Birre d’Italia 2019: tutte le novità !

Ogni volta che dobbiamo lavorare a una nuova edizione della guida abbiamo una domanda che più di tutte ci stimola: come possiamo essere ancora più utili per i nostri lettori? Quali informazioni che non gli abbiamo dato potrebbero, invece, aiutarli in futuro a scegliere cosa bere? È con questo spirito che abbiamo lavorato a questa nuova Birre d’Italia. Non ci siamo limitati a osservare il numero di birrifici che cresce, o le multinazionali che entrano nel settore o, ancora, di produttori che riescono, tra mille difficoltà, a seguire tutta la filiera. Abbiamo invece pensato che tutta questa complessità debba raccontata in modo semplice, ma non semplicistico.

Nasce da questa esigenza di chiarezza la nuova struttura della guida. Il nostro desiderio è raccontare tutto il settore della birra e non solo quello artigianale, ma il nostro compito è di essere una guida per il consumatore, uno strumento di aiuto per scegliere. Così, quest’anno la guida sarà suddivisa in quattro gruppi: birrifici artigianali, birrifici non artigianali, affinatori e beer firm. La necessità di separare artigianali e non (che nella passata edizione erano insieme) è figlia del ruolo sempre più invadente dell’industria. Infatti, se fino allo scorso anno, era sufficiente indicare chi pastorizzasse o evidenziare le dimensioni della sala di cottura per tracciare un confine, le tante acquisizioni che si sono succedute in quest’ultimo anno e mezzo ci hanno imposto un cambio di passo. Per suddividere artigianali e non ci siamo affidati in prima battuta alla nuova legge sulla definizione di birrificio e birra artigianale, e quando abbiamo avuto qualche dubbio abbiamo chiesto una mano a Unionbirrai che sul tema della chiarezza sta combattendo una, giustissima, battaglia. Per quanto riguarda le beer firm abbiamo seguito il principio che già ci aveva ispirato in passato: in guida ci sono solo quei produttori che hanno deciso di indicare in modo chiaro sul sito, sui social e in etichetta, il nome del birrificio presso il quale viene effettuata la produzione. Infine, da questa edizione, fanno il loro ingresso in guida gli affinatori, una categoria nuova per la scena italiana. Si tratta di aziende che non producono direttamente il mosto delle loro birre, ma lo acquistano da altri birrifici o dal birrificio del quale sono una costola, per poi sottoporlo ad affinamenti, solitamente in botte di legno. Una piccola categoria che, come vedrete, sta già esprimendo un livello qualitativo medio molto alto.

La seconda novità, alla quale dedicheremo un approfondimento specifico, è il blocchetto dati che trovate al fondo di ogni scheda. Ci sono informazioni che possono aiutarci a leggere non solo il modo di produrre di ogni singola azienda, ma il sistema birra complessivo. Di queste informazioni fanno parte l’assetto societario, le caratteristiche dell’acqua e gli eventuali trattamenti a cui è sottoposta, la provenienza principale di malto e luppolo, l’utilizzo di coadiuvanti di processo e le lavorazioni a cui è sottoposta la birra prima di essere messa in commercio. Sono informazioni talvolta immediate da comprendere, talaltra più complesse e tecniche. Lo sappiamo, ma abbiamo ritenuto che la guida debba essere anche uno strumento con un valore didattico e riteniamo che iniziare a raccontare al lettore anche alcuni elementi che normalmente gli sono nascosti o sconosciuti possa essere interessante e utile. Questi dati li abbiamo chiesti direttamente ai produttori – così come i dati sulla produzione annua, sulle dimensioni della sala cottura e della cantina –, grazie davvero a tutti quelli che ci hanno risposto e hanno aperto le porte del loro birrificio alla guida.

L’ultima novità importante riguarda il numero delle birre presenti in guida. Da questa edizione sono al massimo 6 per i birrifici e 3 per beer firm e affinatori. Non è stato facile, perché molti birrifici hanno una gamma di prodotti ben più ampia. Ma se la guida deve aiutare il consumatore a orientarsi allora deve lei per prima fare delle scelte. Le birre che trovate in guida sono quindi i prodotti, secondo noi, più significativi, più costanti nella qualità, più interessanti per quanto aggiungono al mondo della birra italiana.