Canaiolo Nero: un vitigno antico, sempre più attuale. Le migliori etichette in commercio

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

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CANAIOLO NERO

 

L’origine di questo vitigno non è sicura ma è comunque molto antica: De’ Crescenzi (1303) lo cita con il nome Uva Canajuola e ne parla come di una «bellissima uva e da serbare». Altri autori importanti come Soderini (1622) lo descrivono come Canaiolo Nero e come Uva Canaiola Colore. Con il nome Canaiolo Colore è citato anche da Villafranchi (1773) e Acerbi (1825).

In epoche più recenti ha subito molto spesso una erronea identificazione con altre varietà con le quali si trovava mescolato nelle coltivazioni promiscue, in particolare con il sangiovese, il ciliegiolo e il canina nera. Alla fine è stato iscritto, come varietà autonoma, al Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970.

Il suo particolare nome pare derivare dal fatto che il periodo dell’invaiatura cade nei dies caniculares – i giorni canicolari (24 luglio-24 agosto) – oppure dal caratteristico sapore amarognolo dell’uva e del vino che potrebbe ricordare la rosa canina.

Dal Canaiolo Nero si è sviluppato, come mutazione genetica, il Canaiolo Rosa: secondo alcuni questa varietà – il termine Rosa si deve ovviamente al colore delle bucce – fu individuata durante una selezione clonale del canaiolo Nero nel vigneto di un’azienda della zona della Doc Montecarlo, in provincia di Lucca. Un’altra ipotesi invece lo vuole ritrovato nel comune di Rignano sull’Arno, in provincia di Firenze, dove pare fosse coltivato da oltre cinquant’anni e dove è tuttora, seppure scarsamente, presente.

Geneticamente differente dal Canaiolo Nero è anche il Canaiolo Bianco coltivato tradizionalmente nell’area centrale e centromeridionale della Toscana: le prime documentazioni della sua presenza nella regione si trovano in Gallesio (1817) e successivamente nei testi di Targioni Tozzetti (1858), Di Rovasenda (1877) e Marzotto (1925). Oggi la sua diffusione è piuttosto limitata e si concentra nelle province di Firenze, Prato, Arezzo, Siena e Pisa; è stato individuato anche in Umbria, in particolare nel territorio di Orvieto. È previsto esplicitamente, assieme ad altre varietà, nella composizione dei vini delle Doc Barco Reale di Carmignano e Bianco della Valdinievole.

La Toscana è l’area di diffusione più vasta del Canaiolo Nero, ma lo si può trovare anche nelle altre regioni della fascia centrale della penisola – Lazio, Umbria, Marche – e in Liguria.

È uno dei vitigni storici della formulazione tradizionale del Chianti e ancora oggi può entrare come vitigno complementare nel disciplinare del Chianti Classico, del Nobile di Montepulciano, del Rosso di Montepulciano, del Carmignano, del Colli dell’Etruria Centrale, del Montecarlo e del San Gimignano.

Il grappolo è di media grandezza, tozzo o piramidale, spargolo e fornito di una o due ali. L’acino è mediamente grosso e subrotondo, con buccia di spessore medio, piuttosto consistente, pruinosa e di colore blu violaceo. Giunge a maturazione generalmente in epoca media, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre.

Sono pochi i casi di vinificazione del Canaiolo Nero in purezza: in genere le caratteristiche organolettiche sono quelle di un vino con un buon tenore alcolico, ricco di corpo, di estratti e di morbidezza, con aromi di frutta rossa e tendenza a un leggero finale amarognolo. Aldilà di queste indicazioni generali esistono aziende in Umbria e in Toscana che stanno cercando di ottenere buoni risultati con questa varietà: qui di seguito un breve elenco di alcune cantine che producono etichette molto interessanti di Canaiolo, tutte recensite in Slow Wine 2020.

 

TOSCANA, in ordine alfabetico:

 

CASA ALLE VACCHE, San Gimignano (SI)

La famiglia Ciappi è proprietaria di Casa alle Vacche dalla metà degli anni Cinquanta. Da sempre viticoltori, inizialmente vendevano vino sfuso. Oltre alle altre etichette oggi imbottigliano anche un Canaiolo 2018 (2.500 bt; 12 €) molto interessante, speziato, aromatico, dalla bocca morbida ed equilibrata.

