Cordero di Montezemolo: tecniche tradizionali, spirito innovatore

Vent’anni dopo, Alberto Cordero di Montezemolo è ritornato in Banca del Vino a Pollenzo: non più da collaboratore, bensì da enologo!

Cordero di Montezemolo: alle radici del BaroloQuella dei Marchesi Cordero di Montezemolo è una delle più antiche famiglie aristocratiche piemontesi. La principale occupazione della dinastia, legata a Casa Savoia, era la tipografia e la stampa di libri, mentre le prime vinificazioni avvennero tra il 1830 e il 1840 con Giacinto Massimiliano Falletti. L’opera fu proseguita dall’unica figlia Luisa Falletti (alla cui morte, nel 1941, terminò la dinastia dei Falletti di La Morra) e poi dal nipote Paolo, che continuò la gestione del fondo familiare sul colle del Monfalletto, con la cantina situata a La Morra (a 4 km di distanza).

Negli anni Ottanta del secolo scorso venne infine costruita la nuova cantina, nel cuore dei 28 ettari di vigneto attorno alla cascina, sulla collina dell’Annunziata. All’interno della proprietà (sono 56 gli ettari gestiti in agricoltura biologica) sorge anche un Cedro del Libano. «È un simbolo di maestosità semplice ma imponente – ci ha raccontato Alberto Cordero di Montezemolo –, e rappresenta anche il regalo di nozze dei miei avi nel 1856»: oggi, per la comunità locale, è il simbolo tangibile di amore reciproco e un manifesto di devozione per la terra.

Oggi, sotto la guida di Elena e di suo fratello Alberto, diciannovesima generazione dei Marchesi Cordero di Montezemolo, la tradizione continua con spirito critico e innovativo. Il desiderio è sempre lo stesso: donare alle future generazioni il patrimonio familiare fra possedimenti, valori e conoscenza.

Monfalletto è una MeGA o fa parte di Gattera?

«No, Monfalletto non è un cru… è molto di più»! Monfalletto è una parte fondamentale della storia famigliare, è il Barolo tradizionale, è la bandiera aziendale, è l’equilibrio, è un luogo suggestivo. Monfalletto è la collina dell’Annunziata di La Morra, è il Cedro del Libano, è la cantina. Monfalletto è Cordero di Montezemolo! Alberto ci confida che è molto orgoglioso del Monfalletto, che per la sua importanza ormai equivale a un cru, senza però esserlo davvero.

In effetti, oggi, alcune menzioni in etichetta sembrano essere “sfruttate” per mero interesse economico, mentre il vino pecca sia per equilibrio sia per piacevolezza complessiva. Non tutte le 81 MeGA, di anno in anno, hanno un carattere e un’identità tali da poter essere vinificate singolarmente. In taluni millesimi è meglio optare per una Barolo tradizionale, di assemblaggio. In questo senso il Monfalletto è la soluzione perfetta: è un Barolo classico d’assemblaggio – unione degli appezzamenti coltivati a La Morra –, ove il 70% è Gattera con particelle posizionate in zone differenti. Il magnesio è la caratteristica principale del sorì e ciò, caratterizza anche il vino, che ha generalmente tannini morbidi e setosi.

Legno Grande o piccolo?

«La divisione fra modernisti e tradizionalisti ha forse perso di significato oggi, noi in cantina abbiamo molteplici tipologie di legno: così accontentiamo tutti». Il vino è un sistema organico vivente e, come l’uva nella vigna, anche il gusto si produce continuamente attraverso decisione e processo. Interrogarsi è un dovere (sia per chi il vino lo produce sia per chi lo consuma): sperimentare nuove tecniche, educare, migliorare, ribaltare, consolidare le tradizioni… Nel vino ricerchiamo piacevolezza, convivialità, relazioni, rispetto al passato non è più solo un alimento. Per questo anche nel caso del Barolo è sì essenziale preservarne alcune caratteristiche come eleganza, potenza e imponenza, ma bisogna pure che il vino si beva! L’uomo cambia con il vino e il vino con il mondo.

La degustazione dei Barolo di Cordero di Montezemolo

La degustazione si è articolata in due momenti: prima l’evoluzione del Barolo Monfalletto, attraverso tre annate diverse (2020, 2010 e 2008), poi un’orizzontale 2013 dei Barolo Monfalletto, Gattera e Enrico VI.

Il Barolo Monfalletto 2020 è piacevole, fresco, delicato e pronto da bere. È un vino vibrante! Il Barolo Monfalletto 2010 è più esile, forse i giudizi sull’annata sono stati un po’ frettolosi. Il Barolo Monfalletto 2008 è semplicemente da wow! Profondo e vivace, con una personalità ampia. Un parecchio intrigante, davvero! 

Il Barolo Monfalletto 2013 – passando all’orizzontale – è sicuramente il vino della giornata: equilibrato, setoso, elegante e in perfetta forma. Costante e lungo in bocca, con un tannino molto soffice e presente. Il Barolo Gattera 2013, rispetto al Monfalletto, è più prepotente, polposo e fruttato. Gli 11 ettari di proprietà all’interno della MeGA, sono stati suddivisi in 8 sezioni differenti a seconda della morfologia del terreno, cloni varietali, microclima, esposizione ed età delle piante (in due sezioni ci sono piante di oltre cinquant’anni). Il Barolo Enrico VI 2013 è invece più morbido, balsamico e rotondo. Le uve utilizzate sono quelle del cru Villero. Sui 22 ettari suddivisi in 18 proprietari, i Cordero di Montezemolo possiedono una particella di 2,2 ettari, con esposizione sud-ovest. Si tratta dell’unico Barolo al di fuori del comune di La Morra e dell’unica vigna di famiglia non storica, acquistate nel 1965 e chiamata così nel 1970 da Paolo Cordero di Montezemolo per ricordare il sesto figlio Enrico, nato nel 1959. A Villero il microclima è più fresco, con un suolo più argilloso, compatto ed evoluto, che presenta più ferro e calcare rispetto ai terreni dell’Annunziata.

«I vini sono chiusi con tappo di sughero certificato no tca». Alberto, ci confida che il tappo di sughero sta creando un po’ di problemi, infatti in cantina sono in corso delle prove con altre chiusure (Diam 30 e alcuni esperimenti con il tappo a vite).

La serata si conclude con un bellissimo sorriso di Alberto, che ricorda con emozione i momenti trascorsi come collaboratore alla Banca del Vino, luogo unico e pieno di cultura, che ancora oggi sostiene con la sua azienda agricola, essendo una parte preziosa del Club della Banca del Vino. Il vino rappresenta la connessione con la Langa, è un contenitore pieno di storia ed emozioni. Per Alberto è un vanto l’esperienza lavorativa a Pollenzo vent’anni fa, e aver contributo alla nascita dell’UniSG.

Complimenti Alberto! Grazie per la tua consapevolezza e la gentilezza.