Cagnulari, la varietà rossa del sassarese. Le migliori (ma poche) etichette in commercio

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

Per visualizzare le “puntate precedenti”, ovvero i post pubblicati su altre varietà, cliccate alla voce Vitigni d’Italia nella lista Argomenti qui a lato.

 

CAGNULARI

 

Il vitigno a bacca nera Cagnulari – talvolta chiamato Cagniulari – è diffuso in maniera significativa nei vigneti del Sassarese, mentre nelle altre province della Sardegna è quasi assente.

Per questa ragione, probabilmente, non è quasi mai citato nei testi di ampelografia dei secoli scorsi che prendevano in considerazione – come nel caso dei lavori di Manca (1780) e Moris (1837) – soprattutto le varietà presenti nel Cagliaritano. Presenta una certa affinità con il bovale, varietà a cui molti studiosi lo hanno associato, ipotizzando che anche il cagnulari sia giunto in Sardegna dalla Spagna, in seguito al dominio aragonese nel Seicento. Altri studi invece sostengono che sia stato introdotto dalla Francia meridionale nell’Ottocento.

In ogni modo nei dintorni di Sassari ha trovato il suo habitat ideale e probabilmente si è distinto dal clone originario. Di Rovasenda (1877) trova che per alcuni caratteri sia molto simile al Monastrell spagnolo e al Mourvèdre francese. In Gallura assume i sinonimi Calda Reio o Caldareddu, mentre ad Alghero è chiamato Cagliunari. Non si hanno spiegazioni soddisfacenti sull’origine del nome.

È diffuso quasi esclusivamente in provincia di Sassari (dove copre circa il 13% della superficie vitata), in particolare nei comuni di Ossi, Tissi, Ittiri, Usini, Uri e Sorso. È vinificato in genere assieme ad altri vitigni rossi, come il cannonau e il pascale.

Iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970, nel 1995 è stata riconosciuta la tipologia in purezza nell’ambito della Doc Alghero.

Il grappolo ha di solito dimensioni medie e forma cilindrico-conica; semiserrato, raramente risulta essere provvisto di ali. L’acino è di media grandezza e di forma sferoidale, con buccia spessa e consistente, mediamente pruinosa e di colore nero violaceo. Si raccoglie in genere nelle ultime giornate di settembre o all’inizio di ottobre.

Di seguito il brevissimo elenco – in ordine alfabetico – delle poche aziende che producono etichette interessanti di Cagnulari, tutte recensite in Slow Wine 2020.

 

CHERCHI, Usini (SS)

Questa storica azienda sarda ha il merito di aver sempre creduto nel cagnulari, promuovendolo e valorizzandolo da tempo, come riconoscono anche le altre realtà di Usini. Salvatore Cherchi conduce la cantina con l’aiuto della sorella Grazia, addetta alla parte commerciale; in cantina c’è Mariano Calzoni a supporto dell’enologo Piero Cella. Solo acciaio per la vinificazione del Cagnulari 2018 (40.000 bt; 14 €), una perfetta espressione varietale, da manuale. Ricco e opulento il Luzzana 2017 (20.000 bt; 19 €), blend paritario di cagnulari e cannonau, debitamente affinato in botti di rovere

 

CHESSA, Usini (SS)

Giovanna Chessa si dedica con passione ai nuovi progetti di crescita dell’azienda di famiglia, che vanno dall’acquisizione di piccoli appezzamenti (tra i comuni di Usini e Tissi) alla costruzione di una nuova cantina. Lei stessa segue le vinificazioni, sempre supportata in campo da papà Luigi. Il Cagnulari 2018 (29.000 bt; 15 €) è consistente ed espressivo, rivela sentori varietali di frutta rossa, erba e muschio su un corpo armonico e ben strutturato. Piccole percentuali di cannonau e un adeguato passaggio in tonneau danno al Lugherra 2016 (4.000 bt; 29 €) eleganza ed equilibrio tra olfatto e palato.

 

NURAGHE CRABIONI, Sorso (SS)

Nuraghe Crabioni è una bella storia da raccontare: nel 2003 Augusto Seghene ha deciso di tornare a Sorso, suo paese di origine. Ha piantato 3 ettari di vigna in località Maritza e nello stesso anno, con due fratelli imprenditori veneziani, ha fondato la società agricola Tresmontes, che ha rilevato altri 23 ettari. Oggi Nuraghe Crabioni ha 20 ettari vitati, di cui 17 in produzione. Il Sussinku Rosso 2017 (7.000 bt; 16 €) è un Cagnulari dal profilo olfativo ricco e complesso, con una spezia pungente e una bella progressione sapida; sul finale il tannino è ben integrato.