Bollicine delle regioni italiane: le migliori etichette di Metodo Classico della Basilicata.

L’Italia, lo sappiamo, può vantarsi di produrre vino con storica tradizione in tutte le sue regioni. Forse solo la Spagna ci eguaglia su questo campo.

Le bollicine, e intendiamo in particolare quelle “nobili” prodotte con Metodo Classico, non fanno eccezione a questo privilegio: se in passato, in alcune regioni italiane, erano piuttosto rare le etichette prodotte con questa modalità è vero che oggi – sull’onda dell’evidente affermazione che hanno avuto sia la produzione che il consumo di vini spumanti nel nostro paese – troviamo ottime bottiglie di Metodo Classico in quasi tutti i distretti vitivinicoli d’Italia.

Ed è proprio su questa produzione che si concentreranno questi nostri articoli, che contiamo di pubblicare con scadenza settimanale.

Slow Wine insomma va alla ricerca per voi delle migliori bollicine regionali: seguiteci!

 

 

BASILICATA

 

 

In Basilicata la produzione di vino più consistente si concentra nel comprensorio del Vulture, l’antico vulcano che domina su un paesaggio stupendo per integrità e vocazione alla viticoltura.

Qui si produce principalmente Aglianico del Vulture, una Doc storica che, oltre al vino rosso corposo e ben strutturato che ben conosciamo, contempla anche la versione Spumante. Questa non è una stranezza ma la conseguenza di una tradizione che ha radici lontane: nei decenni del secondo dopoguerra era infatti consuetudine in zona produrre vini rossi frizzanti e spumanti dolci – più spesso moderatamente, ma talvolta anche decisamente dolci – che in buona parte venivano venduti e consumati fuori regione.

Oggi la produzione del Vulture si concentra sulle versioni ferme di Aglianico, giovani o di lungo invecchiamento, ma alcuni produttori hanno mantenuto o “reinventato” la produzione di vini con bollicine, utilizzando sia il Metodo Classico – come Cantina del Notaio e Terra dei Re – oppure preferendo le rifermentazioni in autoclave con metodo Charmat (Paternoster e Armando Martino).

 

Cantina del Notaio: esaltare l’aglianico con il Metodo Classico

Gerardo Giuratrabocchetti – figlio di una storica famiglia di notai di Rionero in Vulture, animata da generazioni dalla passione per il vino – ha dato vita in pochi anni ad una impresa vinicola di primo piano, valorizzando la storia, le tradizioni e i vitigni del territorio del Vulture. La nuova cantina di produzione è immersa nella campagna mentre le antiche grotte che si snodano sotto il palazzo di famiglia, al centro del paese, non solo ospitano un originale museo contadino ma si rivelano il luogo ideale dove far maturare per lunghi mesi le bottiglie di Metodo Classico con cui ha deciso di interpretare magistralmente l’aglianico in due versioni che non prevedono residui zuccherini: La Stipula Brut e la sua versione in rosa, La Stipula Rosé Brut. Per entrambe le etichette le uve vengono vinificate in bianco, prima in barrique e poi in acciaio, con successivo affinamento sui lieviti per almeno 48 mesi. Il Brut si esprime con maggiore intensità di fiori freschi e frutta a pasta gialla, mentre nel calice del Rosé sono i frutti rossi a prevalere, accompagnati da finissime note speziate e affumicate. Sono accomunati da un sorso ricco, pieno e agile, continuamente rinfrescato da un’incisiva vena acido-sapida.

 

Terra dei Re: meglio il pinot nero che l’aglianico

Terra dei Re è una realtà produttiva di più recente costituzione (nata nel 2000 dalla grande passione di Paride Leone) che, oltre alla “normale” produzione di ottime etichette di Aglianico del Vulture, ha intuito prima di altri la possibilità di coltivare il pinot nero proprio sulle pendici del vulcano – attorno alla quota significativa di 800 metri s.l.m. – con risultati eccellenti, come dimostra l’assaggio del Metodo Classico Vulcano 800 Rosé. Ottenuto da pressatura soffice e breve macerazione sulle bucce, si apre con intensi sentori di rosa canina e piccoli frutti rossi di bosco (ribes rosso, fragoline) che conquistano anche la persistenza gustativa. Di buona intensità, chiude al palato asciutto e incisivo.

 

Paternoster: il “Cavaliere” delle bollicine

La cantina Paternoster – oggi di proprietà della famiglia Tommasi, con lunga tradizione vitivinicola in Valpolicella – è uno dei marchi storici e più conosciuti del Vulture, anche per merito della produzione storica di bollicine. Nel 1948, infatti, Giuseppe Paternoster ottenne l’onorificenza di cavaliere dal Gran Maestro dell’Ordine militare e ospedaliero di Santa Maria di Betlemme per “aver sottratto dall’empirismo la produzione dei rinomati vini spumanti del Vulture…”. Una tradizione mantenuta ancora oggi con L’Antico, uno spumante demi-sec da uve aglianico prodotto con metodo Charmat (almeno tre mesi di rifermentazione in autoclave). Colpisce il colore violaceo intenso della spuma, che precede l’espressione degli intensi profumi di confettura di frutti rossi; al palato è brioso e morbido, di piacevole e immediata bevibilità.

 

Armando Martino: una tradizione mai abbandonata

Quella dei Martino è un’altra famiglia storica che nei decenni ha sviluppato e valorizzato la viticoltura del Vulture. Oggi Armando Martino, manager capace e lungimirante, è riuscito a caratterizzare la sua produzione con un’enologia moderna e raffinata al servizio di un’impronta stilistica che da sempre è molto tradizionale. Prova di ciò la troviamo nel Seduttore, uno spumante dolce prodotto con uve aglianico raccolte tardivamente e sottoposte a lenta fermentazione in autoclave fino al raggiungimento del tenore alcolico e zuccherino desiderato. Fresco e moderatamente dolce, intenso nelle note di ciliegie e frutti di bosco, si presenta come un perfetto accompagnatore della tradizione pasticcera lucana a base di pasta di mandorle.

 

 

 

 

 

Questo articolo, leggermente modificato, è apparso anche sulla rivista online di Civiltà del Bere.