Conrad, Alessandro Baricco e i relitti buoni

 

Il circolo Pickwick è stato uno dei programmi televisivi più avvincenti che abbia mai visto. Lo scrittore Alessandro Baricco, nella veste di conduttore, raccontava la storia della letteratura con misura, capacità e sentimento tali, da inchiodarmi allo schermo.

 

 

Non scorderò mai il racconto della Follia di Almayer di Joseph Conrad e grazie a youtube (sempre sia lodato), a questo link, lo potete sentire anche voi. Baricco descrive la scena finale del libro quando il vecchio Almayer, ormai abbandonato dall’adorata figlia Nina e solo sulla spiaggia, sente la necessità di compiere un gesto per dimenticarla. “Sistematicamente e con ordine” Almayer, copre le orme lasciate dalle figlia: una a una. Con le mani, il vecchio cancella, fisicamente, il ricordo di Nina.

 

 

Proprio stamani ho lasciato la casa, vissuta per circa due mesi con i colleghi della redazione di Slow Wine. Un’estate tra ufficio e belle cene, il cui ricordo si è materializzato nella visione solitaria, cani maledetti dei miei amici, della cucina, nella quale una settantina di bottiglie vuote facevano bella mostra di sé. Allora, novello Almayer mi sono lasciato prendere dalla nostalgia, e anche un po’ dallo schifo, e ho deciso di cancellare “sistematicamente e con ordine” questi ricordi verdi e marroni, ormai finiti, buttandoli, uno a uno, dentro la campana del vetro.

 

Dei relitti buoni, vi voglio parlare.

 

Macon Village Pierrette e Marc Guillemot Quintane 2008

Affinato solo in cemento, questo vino esibisce note grasse di frutto e gesso. Sorprende per la verticale acida che sostiene un corpo caldo e ampio. Armonia e intensità per uno Chardonnay che va dritto al cuore.

 

Beaune Champs Pimont 1er Cru Jacques Priuer 2008

Ancora molto giovane, ma pregevole esempio di integrazione tra materia e legno. Opulento, è vero, ma di cristallina qualità in virtù di una progressione sicura e mai stucchevole.

 

Clos de La Roche Grand Cru Pierre Amiot et Fils 2004

Annata non eccezionale, ma il vino convince per l’assoluta eccellenza del vigneto di provenienza. Varietale con cenni dolci e cassis, poi spezia di cardamomo. In bocca esibisce classe da vendere ma attutita da un eccesso tecnico.

 

Volnay Clos de Chêne 1er Cru Domaine Michel Lafarge 2001

Forse il vino più buono assaggiato nella casa. Naso di grande profondità e fascino. Note terrose all’inizio che evolvono sulla spezia, curry in particolare, per risolversi in una rosa nitida che, incredibile, mi riporta in Piemonte. Verticale, tannino non represso, e grande succo. Eccellente.

 

Rossese di Dolceacqua Maccario Dringenberg 2010

Elogio della semplicità. Limpido, fragrante, gustoso, con profumi di viola, noce moscata, lampone e fresca resina. Ti ricorda la leggerezza di una giornata estiva passata all’ombra di un bosco con la musica del mare sotto di te. La Liguria, regione meravigliosa.

 

Brunello di Montalcino Il Paradiso di Mafredi Ris. 2000

La splendida evoluzione di un sangiovese. Erbette, cannella e roccia prima di un floreale splendido, netto e di nobile rango. Tannino dolce che riveste un tessuto gustativo di rara personalità ed eleganza.

 

Langhe Nebbiolo Cascina Fontana 2009

Inizialmente ritroso e schivo come chi lo produce. Poi si apre in un frutto quasi sfacciato e nitido che ricorda ribes, menta e tracce di anice. In bocca è di una grazia conciliante con dinamica succosa e gioiosa. Una delle gradite e opportune vie di accesso al mondo delle Langhe.

 

Champagne Brut Rèserve Bereche et Fils

La compagnia più desiderata. Splendido e seducente nelle note di fiori, lemongrass e pietra, per un palato cremoso e pungente di acidità. In grado di riscattare il palato affaticato e restituire energia.

 

Poi, avendo come amico uno come Eugenio Signoroni, co-curatore delle nostre Guida alle Birre d’Italia e Osterie d’Italia, nonché grande chef, ecco un paio di birre davvero memorabili. Sue le note di degustazione.

 

Admiral’s Ale, St Austel Brewery, Cornovaglia

Tono ambrato carico, con bei riflessi rubino. Al naso piacevoli note di frutta secca e leggere senzazioni erbacee. In bocca il corpo piuttosto scarico ne rende facile la beva. Dopo un attacco morbido e accogliente segnato soprattutto dala dolcezza e dal caramello dei malti, emergono sensazioni più tostate, e infine quelle fresche (agrumi e fiori bianchi) e giustamente amare dei luppoli americani e inglesi.

 

Punk Ipa, Brewdog, Scozia

Warning! Dangerous beer. Bandiera del giovane birrificio scozzese unisce intensità aromatica a bevibilità. Un capolavoro di equilibrio, se possibile amplificato dalla lattina che protegge le componenti aromatiche dando alla birra ancora maggiore slancio. Il naso è dominato dagli aromi del luppolo in particolare da note di frutta esotica matura (emerge una piacevole nota di papaia), uva, resina e idrocarburi (ricorda al naso alcuni icewine ottenuti a partire da vitigni aromatici).In bocca è molto ampia nei profumi, giustamente dolce e morbida nell’attacco, per poi lasciare spazio a tutte le note del luppolo (molto vive e fresche) già percepite al naso. Il finale, amaro, è molto asciutto, invita alla beva.