Bollicine delle regioni italiane: le migliori etichette di Metodo Classico della Valle d’Aosta.

L’Italia, lo sappiamo, può vantarsi di produrre vino con storica tradizione in tutte le sue regioni. Forse solo la Spagna ci eguaglia su questo campo.

Le bollicine, e intendiamo in particolare quelle “nobili” prodotte con Metodo Classico, non fanno eccezione a questo privilegio: se in passato, in alcune regioni italiane, erano piuttosto rare le etichette prodotte con questa modalità è vero che oggi – sull’onda dell’evidente affermazione che hanno avuto sia la produzione che il consumo di vini spumanti nel nostro paese – troviamo ottime bottiglie di Metodo Classico in quasi tutti i distretti vitivinicoli d’Italia.

Ed è proprio su questa produzione che si concentreranno questi nostri articoli, che contiamo di pubblicare con scadenza settimanale.

Slow Wine insomma va alla ricerca per voi delle migliori bollicine regionali: seguiteci!

 

 

VALLE D’AOSTA

 

 

L’attività vitivinicola della Valle d’Aosta può contare su poco meno di 300 ettari vitati, che si sviluppano per un terzo in collina e per due terzi in montagna. La produzione è quindi limitata a poco più di 2 milioni di bottiglie, suddivise nelle varie tipologie: vini rossi (maggioritari), vini rosa, vini bianchi, vini passiti e vini spumanti.

Si producono quindi bollicine anche in Valle d’Aosta e la cosa non dovrebbe stupire più di tanto se si considerano questi due aspetti: la presenza storica di varietà autoctone che ben si addicono alla spumantizzazione – vitigni a bacca bianca (ma anche pinot nero…) che a maturazione garantiscono ottima acidità e bassa gradazione alcolica – e il posizionamento della maggior parte dei vigneti in luoghi di grandi escursioni termiche, ideali per allevare uve che alla vendemmia risultano fresche e croccanti.

Qui di seguito una piccola rassegna delle migliori etichette di Metodo Classico prodotte in Valle e assaggiate di recente.

 

CAVE MONT BLANC DE MORGEX ET LA SALLE, Morgex (Ao)

Questa piccola realtà cooperativa (che produce circa 130.000 bottiglie all’anno) è nata nel 1983 per raccogliere l’eredità e dare nuovi stimoli alla tradizione vitivinicola dell’Association des Viticolteurs fondata dall’abbé Bugeat: attualmente conta su circa 80 soci conferitori che si dedicano principalmente alla coltivazione del prié blanc ai piedi del monte Bianco, tra gli 800 e i 1.100 metri di altitudine. Con questa varietà vengono confezionate due etichette di Metodo Classico (oltre a una prodotta in autoclave) di ottima fattura.

Il Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle Extra Brut Glacier 2016 si apre all’olfatto con intensi sentori di mela croccante e di lieviti: in bocca è teso e dritto, molto sapido e perfettamente asciutto nel lungo finale. Il Valle d’Aosta Blanc de Morgex et La Salle Blanc de Blanc Brut 2018 è più avvolgente e morbido volgente, è più avvolgente e morbido, ricco di note di frutta matura a cui si accompagna un palato ampio e ben composto, ricco di materia e attraversato da una vibrante vena acido-sapida.

 

ERMES PAVESE, Morgex (Ao)

Tra i piccoli vignaioli che operano nel comprensorio di Morgex Ermes Pavese è certamente il più rappresentativo, sia per qualità e sia per quantità di bottiglie prodotte: convinto sostenitore del terroir di Morgex e della sua varietà “principe”, il prié blanc, è attivo da tempo nel recupero di vecchie vigne poste sugli antichi terrazzamenti che si inerpicano sulle pendici del Monte Bianco, posti in genere attorno ai 1.000 metri di quota.

Anche nel suo caso all’ottima produzione di Metodo Classico – declinata in varie etichette – si aggiunge una bollicina prodotta in autoclave. Soffermandoci sulla prima tipologia segnaliamo il Valle d’Aosta Blanc De Morgex et de La Salle Pavese XXIV 2016 è un Metodo Classicoprofondo e teso, di grande fattura, giocato sul frutto maturo e su fragranti note floreali; in bocca è solido, gustoso e sferzante per l’incisiva vena acido-sapida che regala un grande allungo finale. Il Valle d’Aosta Blanc De Morgex et de La Salle Pavese XXXVI 2015 è ancora più complesso e sfaccettato: al naso regala intensi ricordi di erbe officinali e spezie, che accompagnano un frutto fresco e integro; al palato è avvolgente e ricco, con nota sapida evidente e chiusura perfettamente asciutta e tersa.

 

GROSJEAN VINS, Quart (Ao)

L’avventura vitivinicola della famiglia Grosjean prende avvio più di 50 anni fa partendo dallo storico vigneto Tzeriat, vero “orgoglio di famiglia”: nel tempo si è sapientemente sviluppata e, dai 6.000 metri originari, oggi si è arrivati a quasi 3 ettari di vigneto. La produzione attuale è oramai nelle mani dell’ultima generazione: il giovane Hervé si dedica anima e corpo alla coltivazione del pinot nero – che rappresenta la gran parte della superficie vitata – e delle altre varietà autoctone seguendo i dettami dell’agricoltura biologica.

Il Metodo Classico Extra Brut Rosé Montmary 2018 è il risultato di una cuvée di chardonnay e pinot nero: possiede un bell’impatto olfattivo, elegante e intensamente fruttato, a cui fa seguito un’impronta gustativa dinamica e incisiva, di ottima freschezza e di gustosa fragranza di frutto.

 

DI BARRÒ, Saint-Pierre (Ao)

L’azienda di Elvira Rini e del marito Andrea Barmaz è una bella e ormai consolidata realtà famigliare che ha preso avvio nel 1999. Fin dagli inizi si è data grande rilevanza alla coltivazione dei principali vitigni autoctoni e in cantina si continua sulla strada delle fermentazioni spontanee e dell’uso di lieviti indigeni selezionati dall’Institut Regional. Le vigne si trovano nel cuore della zona storica del Torrette, tra Sarre e SaintPierre, sulla sinistra orografica del fiume Dora; qui il concetto di viticoltura eroica trova una realtà evidente: vigne ben esposte sul crinale della montagna, talvolta molto scoscese e a picco sul fiume.

Il loro Metodo Classico Pas Dosé Blanc de Blancs Mirliflor 2016 è frutto di una cuvée ben riuscita di diverse varietà, autoctone e internazionali (pinot bianco, chardonnay, petite arvine e pinot grigio), che si esprime nel bicchiere con intensi profumi di frutta matura, miele e fiori secchi; il sorso è ricco e ben stratificato, con buona tensione e un finale asciutto e secco di grande piacevolezza.

 

 

 

 

 

 

Questo articolo, leggermente modificato, è apparso anche sulla rivista online di Civiltà del Bere, con il titolo “Gli altri spumanti: l’estrema Valle d’Aosta”.