre di un equivoco, in quanto si pensa sempre di riferirsi a un contesto naturale, qualunque significato si voglia dare a questa parola. Un ecosistema è un sistema complesso costituito da un insieme di fattori biotici e abiotici, alias viventi e non viventi, in relazione funzionale tra di loro. In questa definizione rientrano anche i contesti condizionati fortemente dalla presenza dell’uomo, come una città che, per l’appunto, si definisce ecosistema urbano. 

Piramide alimentare
Piramide ecologica

Un campo coltivato, un frutteto, una vigna costituiscono un ecosistema del tutto artificiale, costruito dall’uomo e basato su una sola o su pochissime specie: un agroecosistema.  

Le relazioni tra le componenti biotiche di un ecosistema complesso determinano l’instaurarsi di un equilibrio instabile, in continuo movimento alla ricerca della stabilità. Lo schema che tiene in equilibrio le diverse popolazioni è la cosiddetta piramide ecologica: ogni organismo collocato a un livello della piramide è predatore per quelli del livello inferiore e preda per quelli del livello superiore. Quando cresce la popolazione della preda, i predatori, avendo abbondanza di cibo a disposizione, aumentano di conseguenza. Se il numero dei predatori cresce troppo, si determinerà una penuria di cibo da cui scaturirà una contrazione della popolazione dei predatori. Allo stesso modo si sviluppano le relazioni tra ospite e parassita. 

La biodiversità è la chiave del meccanismo: molte specie vegetali, molti potenziali fitofagi, i predatori dei vegetali; di conseguenza molti potenziali predatori dei fitofagi e così via. Se la specie vegetale è una sola, l’equilibrio è alterato e quindi estremamente precario. I fitofagi si specializzano sempre di più; la base alimentare è sempre disponibile e abbondante, e non c’è niente che riesce a contenere lo sviluppo dei fitofagi. Sarà quindi necessario intervenire continuamente per tentare di ristabilire l’equilibrio.

Difesa, ma da cosa?

Per difesa delle colture si intende l’insieme di azioni atte a ripristinare l’equilibrio alterato e a spostarlo a favore della specie coltivata. Ma perché si parla di difesa? Bisogna difendersi da chi? Quali sono i nemici? 

Si tratta di difendersi dalle cosiddette avversità, gli agenti che ostacolano lo sviluppo normale e proficuo delle coltivazioni. Le avversità hanno diversa natura e origine. Ci concentreremo, in particolare su insetti e funghi. Gli insetti su cui ci soffermiamo sono quelli che si nutrono di parti di piante, i fitofagi, che sono, quindi, agenti di dannoI funghi di cui ci occupiamo sono i parassiti di piante, i patogeni, cioè agenti di malattie delle piante: stati di sofferenza conseguenti all’alterazione dei normali processi fisiologici, che si rivelano con anomale manifestazioni esterne, i sintomi. 

Tra i patogeni sono inclusi anche batteri, virus e altri; tra i fitofagi anche acari, nematodi e alcuni molluschi. Ma funghi e insetti sono sicuramente causa dei problemi più frequenti e più rilevanti. 

Le strategie di controllo: la lotta chimica 

L’insieme delle strategie di difesa delle colture dalle avversità costituisce la fitoiatria, una disciplina che integra conoscenze provenienti dalla patologia vegetale, l’entomologia, l’anatomia e la fisiologia vegetale, la fisica e la chimica e, non ultima, l’agronomia. Le tecniche fitoiatriche o, più semplicemente, le tecniche di lotta sono tante e molto diverse tra loro. Quella che si può definire convenzionale è la lotta chimica, basata sull’uso dei fitofarmaci o pesticidi. 

Oidio della vite
Oidio della vite

Tutto è iniziato quasi per caso grazie alle osservazioni del botanico francese Pierre-Marie-Alexis Millardet, che negli anni Ottanta dell’Ottocento osservò come, nell’area di Bordeaux, i viticoltori usassero spruzzare i grappoli con una soluzione di latte di calce preparata in recipienti di rame per scoraggiare i potenziali ladri dell’uva. Millardet notò che questi grappoli restavano immuni dalla peronospora: era nata la poltiglia bordolese. 

