Chiaretto di Bardolino: storia, territorio, uve e modalità di produzione

STORIA

Numerosi ritrovamenti archeologici dell’età del bronzo, nonché successivi reperti romani e di epoca medioevale – che riguardano l’offerta del vino nei riti religiosi – testimoniano la lunga ed ininterrotta tradizione vitivinicola della zona del Bardolino. È nel XIX secolo che la produzione vinicola della zona del Garda incomincia ad essere identificata esplicitamente con il nome di Bardolino. Il primo documento storico che riporta invece il termine Chiaretto, con riferimento specifico al territorio veronese, è l’edizione del 1806 del Vocabolario della Lingua Italiana dell’Accademia della Crusca.

In epoca romana l’area attorno al lago di Garda apparteneva alla Gallia Cisalpina: in quel territorio lo sviluppo della viticoltura fu favorito dall’uso del torchio, che non prevedeva la macerazione delle bucce, per cui il vino che se ne otteneva era rosa e non rosso. La stessa modalità di vinificazione venne introdotta dai Romani anche nella Gallia Transalpina, l’attuale Provenza: pertanto si può affermare che l’origine storica del Chiaretto sia identica a quella dei vini rosé della Provenza.

Tuttavia la tradizione vuole che la “nascita” del Chiaretto sia da imputare al senatore, avvocato e scrittore veneziano Pompeo Molmenti – che verso la fine del 1800 soggiornava spesso sul lago di Garda – che sembra avesse appreso in Francia la tecnica della vinificazione “in bianco” delle uve rosse. Zeffiro Bocci nel 1970 scriveva che “nelle zone viticole veronesi adiacenti al Benaco, si è sempre prodotto un Chiaretto del Garda ben definito”. Nel 1937 viene istituito il “Consorzio di difesa per la tutela dei vini pregiati veronesi”, indicando fra le tipologie tutelate il Bardolino, mentre per l’istituzione ufficiale della Doc si deve attendere il 28 maggio 1968; l’anno successivo viene istituito il Consorzio di tutela del vino Bardolino.

Fino ad oggi il Chiaretto riportava in etichetta la dicitura Bardolino Chiaretto Doc ma con l’approvazione del nuovo disciplinare di produzione, appena entrato in vigore, il vino si chiamerà Chiaretto di Bardolino e avrà diritto ad una Denominazione tutta sua, distinta dalla Doc del Bardolino. Oggi con i suoi circa 10 milioni di bottiglie prodotte ogni anno il Chiaretto di Bardolino è il più importante vino rosa italiano.

 

TERRITORIO

L’area di produzione comprende, in tutto o in parte, il territorio di 16 comuni della riviera veneta del lago di Garda e del suo entroterra: Bardolino ovviamente, e poi Affi, Bussolengo, Caprino, Castelnuovo, Cavaion Veronese, Costermano, Garda, Lazise, Pastrengo, Peschiera, Rivoli Veronese, Sommacampagna, Sona, Torri del Benaco e Valeggio.

Come riporta il disciplinare di produzione “il Bardolino è prodotto delle colline moreniche della sponda orientale del lago di Garda, che hanno avuto origine dai ghiacciai che modellarono il territorio, lasciando evidente traccia di sé in una serie di rilievi collinari concentrici affacciati verso il Garda, dotati di suoli estremamente variabili, tendenzialmente ghiaiosi e profondi”.

All’interno di questo territorio riscontriamo una situazione climatica fortemente influenzata da due fattori: la vicina presenza della grande massa d’acqua del lago di Garda e l’incombenza del massiccio del monte Baldo, che garantiscono una costante e sostenuta ventilazione nei vigneti del Chiaretto (il Garda è molto frequentato per gli sport della vela e del windsurf). In genere il clima della zona è caratterizzato da estati moderatamente calde, quasi mai afose, e da inverni miti e mai troppo rigidi, tanto che in zona è ampiamente diffusa, per queste favorevoli condizioni, la coltivazione dell’olivo.

 

UVE

Il Chiaretto di Bardolino viene ottenuto prevalentemente dall’uva autoctona corvina veronese, ampiamente coltivata in tutto il territorio della provincia di Verona: attualmente può essere usata fino all’80%, mentre dalla vendemmia 2019 la quota di utilizzo di corvina si spingerà fino al 95% (fino a qualche anno fa se ne usava al massimo il 65%). L’uva complementare della corvina è la rondinella, che viene aggiunta obbligatoriamente nella composizione ampelografica del Chiaretto, fino ad un massimo del 20%.

