Buone nuove dall’Umbria

Periodo di assaggi senza tregua. Nonostante l’emergenza sanitaria sia ancora alta, siamo nel cuore delle degustazioni regionali che, messe tutte insieme, scriveranno la Guida Slow Wine 2021. Un volume  pieno di novità che a suo tempo vi sveleremo.

Mi trovo in questi giorni in Umbria e proprio oggi ho portato a termine gli assaggi di questa splendida regione italiana. Grazie al Consorzio di tutela del Sagrantino di Montefalco – un grazie non retorico data l’estrema difficoltà di organizzare le degustazione conforme alle normative emergenziali di questo periodo – è stato possibile in un paio di giorni passare in rassegna la selezione operata dai nostri collaboratori della produzione enologica di quest’anno.

Sono molto contento di questi giorni. Sempre di più i viticoltori umbri stanno mostrando, finalmente, un’idea originale di interpretazione enologica  a corollario di una sapienza agronomica ancestrale da queste parti che è possibile cogliere da subito nel semplice gesto di osservazione del paesaggio circostante.

Nel 2015 scrivevo agli albori di questa rinnovata consapevolezza “Un fermento, è proprio il caso di dirlo, molto positivo che attraverso la forza dell’entusiasmo è stato capace di far uscire la produzione viticola da anni di enologia ancorata a schemi troppo rigidi e algidi tecnicismi”. Dopo gli assaggi di quest’anno queste impressioni trovano una chiara conferma.

Al di là delle singole prestazioni, voglio qui sottolineare che la qualità enologica umbra ha saputo valicare la polarizzazione delle due zone più conosciute, Montefalco e Orvieto, per approdare a una produzione regionale complessa e per certi versi avvincente. I vitigni coinvolti, trebbiano spoletino, grechetto, ciliegiolo, sangiovese e gamay del Trasimeno, stanno corroborando i vini più conosciuti e affermati a livello nazionale a partire dagli anni Novanta. Oltre alla variabilità dei vitigni si trova una originalità di interpretazioni che, se da una parte può essere disorientante, dall’altro non può che incuriosire e invogliare ad approfondire sempre di più la conoscenza di tale rinnovata fisionomia viticola.

Nell’intenzione di approfondire a breve alcuni aspetti interessanti emersi in questi giorni umbri vorrei ribadire un elemento critico già emerso l’anno scorso durante i giorni dell’Anteprima del Sagrantino. Infatti parlando di Montefalco giustamente l’attenzione critica e produttiva si è concentrata per anni sul Sagrantino: vino principe della denominazione e forse il più famoso rappresentante alcolico della regione. Lungi dal voler distogliere l’attenzione su questo prestigioso vino vorrei però sottolineare le sempre più convincenti prestazioni del Rosso di Montefalco: vino comprensibile, godibile e succoso fin dalla gioventù.

A chiosa del post vi metto le riflessioni che feci alla fine di quei giorni di Anteprima e che, a maggior ragione, ritengo valide anche oggi:

Al fine di affiancare al Sagrantino l’eccellenza enologica di un intero territorio non sarebbe il caso di evidenziare l’enorme piacevolezza del Montefalco Rosso? Il disciplinare di produzione prevede per questa tipologia il sangiovese (60-80%), sagrantino (10-25%) e altre uve autorizzate (0-30%). Il Montefalco Rosso è un vino splendido di incredibile grazia gustativa comprensibile già nel breve periodo. Se valorizzato a dovere potrebbe amplificare il potenziale enologico a disposizione dell’areale di Montefalco attraverso un vino giocato sulla succosità, piacevolezza di beva e semplicità.

Sagrantino e Rosso potrebbero davvero rappresentare la doppia declinazione in rosso di un luogo splendido che ha nella tradizione gastronomica, la sincera ospitalità e un sapere agricolo ancora non delegato, elementi di incontestabile fascino e attrazione.

Foto © Consorzio Tutela Vini Montefalco