Bollicine d’Italia: le migliori etichette di Metodo Classico del Veneto (Prosecco escluso)

L’Italia, lo sappiamo, può vantarsi di produrre vino con storica tradizione in tutte le sue regioni. Forse solo la Spagna ci eguaglia su questo campo.

Le bollicine, e intendiamo in particolare quelle “nobili” prodotte con Metodo Classico, non fanno eccezione a questo privilegio: se in passato, in alcune regioni italiane, erano piuttosto rare le etichette prodotte con questa modalità è vero che oggi – sull’onda dell’evidente affermazione che hanno avuto sia la produzione che il consumo di vini spumanti nel nostro paese – troviamo ottime bottiglie di Metodo Classico in quasi tutti i distretti vitivinicoli d’Italia.

Ed è proprio su questa produzione che si concentreranno questi nostri articoli, che contiamo di pubblicare con scadenza settimanale.

Slow Wine insomma va alla ricerca per voi delle migliori bollicine regionali: seguiteci!

 

 

VENETO

 

 

In Veneto è attivo da più di un secolo uno dei due grandi distretti italiani di produzione di bollicine: è quello del Prosecco, che un tempo si limitava alla provincia di Treviso – in particolare nella “zona storica” delle Rive, ovvero quelle ripidissime colline che segnano il paesaggio tra Conegliano e Valdobbiadene, oggi territorio della Docg – mentre da qualche anno si è allargato anche in altre 4 province venete.

L’altro distretto è quello emiliano, che si estende nelle terre dei Lambruschi.

In questo articolo vorremmo però tralasciare il variegato mondo di produzione del Prosecco – alle cui versioni prodotte con Metodo Classico Gianpaolo Giacobbo aveva dedicato un post proprio poco tempo fa, che potete leggere cliccando qui – per esplorare quelle che sono “le altre bollicine” del Veneto, prodotte esclusivamente con varietà autoctone e con metodo Classico, nei vari territori vitivinicoli che compongono questa grande e articolata regione.

 

LESSINI DURELLO

Il Lessini Durello, è il Metodo Classico “per eccellenza” del Veneto. È un vino di confine, di grandissimo carattere, che raccoglie in sé e racconta tutte le caratteristiche del territorio in cui nasce, ovvero la zona dei monti della Lessinia, compresa tra le province di Verona e Vicenza: ambienti di alta collina, incontaminati e di spettacolare impatto paesaggistico, che salgono fino ai 1.700 metri di altezza. Questo è il territorio di elezione dell’uva durella, da cui il vino prende il nome, apparsa in queste zone già in epoca preistorica. Un vitigno che vegeta perfettamente su questi terreni di alta collina, caratterizzati da un incredibile residuo fossile: qui l’uva regala ai vini caratteristiche iodate e minerali, oltre a un’acidità nervosa e vibrante che la rende ideale per la spumantizzazione.

Non sono tante le cantine che si cimentano con le vinificazioni con metodo Classico – come impone il disciplinare della Doc – della durella, ma tutte garantiscono etichette di grande qualità. Segnaliamo in ordine alfabetico quelle che, a nostro avviso, ci sembrano le migliori.

Cantina Tonello, Lessini Durello ioTeti 2016: agrumato, agile e incisivo.

Ca’ Rugate, Lessini Durello Pas Dosé Amedeo Riserva 2015: croccante, minerale e cangiante.

Casa Cecchin, Lessini Durello Extra Brut Nostrum 2015: tenace, grintoso ma anche delicato.

Corte Moschina, Lessini Durello Brut Nature Riserva 2013: floreale, salino e molto fresco.

Dama del Rovere, Durello Brut 24 mesi: intenso, fresco, di grande mineralità.

Dal Maso, Lessini Durello Pas Dosé Riserva 2016: intensamente fruttato, cremoso e sapido.

Sandro De Bruno, Lessini Durello 100 mesi: naso di frutta esotica e agrumi, gentile e carezzevole al palato.

Fongaro, Lessini Durello Brut 2014: iodato, balsamico, assai persistente nel finale salino.

Giannitessari, Lessini Durello Extra Brut 60 mesi Riserva 2013: floreale, energico e gustoso.

 

 

 

CHIARETTO DI BARDOLINO 

Nel comprensorio del Bardolino, che abbraccia le sponde venete del lago di Garda, troviamo principalmente due tipologie di vinificazione della corvina, principale vitigno a bacca rossa della zona: in rosso (Bardolino) e in rosa (Chiaretto di Bardolino). Negli ultimi anni ha preso sempre più piede, con risultati via via più convincenti, la produzione “un po’ speciale” di Chiaretto con le bollicine, sia nelle versioni da metodo Charmat e sia in quelle, minoritarie nei numeri, da metodo Classico.

Tra queste ultime va senza dubbio segnalato il Chiaretto di Bardolino Metodo Classico Enrico Gentili, prodotto dai fratelli Enrico ed Elisa Gentili, che gestiscono da qualche anno l’azienda di famiglia a Caprino Veronese. La permanenza per 24 mesi sui lieviti dà vita a un palato elegante e risoluto, dotato di grande sapidità e freschezza, in cui emergono piacevoli note agrumate; il finale è lungo, asciutto e sapido.

 

SOAVE

La denominazione Soave è conosciuta in tutto il mondo per l’ottima produzione di vini bianchi che hanno origine sui terreni vulcanici che caratterizzano questa area. La garganega – il vitigno a bacca bianca che origina il Soave e altre denominazioni attigue (Gambellara su tutte) – da sempre dimostra di avere una grande duttilità enologica: è perfetta per dare origine a vini bianchi fermi (giovani e/o propensi ad un lungo affinamento) ma anche il famoso Recioto di Soave, vino dolce da uve appassite. Non va dimenticata l’attitudine che dimostra nelle vinificazioni con metodo Charmat e soprattutto con metodo Classico.

Non sono molti i produttori che si cimentano con quest’ultima tecnica di spumantizzazione: tra loro questi si dimostra sempre garanzia di qualità il Metodo Classico Camillo della storica cantina della famiglia Gini, di Monteforte d’Alpone. Realizzato solo nelle annate più fresche, quando le uve garantiscono la giusta vena di acidità, si esprime nel bicchiere con grande vivacità di beva, sorso lungo e profondo e tanta gustosa piacevolezza.

 

 

 

RABOSO

Il raboso Piave – vitigno originario della zona del basso bacino del Piave, compreso dalle province di Treviso e Venezia, diffuso anche nel comprensorio di Bagnoli (in provincia di Padova, dove viene riconosciuto con il nome di friularo), che non va confuso con il raboso veronese – è un vitigno molto duttile e di spiccata acidità, che si dimostra molto valido nelle vinificazioni in rosso da uve leggermente appassite – come succede nella Docg Piave Malanotte – così come nelle produzioni di ottimi spumanti da metodo Classico. Tra questi segnaliamo senza dubbio un’etichetta che garantisce ottima continuità qualitativa: si tratta del Raboso Rosato Spumante Redentor dell’azienda Tessére di Noventa di Piave (VE), che si presenta alla vista con un bel tono cipria; al naso propone intensi profumi di piccoli frutti rossi e agrumi, per un sorso energico e gustoso, ben equilibrato e persistente.