Dopo poco fu sperimentato l’uso dello zolfo per il controllo dell’oidio della vite e di alcuni derivati vegetali con potere insetticida, come le piretrine, sostanze ricavate dai fiori essiccati di una specie di crisantemo (Chrysanthemum cinerariaefolium). Rame, zolfo, piretrine rappresentano la prima generazione di fitofarmaci, prodotti di origine minerale o vegetale, ma in ogni caso disponibili in natura. Nella seconda metà del Novecento l’introduzione massiccia della chimica in agricoltura determinò quella che fu definita pomposamente la rivoluzione verde. 

I prodotti fitoiatrici

I fitofarmaci oggi più diffusi sono basati su molecole ottenute industrialmente da processi chimici di sintesi. Possono essere catalogati innanzitutto in base al bersaglio, vale a dire all’avversità contro cui agiscono: insetticidi, acaricidi, fungicidi e così via. 

Importante è anche la distinzione in base al meccanismo di azione, secondo cui si distinguono dai  fitofarmaci di copertura, che agiscono all’esterno dell’organismo vegetali con funzione essenzialmente protettiva, quelli endoterapici, che presentano capacità di penetrazione all’interno della pianta, svolgendo azione sia preventiva che eradicante.

Fitofarmaci
Fitofarmaci – immagine di repertorio modificata dall’autore

In base alla modalità di penetrazione classifichiamo questi ultimi in: 

  • citotropici, fitofarmaci in grado di penetrare all’interno dei tessuti vegetali, attraversando le pareti delle cellule vegetali e colpendo il patogeno in aree adiacenti al punto di penetrazione; 
  • translaminari, quando attraversano la lamina fogliare, quindi, se applicati sulla pagina superiore della foglia, riescono a penetrare fino alla pagina inferiore; 
  • sistemici, fitofarmaci che vengono assorbiti e traslocati nella pianta attraverso il sistema linfatico. 

I sistemici possono, a loro volta, agire per via ascendente, se, assorbiti dalle radici, risalgono fino agli apici vegetativi; al contrario agiscono per via discendente, se, dopo essere stati assorbiti dalle foglie, vengono traslocati verso l’apparato radicale. 

Le metodiche

La pianificazione degli interventi di lotta chimica può avvenire secondo criteri che hanno impatti molto diversi sul sistema ambientale e sulla salute di operatori e consumatori. 

Una delle strategie convenzionali più frequentemente adottate è la cosiddetta lotta a calendario: un programma di difesa a scadenza fissa, con trattamenti periodici che prescindono dal decorso delle infestazioni e dal rischio effettivo della loro comparsa. Il presupposto teorico è che, nel corso dell’evoluzione parallela, i cicli di fitofagi e patogeni si sono progressivamente sincronizzati con quelli della pianta ospite; di conseguenza, i trattamenti si effettuano in corrispondenza delle fasi fenologiche della pianta che corrispondono ai momenti critici per l’attacco dell’avversità. Durante queste fasi i trattamenti vanno ripetuti con una frequenza, che è funzione della persistenza del principio attivo impiegato: minore è la persistenza, più frequenti dovranno essere gli interventi. 

La lotta guidata rappresenta, invece, un’evoluzione della lotta a calendario. Consiste nell’introduzione di criteri obiettivi per definire i momenti opportuni per effettuare i trattamenti. L’aspetto chiave di questo approccio è la definizione di soglia d’intervento, un’applicazione dell’analisi costi/benefici al contesto specifico. 

L’intervento fitoiatrico genera una serie di costi: 

  • quelli diretti o espliciti: acquisto del fitofarmaco, consumo di carburante, manodopera impiegata nella distribuzione, manutenzione delle macchine; 
  • costi indiretti o impliciti: ammortamento macchine, amministrazione, organizzazione, stoccaggio; 
  • costi generali a carico della collettività: costi ambientali, rischi per la salute umana. 
Trappole per il monitoraggio di fitofagi adulti
Trappole per il monitoraggio di fitofagi adulti

Il criterio basato sulla soglia d’intervento prevede di comparare il costo complessivo con il danno che si avrebbe in assenza del trattamento: quando il danno stimato sopravanza il costo bisogna intervenire con tempestività. 

