Bollicine delle regioni italiane: le migliori etichette di Metodo Classico dell’Umbria.

L’Italia, lo sappiamo, può vantarsi di produrre vino con storica tradizione in tutte le sue regioni. Forse solo la Spagna ci eguaglia su questo campo.

Le bollicine, e intendiamo in particolare quelle “nobili” prodotte con Metodo Classico, non fanno eccezione a questo privilegio: se in passato, in alcune regioni italiane, erano piuttosto rare le etichette prodotte con questa modalità è vero che oggi – sull’onda dell’evidente affermazione che hanno avuto sia la produzione che il consumo di vini spumanti nel nostro paese – troviamo ottime bottiglie di Metodo Classico in quasi tutti i distretti vitivinicoli d’Italia.

Ed è proprio su questa produzione che si concentreranno questi nostri articoli, che contiamo di pubblicare con scadenza settimanale.

Slow Wine insomma va alla ricerca per voi delle migliori bollicine regionali: seguiteci!

 

 

UMBRIA

 

Come in molte altre regioni italiane anche in Umbria, nell’ultimo decennio, si è preso a produrre buone bottiglie con Metodo Classico, utilizzando varietà internazionali ma anche vitigni autoctoni storicamente radicati in questa regione.

Una piccola rassegna delle aziende che si sono cimentate con questa modalità di produzione, con l’indicazione delle migliori etichette assaggiate di recente.

 

La (recente) storia delle bollicine in Umbria

LA PALAZZOLA – Stroncone (TR)

L’azienda sorge in una zona collinare nel comune di Stroncone dove i vigneti, allevati a cordone speronato e ad alberello, sono lasciati liberi di esprimere le proprie potenzialità senza uso di erbicidi o di lavorazioni al suolo. Qui esprime tutto il suo estro e la sua passione per il vino Stefano Grilli, personaggio poliedrico e lungimirante, affermato enologo, sperimentatore, amante della storia e molto altro. Il suo percorso produttivo è sempre caratterizzato da continue idee e sperimentazioni; un cammino che da moltissimi anni guarda soprattutto al mondo della spumantistica, con risultati sorprendenti e fortemente innovativi.

Attualmente sono in commercio il Brut Riesling 2016 – che ha perlage fitto e cremoso, intensi profumi di albicocca candita, bocca agile e di spiccata sapidità – e il Brut Gran Cuvée Collezione 2016, da uve pinot nero e chardonnay, che al naso propone note di zabaione e pane tostato mentre al palato risulta ampio, ben articolato e persistente.

 

non Si vive di solo Merlot

TRENTAQUERCE – Lugnano in Teverina (TR)

Trentaquerce è la piccola realtà vitivinicola in provincia di Terni dove Mariabarbara Conti – dopo importanti collaborazioni in varie zone d’Italia – ha saputo modellare la sua visione del vino, con un approccio del tutto personale. Qui la sua filosofia trova ampia libertà di espressione, in un percorso di artigianalità e naturalezza. I 3 ettari di vigneto, posti a un’altitudine media di circa 350 metri, sono circondati da boschi, olivi e frutteti: si coltiva solo una varietà, il merlot, con cui Mariabarbara produce due vini, uno fermo e uno con Metodo Classico.

Il 30 Merlot Extra Brut 2018, dotato di un’effervescenza fine ed elegante che persiste nel bicchiere per tutto l’assaggio, rimane per 18 mesi sui lieviti: si apre al naso con intensi profumi di crosta di pane e piccoli frutti rossi, mentre al palato ha succo fruttato e intensa sapidità, oltre ad una incisiva freschezza che allunga il sorso e lascia una bocca pulita e tersa.

 

Nelle grotte di tufo matura il Metodo Classico

DECUGNANO DEI BARBI – Orvieto (TR)

La cantina di Decugnano dei Barbi è collocata in un posto incantevole, un angolo di paradiso e di pace in terra, dove Enzo Barbi, proprietario e anima dell’azienda, ha gettato le fondamenta della sua visione enologica – senza dimenticare il percorso tracciato in precedenza dal padre – e dove realizza vini estremamente piacevoli, di approccio immediato e di deciso carattere. Le vigne sono collocate in un corpo unico su di una collina panoramica da cui si può ammirare, in lontananza, la rupe di Orvieto; nelle suggestive grotte scavate nel tufo, annesse alla cantina, riposano sulle pupitre le bottiglie di Metodo Classico.

Il Brut 2015, classico e sapiente blend di chardonnay e pinot nero, mostra subito un’effervescenza elegante e continua: al naso profuma di crosta di pane e frutta bianca matura, in bocca è scattante e profondamente minerale.

 

Competenza, giovialità e sperimentazione

CANTINA CENCI – Marsciano (PG)

Giovanni Cenci gestisce dal 2009 l’azienda di famiglia con grande entusiasmo, competenza e coinvolgente giovialità. Il suo lavoro poggia su solide fondamenta – ci sono tracce storiche del podere Anticello già nel 1389 – costruite alla metà del secolo scorso quando il nonno Mario selezionò cloni di viti maritate ai gelsi e iniziò l’impianto di nuovi vigneti. Questo “tesoro” da qualche anno è stato preso in carico da Giovanni, ritornato a casa dopo una pluriennale esperienza in diverse cantine di Bordeaux.

La sua innata voglia di sperimentare si è concretizzata di recente sulla produzione di un Metodo Classico: con il suo Trebbiano Pas Dosè 2016 è riuscito a coniugare tecnica e radicamento territoriale, scegliendo le uve autoctone del trebbiano. Dopo 28 mesi di permanenza sui lieviti (e successivo dégorgement manuale) si presenta con colore dorato e fine perlage; al naso esprime sentori delicati e sottili, mentre la bocca è dinamica e avvolgente.

 

E c’è chi sperimenta l’Ancestrale…

Ovunque in Italia, negli ultimi anni, si sono moltiplicate le etichette di vini prodotti con il metodo “antico” della rifermentazione naturale in bottiglia senza sboccatura, che molti definiscono “metodo ancestrale”. L’Umbria non ha fatto eccezione! Segnaliamo le cinque aziende che, a parere nostro, hanno mostrato “di saperci fare” con questa tecnica.

Omero Brunetti, Giano dell’Umbria (PG): Sui Lieviti 2019 – prodotto con varie uve bianche presenti in azienda (trebbiano, grechetto, malvasia di Candia e moscato) – è schietto, fruttato, rilassato.

Cantina Ninni – Spoleto (PG): L’Edoardo 2019 è un Metodo Ancestrale da trebbiano spoletino, floreale, incisivo e leggiadro

Di Filippo – Cannara (PG): il rifermentato in bottiglia da uve grechetto Malafemmena Bianco 2019 è citrino, floreale e teso.

Fattoria Mani di Luna – Torgiano (PG): Glu Glu 2019 è un ancestrale prodotto interamente con uve procanico, citrino, agrumato e cangiante.

Madrevite – Castiglione del Lago (PG): Futura 2019, Metodo Ancestrale da uve trebbiano spoletino, è agile, fruttato e delicato.

 

 

 

 

 

Questo articolo, leggermente modificato, è apparso anche sulla rivista online di Civiltà del Bere, con il titolo “Gli altri spumanti: l’ascesa dell’Umbria”.