La Comunità del carignano a piede franco

La Comunità del carignano a piede franco: scelte coraggiose nel nome della tradizione.

Questa è la Sardegna che ci piace raccontare. Viticoltori che si uniscono per valorizzare il proprio prodotto e, soprattutto, il proprio territorio. Grazie al ciclo di eventi della Sardinia Wine Week abbiamo potuto conoscere tre importanti realtà collaborative in tre diversi territori sardi: VINOS (Vignaioli Nord Ovest Sardegna), l’associazione Mamojà a Mamoiada e la Comunità del Carignano a Piede Franco nell’Isola di Sant’Antioco, nel Sulcis. Io vi racconto di quest’ultima.

L’Isola di Sant’Antioco è collegata all’isola maggiore da un istmo artificiale costruito nell’età punica. Siamo nel Sulcis Iglesiente, la patria del carignano, nobile vitigno a bacca rossa che affonda letteralmente le proprie radici nelle sabbie di quest’isola. Questa terra, baciata dal sole e accarezzata dalla brezza marina, offre un ambiente unico che conferisce al carignano un carattere distintivo e complesso. Ma c’è di più dietro alla coltivazione di questo vitigno: c’è una storia di passione, tradizione e impegno verso la conservazione di un’eredità viticola preziosa.

La coltivazione del carignano a piede franco prevede la messa a dimora delle viti senza l’uso di portainnesti e rappresenta una delle tecniche più antiche e autentiche di coltivazione viticola. Questo metodo, che richiede una selezione attenta dei ceppi più vigorosi e resistenti alle malattie, permette alla pianta di esprimere pienamente il suo potenziale, riflettendo appieno le caratteristiche del terroir in cui è coltivata.

Le caratteristiche del carignano sono state plasmate dall’ambiente unico del Sulcis Iglesiente. Le viti di questo vitigno si trovano spesso ad affrontare terreni aridi, calcarei e ricchi di minerali, caratterizzati da un clima caldo e secco. Queste condizioni ambientali particolari contribuiscono a conferire al Carignano un profilo aromatico complesso e un carattere robusto.

La Comunità del Carignano a piede franco

La Comunità del Carignano a piede franco si è costituita nel 2021 con lo scopo principale di promuovere e valorizzare il carignano e, soprattutto, i vigneti e le pratiche di coltivazione di questo vitigno.

L’Isola di Sant’Antioco pratica ancora, infatti, la viticoltura con il peculiare metodo di coltivazione a piede franco. La zona vocata per questa coltivazione è quella che si estende tra il comune di Sant’Antioco e il comune di Calasetta, quindi dalla costa nord-est a quella nord-occidentale.

Il piede franco: quando il porta innesto non è necessario

A Sant’Antioco la vite si coltiva (e si è sempre coltivata) così: franca di piede, cioè con le sue radici originali, senza il portainnesto di vite americana che invece si utilizza nella stragrande maggioranza dei territori vitati. E, in più, si coltiva sulla sabbia: un terreno principalmente e tendenzialmente povero, di leggera struttura che, in questo caso, assicura una produzione eccellente ma, al contempo, costringe i viticoltori ad una cura estrema del vigneto.

Il carignano è noto per la sua resistenza alla siccità e alle malattie, rendendolo adatto alla coltivazione in questi terreni difficili e in condizioni climatiche estreme. Infatti, anche Madre Natura svolge un importantissimo ruolo: i venti non mancano mai, il maestrale è di casa in queste coste e il clima mediterraneo costringe a estati calde e secche.

