Custodi del Vino

Oggi a Pollenzo alle ore 18 verrà presentato il volume di Slow Food Editore di Laura Donadoni: Custodi del Vino – Storie di un’Italia che resiste e rinasce. Sarà un dialogo tra l’autrice e Angelo Gaja con la moderazione di Giancarlo Gariglio, curatore di Slow Wine e autore della prefazione al libro insieme a Fabio Giavedoni.

 

Di seguito la pubblichiamo in anteprima! Vi aspettiamo numerosi a Pollenzo questa sera!

 

Viaggiare, cambiare, mutare, crescere, tutto questo grazie al vino. Un tema decisamente affascinante quello del libro di Laura Donadoni, scrittrice a metà strada tra due mondi, l’americano e l’italiano, con due patrie e la voglia di viverle entrambe appieno. L’abbiamo conosciuta quattro anni fa a San Francisco, in occasione del Tour internazionale di Slow Wine. Lei era già una delle prime collaboratrici per l’edizione americana della nostra pubblicazione e venne alla Baia per assistere alla degustazione che avevamo organizzato. Il suo approccio curioso e molto professionale, la sua bravura nel maneggiare le nuove tecnologie e i social network, Instagram in particolare, ci impressionò. Poi, naturalmente, leggemmo con interesse il suo primo libro, pubblicato nel nostro paese da Cairo Editore, Come il vino ti cambia la vita, e salutammo con entusiasmo e interesse la volontà da parte di Slow Food Editore di iniziare una collaborazione con Laura. E ora eccoci qui, con il risultato delle sue fatiche tra le mani. Un viaggio interminabile su e giù per la nostra penisola, con decine, se non centinaia di ore trascorse in compagnia dei produttori che lei ha intervistato, un’occasione unica per conoscere un sistema produttivo estremamente complesso e composito come quello italiano, fatto di tantissime anime differenti: dai contadini vignaioli agli imprenditori di successo imprestati alla viticoltura, dai talentuosi artigiani, che ormai firmano le proprie bottiglie come fossero opere d’arte, ai giovani emergenti. E proprio il vino, che così tante pagine ha fatto scrivere a poeti, romanzieri e filosofi, ha contribuito, come intelligentemente sottolinea la Donadoni, a cambiare in modo radicale interi territori. Ci sono villaggi e cittadine che sono sopravvissute allo spopolamento grazie alla coltivazione della vite, remoti luoghi che sono usciti dall’anonimato, in cui erano stati relegati dalla storia, grazie alle qualità organolettiche dei vini prodotti su quelle specifiche zolle di terra: gli esempi che racconta Laura sono molteplici e offrono un affresco che si trasforma in storia sociale testimonianze dei tanti produttori che intervengono con i loro racconti in presa diretta.

Dobbiamo confessare che questo libro non poteva essere pubblicato in un momento più propizio anche per i progetti legati aSlow Wine. Infatti abbiamo da poco presentato il Manifesto del vino buono, pulito e giusto, il decalogo che segnerà la via della nostra associazione nel mondo del vino da qui ai prossimi anni e che ridisegna il ruolo dell’azienda vitivinicola, la quale smette di essere semplicemente produttrice di vini buoni ma si trasforma in motore attivo nella difesa del paesaggio e nella crescita culturale e sociale dei territori in cui opera. Un nuovo modo di intendere la produzione del vino che, ci pare francamente del tutto simile a quello raccontato in questo volume, che fa compiere un salto di qualità a tutti quanti i discorsi legati a esso. Uno strumento di riscatto, di crescita, che grazie alla coltivazione della vite, modifica il paesaggio, lo modella, in molti casi contribuisce a preservarlo, evitando il dilavamento dei suoli o addirittura frane, come nel caso di zone impervie e montane. Il vignaiolo è sentinella del territorio e, in ultima analisi, custode, come suggerisce il titolo, visto che vive grazie alla terra e al suolo che coltiva, difensore della biodiversità, della sostenibilità ambientale e tra i primi a patire i danni dei cambiamenti climatici (incendi, siccità e alluvioni). La rete internazionale che stiamo organizzando in questi mesi, la Slow Wine Coalition, si pone proprio l’obiettivo di aiutare i vignaioli a far conoscere meglio il loro ruolo agli appassionati e ai professionisti, che nel mondo vendono le bottiglie. Perché la questione principale è quella di far

sì che un certo modello di produzione, che aiuta l’ambiente, preserva il paesaggio e incentiva la coesione sociale, possa avere più alleati possibili. Nessuno si salva da solo. Siamo certi, in ultima analisi, che anche grazie a libri come quello di Laura Donadoni il messaggio avrà la possibilità di essere conosciuto e fatto proprio dagli appassionati. Quindi leggetelo, raccontatelo e consigliatelo a quanta più gente possibile e se vi capita, firmate anche il Manifesto del vino buono, pulito e giusto!

Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni curatori della guida Slow Wine