CORVINA VERONESE

Si tratta senza dubbio del vitigno a bacca rossa più importante della provincia di Verona, dove è ampiamente diffuso e declinato tradizionalmente al femminile. Nonostante ciò non è ricchissima la documentazione storica che lo riguarda: le citazioni più antiche si devono al Peccana che nel suo libro De’ problemi del bever freddo del 1627 ricorda, fra i vari tipi di vino adatti alle mescolanze con acqua fredda, i vini corvini. Per avere notizie più precise e attendibili dobbiamo aspettare Marani (1775) che consiglia la corvina per le “campagne magre”. Pollini (1818) descrive diverse corvine coltivate soprattutto in Valpolicella, tra le quali un biotopo denominato zervei de gatto che pare avvicinarsi molto all’attuale corvina veronese. Oggi appare chiaro che esistono la corvina – con vari biotipi individuati e riconosciuti, come la rara corvina rizza, molto diffusa prima dell’avvento della fillossera, e la corvina gentile – e il corvinone che, considerato per anni una mutazione della corvina veronese, è stato recentemente classificato come varietà indipendente.

La corvina è attualmente ben presente in tutta la parte occidentale della provincia di Verona, in particolar modo sulle sponde del lago di Garda e nella Valpolicella Classica; ha una limitata diffusione in provincia di Brescia ed è varietà autorizzata in quella di Sondrio (dove è chiamata corvino). Il grappolo si presenta di dimensioni medie, allungato, cilindrico-piramidale, piuttosto compatto e con un’ala spesso lunga (in questo caso è usualmente definita corvina doppia). L’acino è di media grandezza e di forma quasi elissoidale; la buccia, di uno splendido blu violaceo, è spessa e consistente, molto pruinosa, e contiene una polpa dal sapore semplice e dolce. Matura in epoca medio-tardiva, pertanto la vendemmia generalmente si compie nelle ultime giornate di settembre e nelle prime di ottobre.

RONDINELLA

È considerato il vitigno più facile e diffuso della Valpolicella, tanto per la regolarità produttiva quanto per la grande resistenza alle malattie e la buona predisposizione all’appassimento. Non si hanno notizie antecedenti al 1800: Paronetto individua le prime notizie sul rondinella nella Monografia agricola della provincia di Verona del 1882. Il suo sviluppo è probabilmente da mettere in relazione con l’introduzione dei portainnesti di piede americano a seguito della fillossera, che ha favorito molti vitigni regolari come il rondinella (poco più di trenta anni fa occupava quasi il 50% dei vigneti veronesi, a testimonianza della lunga tradizione e della grande fiducia dei produttori nell’affidabilità del vitigno).

Deve probabilmente il nome all’intenso colore scuro della bacca, simile al nero piumaggio delle rondini. La sua presenza, limitata nella provincia di Mantova, è molto rilevante nel Veronese: qui si trova con grande facilità nei vigneti iscritti all’albo delle denominazioni Bardolino e Valpolicella, dove entra negli uvaggi consentiti con percentuali variabili. Il grappolo è medio, piramidale, con una o due ali piuttosto evidenti. L’acino, generalmente medio ma di dimensione non costante, è sferoidale, con buccia di medio spessore e consistenza, di colore nero violaceo e ricoperto di pruina. Matura alla fine della terza epoca, generalmente verso la fine di settembre.

 

VINIFICAZIONI E TIPOLOGIE

Il disciplinare di produzione prevede che il Chiaretto di Bardolino possa essere vinificato anche nella tipologia Spumante, Frizzante e da rifermentazione in bottiglia senza sboccatura. Tutte le tipologie prevedono una resa massima di uva per ettaro di 120 quintali.

Attualmente – ovvero dopo la lunga e proficua riflessione che ha investito i produttori del Chiaretto a partire dal 2014 (è stata chiamata la Pink Revolution) e che ha portato alla definizione di un nuovo stile di vino per la Denominazione, seguito dalla quasi totalità dei produttori – il Chiaretto viene prodotto mediante pressatura soffice delle uve, con tempi di macerazione piuttosto brevi (da 3-4 fino a 12 ore). Non viene più usata la tecnica del salasso, com’era più usuale un tempo, ed è stata assolutamente bandita la pratica dell’appassimento delle uve: pertanto il Chiaretto deve essere prodotto solo con uve fresche.

Queste tecniche di vinificazione, unite alle caratteristiche della corvina veronese – che è un’uva povera di antociani, ovvero di sostanze coloranti, così come la rondinella – portano a produrre vini dal profilo molto delicato, tenui nei colori e dal timbro olfattivo segnato da spiccate sensazioni di agrumi (arancia, mandarino, pompelmo rosa), proprie della corvina vinificata con modalità riduttive. L’acidità è sempre molto viva e in genere esalta una componente sapida piuttosto incisiva: i suoli di quest’area del Garda, formatisi dopo 4 diverse glaciazioni che hanno trasportato nella zona numerosi detriti dalle Alpi, sono infatti ricchissimi di sali minerali. Il finale di bocca del Chiaretto è in genere leggermente tannico, e questo rende il vino ancora più adatto alla tavola, aumentando le sue già grandi potenzialità di abbinamento con il cibo.

Infine è stato dimostrato, da recenti e ripetute degustazioni, che il Chiaretto di Bardolino ha la propensione ad invecchiare piuttosto bene nei 4-5 anni successivi alla vendemmia: aumenta la sua complessità olfattiva, che si arricchisce di sottili ed eleganti venature speziate, e rimane intatta il suo solido nerbo acido-sapido.