L’applicazione di questo criterio si basa sull’utilizzo di alcuni strumenti base: 

  • il monitoraggio continuo della popolazione del fitofago o patogeno, attraverso catture di fitofagi adulti o captazione di spore di patogeni; 
  • il rilevamento a campione del danno alla coltura, effettuato tramite conteggio del numero di germogli, foglie o frutti attaccati per pianta, oppure del numero di piante attaccate per unità di superficie. 

In tal modo si riduce probabilmente il numero di interventi, eliminando quelli non indispensabili; ma certamente se ne aumenta l’efficacia, intervenendo tempestivamente nei momenti di necessità. 

La lotta integrata è una metodica basata sulla lotta chimica, ma che tende a minimizzarne l’impatto attraverso l’integrazione delle risorse fornite anche da altre discipline, al fine di creare sinergie che incrementino l’efficacia dei diversi metodi adottati. Per l’uso dei fitofarmaci si fa ricorso ai criteri mutuati dalla lotta guidata: monitoraggio e valutazione della soglia d’intervento. I trattamenti fitosanitari si effettuano solo al superamento della soglia. Allo stesso tempo si ricorre a interventi agronomici, quali sistemazioni e lavorazioni del suolo, irrigazione, concimazione e ammendamento, potature, rotazioni delle colture; mezzi fisici o meccanici, quali il calore, per eliminare le sorgenti d’inoculo per una potenziale infezione, le protezioni dal vento, dalla grandine o dall’eccesiva insolazione.  

Si impiega anche la lotta biologica, basata sull’impiego di antagonisti naturali delle specie dannose o su prodotti derivati da organismi viventi. 

Coccinella
Coccinella

Conclusioni

La lotta alle avversità del vigneto può seguire svariate logiche che conducono a risultati differenti. Qualunque sia la tipologia di prodotto utilizzata, qualsiasi metodica si adotti, i fitofarmaci provocano effetti tossici per funghi e insetti e contemporaneamente per l’uomo, sia che ci si riferisca all’operatore agricolo sia al consumatore. Ne consegue che, nell’ottica della conduzione di un vigneto ecocompatibile e a basso impatto ambientale, è necessario ricorrere a strategie di difesa alternative, più attente agli equilibri dell’agroecosistema e alla tutela della salute di operatori e consumatori. 

Bibliografia 

  • Gabriele Goidànich – Manuale di patologia vegetale (Edizioni Agricole Bologna 1978)
  • Ermenegildo Tremblay – Entomologia applicata (Liguori Editore, Napoli 1982) 
  • Gennaro Viggiani – Lotta biologica e integrata nella difesa fitosanitaria (Liguori Editore, Napoli 1994)
  • Rachel Carson – Primavera silenziosa (Feltrinelli, Milano 2016)
  • Maria Lodovica Gullino – Spore (Daniela Piazza Editore, Torino 2014)
  • Mario Ferrari, Elena Marcon, Andrea Menta – Fitopatologia, entomologia agraria e biologia applicata – (Edagricole, Bologna 1998)
  • Giorgio Celli, Stefano Maini, Giorgio Nicoli – La fabbrica degli insetti. Più insetti e meno pesticidi per una nuova agricoltura – (Franco Muzzio Editore, Padova 1991)

Maurizio Paolillo è Dirigente scolastico, agronomo. Già responsabile scientifico di Porthos, è coautore de “Il vino ‘naturale’. I numeri, gli intenti e altri racconti” (Cooperativa Editoriale Versanti). Docente FISAR, scrive e collabora con diverse riviste e pubblicazioni di settore, è redattore della Guida Slow Wine per la Campania.

Questo articolo è apparso nel Numero #9 della nuova Newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto.
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