CASTELDELPIANO, Licciana Nardi (MS)

Questa bella realtà della Lunigiana, prima cercata e poi sviluppata da Andrea Ghigliazza e Sabina Ruffaldi, propone una vinificazione in rosa del Canaiolo Nero: il Clarè 2018 (2.000 bt; 11 €) è un vino leggiadro e deciso, dotato di un tannino fragrante e di una dinamica succosa, da servire a temperatura da bianco.

CASTELVECCHIO, San Casciano in Val di Pesa (FI)

Immersa in uno splendido angolo del territorio del Chianti Colli Fiorentini, circondata da vigne e olivi, Castelvecchio segue la filosofia sposata dai fratelli Filippo e Stefania Rocchi: il loro Numero 8 2016 (4.000 bt; 15 €) proviene da un vigneto di Canaiolo Nero di 45 anni: è deciso ma armonico, con un finale affumicato.

FATTORIA ORMANNI, Poggibonsi (SI)

Questa tenuta storica, un tempo appartenuta addirittura ai Medici (come dimostra lo stemma che campeggia sulla facciata della villa) oggi è di proprietà della famiglia Brini Batacchi, che l’acquistò nel lontano 1818. La classicità delle etichette di Ormanni è rappresentata perfettamente dal Canaiolo 2018 (2.000 bt; 10 €), vino identitario, dai freschi sentori floreali, dotato di succosità e facilità di beva invidiabili.

LA QUERCE, Impruneta (FI)

Le vigne di Canaiolo si estendono attorno alla villa nobile di questa azienda che produce vino sin dal Seicento (prende il nome da una quercia situata all’ingresso lungo la strada verso Impruneta, purtroppo abbattuta dai tedeschi alla fine della Seconda guerra mondiale). Il Belrosso 2018 (2.200 bt; 9 €), Canaiolo in purezza, ci delizia con un naso vinoso ma non banale, suadente ed elegante, con il frutto in primo piano; in bocca è equilibrato, con tannini appena percettibili.

OTTOMANI, Greve in Chianti (FI)

Ottomani nasce dall’amicizia di quattro giovani studenti universitari (Cosimo Pecorini, Leonardo Bonelli, Andrea Malavolti ed Enrico Giovannini) che hanno deciso di provare a mettere in pratica quanto appreso negli studi, cominciando a vinificare in un garage uve acquistate da piccoli produttori locali. Il loro Canaiolo 2017 (600 bt; 51 €) è una chicca per pochi: prodotto con una selezione dei migliori grappoli delle vigne più vecchie, si presenta con grande stoffa e profondità gustativa.

POGGIO AL SOLE, Tavarnelle Val di Pesa (FI)

Era il 1990 quando Giovanni Davaz ha deciso di investire in questo angolo di paradiso, portandosi dietro tutto il bagaglio enologico accumulato in anni di esperienza presso l’azienda di famiglia in Svizzera. Il suo Trafiore 2017 (2.500 bt; 14 €), canaiolo nero in purezza, è un trionfo di espressione varietale: il sorso è fresco e guizzante, con un tannino finissimo.

VALLONE DI CECIONE, Panzano in Chianti (FI)

Le vigne di Canaiolo circondano i casali e la cantina, incanalandosi nella piccola vallata sottostante: i terreni sono composti perlopiù da alberese e pietraforte, con lame di argilla che affiorano disordinatamente. Fortemente identitario, il Canaiolo 2018 (4.000 bt; 17 €) è floreale e raffinato: si sviluppa setoso in bocca, chiudendo con un’ottima scia minerale.

 

UMBRIA, in ordine alfabetico

 

FATTORIA LE POGGETTE, Montecastrilli (TR)

Franco Santucci è l’agronomo e responsabile di cantina dell’azienda della famiglia Lanzetta. La sua idea enologica si esprime perfettamente nel Canaiolo 2015 (12.000 bt; 11 €), un vino di grande beva: presenta profumi intensi di fragola matura e più leggiadri di geranio e rosa, ma anche note di tabacco; la bocca è dinamica e succosa, con tannini solo accennati, ben equilibrati dalla viva acidità.

FONTESECCA, Città della Pieve (PG)

Il progetto di questa azienda si deve all’intraprendenza e alla passione per il vino di Paolo Bolla, che lo hanno portato dal Veneto a Città della Pieve quasi 20 anni fa. L’azienda è posta a 350 metri di altitudine, in un piccolo anfiteatro che mirabilmente domina la valle al confine con la Toscana, davanti al monte Cetona. Il Canaiolo 2017 (1.250 bt; 15 €) è fresco e polposo, dal tannino avvolgente e dalla beva sapida.