Cantina della Volta: il Lambrusco con il cuore in Champagne

«Se pensi alle zone che fanno Metodo Classico, considereresti subito il Modenese?» chiede Angela a Fabrizio Gallino, moderatore della degustazione. Ebbene sì, proprio da qui, arrivano versioni di Lambrusco di Sorbara quasi anarchiche.

«Sono figlio di un metodo e non di un territorio»

Con questa citazione volutamente provocatoria Angela Sini inizia a parlarci della realtà Cantina della Volta, di cui è socia. Una serata frizzante a La Banca del Vino, per raccontare la storia di un produttore con un rivoluzionario approccio al proprio territorio.

 

 

Nel 2010 nasce Cantina della Volta, nei locali della storica cantina Bellei, lì dove le barche facevano “la volta” sulla darsena del naviglio di Bomporto per riprendere strada verso Modena. Ma tutto è iniziato molto prima, nel 1920, con Francesco Bellei, il bisnonno dell’attuale proprietario, Christian Bellei.

Siamo invece intorno alla metà degli anni ‘70 quando Giuseppe – padre di Christian – e un gruppo di amici si accorgono che il prodotto che passava in autoclave e restava più limpido era maggiormente apprezzato rispetto ai rifermentati in bottiglia. Appassionato di bollicine, si ferma a lungo in Champagne per capire come creare un vino ancora più elegante.

Cerca, rientrato in Emilia, un territorio simile a quello della famosa regione d’Oltralpe: lo trova a Serramazzoni, sulla collina modenese, dove il terreno è calcareo argilloso con gesso superficiale. Ne invia campioni agli amici francesi e, una volta ricevuta la loro approvazione, si fa mandare le barbatelle di chardonnay e pinot nero.

Ma non si ferma qui. Decide di mettersi alla prova coniugando il Metodo Classico e l’uva del proprio territorio, il lambrusco o meglio “i lambruschi”. La prova la supera a pieni voti il Sorbara, in purezza, con cui ricerca e si avvicina alle acidità dello Champagne.

 

Ed è così che si diventa «figlio di un metodo e non di un territorio».

Perché solo con gli anni si comprende come il territorio si traduca, venga fuori attraverso il metodo che si è scelto di utilizzare. E per fare il Metodo Classico diventano fondamentali la gestione attenta della vigna e la cura del grappolo, concetti che non appartenevano a questa zona, storicamente vocata alle grandi quantità.

 

Gli assaggi ci permettono di fare un viaggio tra annate, colori e sentori, a dimostrazione della versatilità e del carattere del lambrusco, vitigno dalle mille sfaccettature.

Prendiamo ad esempio il M. Cl. Christian Bellei 2015 (sboccatura 2020 e 38 mesi sui lieviti). È provocatorio: la pellicola rossa che lo avvolge, il packaging così riconoscibile, lascia invece spazio a un vino totalmente spogliato del suo colore.

Ma perché creare un Lambrusco bianco? Per raggiungere il cuore del Sorbara e alzare l’asticella della propria conoscenza di questo vino. Un Blanc de Noir spiazzante, che valorizza appieno gli sforzi di sperimentazione con il Metodo Classico.

Si gioca sulla macerazione nel Lambrusco di Sorbara M. Cl. Rosé 2016 e nel M. Cl. La Prima Volta 2016. Trenta minuti nel primo e 2,5 ore nel secondo, per donare sfumature di rosa incredibilmente diverse. Leggiadro e delicato il Rosé, più marcato nei sentori tipici di frutta rossa La Prima Volta.

Territoriale e fresco il Lambrusco di Sorbara M. Cl. Brutrosso 2018. Con i suoi 24 mesi sui lieviti ha frutto fragrante, tannino e acidità. L’ultimo nato tra i Lambruschi di casa, perfetto per chi vuole entrare in punta di piedi in questo mondo.

Prodotti popolari portati all’eccellenza, come anche il Lambrusco di Sorbara Rimosso 2019: un rifermentato non sboccato, prodotto per mantenere la tradizione e la tipicità della zona. Ricorda il vino dei nonni, quello che si è sempre bevuto. Vino gastronomico per eccellenza con cui non si può che giocare sull’abbinamento.

L’incipit e la chiusura della serata hanno dato un attimo di pausa al lambrusco, per passare a vitigni internazionali: prima il M. Cl. Il Mattaglio Dosaggio Zero poi il M. Cl. Il Mattaglio Blanc de Noirs 2011. Non dosato, fresco, immediato e dalla grande acidità. Il Mattaglio è uno chardonnay (con saldo di pinot nero) da sboccatura 2020 su una vendemmia 2016. Una bellissima annata, che riesce a far esprimere al meglio il bicchiere.

Chiusura con una 2011 (sboccatura 2018), servita in magnum, che arriva dalla tenuta di Riccò. Fatto solo in annate di eccellenza, matura 72 mesi sui lieviti. Ha una bollicina fine e profonda. Leggera nota ossidativa al naso ma in bocca verve sapida.