I viticultori e produttori appartenenti alla Comunità ci hanno accompagnato in una bellissima passeggiata nel territorio del carignano: abbiamo visitato una moltitudine di vigneti, tutti estremamente curati e su suoli differenti, seppur tutti caratterizzati da sabbie. Nei vigneti si alternano le tecniche di allevamento tradizionali dell’alberello, mantenuti e coccolati nelle vigne più vecchie, che superano abbondantemente il mezzo secolo di età, e le tecniche moderne del doppio cordone speronato e spalliera, preferito nei nuovi impianti per domare la vigoria delle piante e permettere una crescita controllata del ceppo, così da regalare una sorprendente qualità dei grappoli. Molto particolare è la tecnica del ceppo rovesciato per recuperare le fallanze: si scava una fossa di altezza di 60 cm circa, si rovescia il ceppo di una pianta accanto non potata, si interrano i tralci e si viene fuori dal terreno con gli stessi. Questo è l’unico modo di reimpiantare, ma ciò causa il venir meno di ogni possibilità di meccanizzare il lavoro, in quanto si perdono le distanze tra i ceppi.

La degustazione del Carignano di Sant’Antioco

Abbiamo degustato 5 aziende produttrici che fanno parte della Comunità e, per alcune etichette, abbiamo avuto la fortuna di degustare diverse annate. Quello che emerge dalla degustazione è una chiara impronta territoriale, con vini caratterizzati da sapidità e struttura corposa ed elegante, maggiormente messa in evidenza da affinamenti medio-lunghi in acciaio e in bottiglia, senza intervento del legno.

Tenuta La Sabbiosa

Abbiamo assaggiato In Rosè 2022, un ottimo rosato di Carignano dal palato fresco e beverino, e dal sorso equilibrato e saporito. Del Superiore La Sabbiosa abbiamo apprezzato l’eleganza dal campione di vasca dell’annata 2023, che uscirà tra due anni ma che promette veramente bene per materia e profilo olfattivo. Affinamento in acciaio per il 1 Bio 2019, dal fascino più cupo, che vira sui toni speziati a discapito del frutto, sacrificando un po’ la lunghezza del sorso. Al momento, è l’unica azienda della Comunità a fregiarsi della certificazione biologica.

Carpante

Ci ha convinto e stupito l’annata 2021, che entra con passo deciso e sorso potente, lasciando spazio alla morbidezza e a un elegante tocco sapido che sostiene e allunga il sorso. L’annata 2022, in commercio da appena un mese, è più morbida della precedente, tanto che fa pensare ad un affinamento in legno che però non c’è stato. L’inconfondibile tratto sapido è presente anche nel campione da vasca dell’annata 2023.

Bentesali

Abbiamo assaggiato tre annate della versione Doc: 2022, 2021 e 2020. L’annata 2020 è quella che ci ha emozionato di più, apre in bellezza grazie alla sua tipicità e ad un sorso sapido, chiude con un carattere spigliato. Gioca più sulle note speziate la 2022, che ha bisogno di ancora un po’ di riposo e darà il suo meglio dopo alcuni mesi in bottiglia. Il Santomoro 2021 Carignano del Sulcis Riserva – un anno in tonneau e un anno in bottiglia per l’affinamento – vuole differenziarsi dagli altri. Pur mantenendo finezza nelle note speziate, le sensazioni di vaniglia prevaricano quelle fruttate. Intrigante sapidità in ogni etichetta, dovuta alla fortunata vicinanza al mare dei vigneti aziendali.

Binuforti

Tre annate differenti, ma tutte caratterizzate da freschezza e piacevolezza di beva. Intatti i sentori fruttati in ogni millesimo, che si accompagnano ai toni più cupi e speziati nelle annate 2020 e 2021. Ci ha convinto di più l’annata 2020, grazie al suo slancio e ai suoi accenni iodati e vegetali, che rendono il sorso agile e inebriante.

Marchese di Tabarka

In degustazione un’unica annata: 2020. L’azienda sceglie di far riposare il vino in cemento per circa 2 anni, e questa bottiglia è infatti in commercio da gennaio 2023. Scelta coraggiosa e premiante: bel frutto, sorso equilibrato e tannino elegante, beva eccezionale.

Conclusioni

Assaporare i vini di queste piccole cantine locali ci ha permesso di apprezzare le caratteristiche organolettiche che la coltivazione a piede franco su questi cloni di carignano permettono di esprimere pienamente. Ci auguriamo che questo consenta al territorio e alla Comunità del carignano a piede franco di crescere e di essere apprezzati anche al di là dei confini locali e regionali.