bello, bellissimo, Bellone: non parliamo di Alain Delon (ai tempi d’oro) ma del vitigno del Lazio. Da Cori le migliori etichette in commercio.

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo intenzione di proporvi, una volta a settimana, un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

Per visualizzare le “puntate precedenti”, ovvero i post pubblicati su altre varietà, cliccate alla voce Vitigni d’Italia nella lista Argomenti qui a lato.

 

BELLONE

 

Il Bellone è una varietà a bacca bianca caratteristica del Lazio che vanta una storia antichissima se concordiamo con il Bacci (1596) che vedeva nell’Uva Pantastica, conosciuta al tempo degli antichi Romani e descritta da Plinio, il progenitore di questo vitigno.

Nel Bollettino Ampelografico del 1881, con il termine Bellone era indicata una varietà con grappoli di dimensioni maggiori ma con caratteri analoghi ai “Belli”, una famiglia di vitigni molto diffusi nel Lazio (da cui probabilmente l’origine del nome).

È stato iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 1970. Attualmente è conosciuto con un numero elevato di sinonimi, fra cui Cacchione, Pampanaro, Bellobuono, Albanese, Zinnavacca, Arciprete e Pacioccone. L’ulteriore termine dialettale di Uva Pane spesso usato per definirlo è controverso: per alcuni ampelografi si tratta dello stesso vitigno, altri li considerano differenti (anche se morfologicamente sembrano molto simili). L’origine di questo curioso sinonimo si deve forse al fatto che l’uva, dagli acini grossi e delicati, era gustata dai contadini della pianura romana assieme al pane.

Il Bellone oggi è principalmente diffuso in provincia di Roma (in particolare nella zona dei Castelli Romani e nei dintorni di Anzio e Nettuno) e nel comprensorio di Cori, in provincia di Latina; è coltivato in maniera meno significativa anche in altre regioni dell’Italia centrale. È presente, solo in assemblaggio con altre varietà, nelle Doc laziali Bianco Capena, Cerveteri, Colli Albani, Colli Lanuvini, Cori, Frascati, Genazzano, Marino, Montecompatri Colonna, Velletri, Vignanello e Zagarolo.

Il grappolo del Bellone è piuttosto grande, di forma cilindrico-conica, semiserrato o serrato, talvolta provvisto di un’ala. L’acino è di media grandezza, subrotondo, con una buccia consistente, pruinosa, di colore giallastro con screziature marroni.

Viene raccolto in genere nelle prime settimane di ottobre, per una tradizionale vinificazione in bianco – a temperatura controllata, evitando le possibili ossidazioni del frutto – che punta a preservare una componente olfattiva leggera, fresca e mediamente fruttata.

Di seguito indichiamo – in ordine alfabetico – le due aziende che producono etichette interessanti di Bellone recensite in Slow Wine 2020: curiosamente sono un piccolo produttore artigiano e una grande cantina cooperativa, che operano entrambe nel territorio del comune di Cori, considerato oggi il più interessante e promettente per la coltivazione di questo vitigno.

 

MARCO CARPINETI, Cori (LT)

Chi non conosce Marco Carpineti deve sapere che questo giovane vignaiolo nel suo percorso ha vinto molte scommesse, su tutte quelle che lo hanno visto puntare fortemente, molti anni fa, su vitigni territoriali come il bellone, l’arciprete bianco, il greco moro e giallo, il nero buono di Cori, il montepulciano e il cesanese. Dopo aver preso l’azienda in mano nel 1986, un primo importante passo nel rispetto dell’ambiente è stata la scelta dell’agricoltura biologica nel 1994. Oggi i principi della biodinamica stanno pian piano entrando a condizionare la gestione dei vigneti.

Marco vinifica il bellone in tre modi diversi: il Brut Kius 2016 (40.000 bt; 17 €) è un Metodo Classico che ha riposato 24 mesi sui lieviti; è un’interpretazione sorprendente del vitigno, dalla bolla fine, fresco e sapido. Il Capolemole Bianco 2018 (85.000 bt; 10 €) viene prodotto invece con una normale vinificazione in bianco, molto attenta a salvaguardare gli intensi sentori fruttati e floreali propri della varietà: chiude in bocca con grande piacevolezza e succosità di frutto. È una assoluta e sorprendente novità invece il Nzù 2016 (3.000 bt; 30 €), fatto fermentare in anfore di terracotta: ha grande struttura e complessità, che soddisfa pienamente il palato.

 

CINCINNATO, Cori (LT)

Una cooperativa con oltre 200 soci, 268 ettari vitati, di cui 80 condotti in regime biologico: Cincinnato è una realtà che, anno dopo anno, imposta il proprio lavoro sul miglioramento della qualità delle uve, una sfida ardua quando si parla di un numero così elevato di conferitori. Carlo Morettini in cantina e l’agronomo Nazzareno Milita guidano questo difficile percorso, ponendo attenzione all’ambiente anche grazie all’impianto fotovoltaico e all’uso di veicoli a metano. La cooperativa può contare su tanti piccoli vigneti di soci diversi, tutti intorno al comune di Cori.

Il Castore 2018 (400.000 bt; 7 €), prodotto interamente con uve bellone, descrive perfettamente il territorio e la varietà: profuma di pesca e fiori bianchi, ha buona intensità e incisiva sapidità al palato. L’Illirio 2018 (12.000 bt; 8 €) invece è un blend in cui il bellone viene associato al greco e alla malvasia del Lazio: è un vino semplice e ben fatto, fruttato e di buona persistenza. Con sole uve Bellone la cantina produce anche due spumanti: il Brut, vinificato in autoclave con metodo Martinotti, e il più interessante e complesso Brut Metodo Classico, che matura sui lieviti per almeno 18 mesi.