Barolo secondo l’interpretazione di Cantina Palladino

Questo martedì, il nostro tasting settimanale presso la Banca del Vino ha visto come protagonista la Cantina Palladino.

La serata è caratterizzata da un cielo cupo e un clima gelido, in contrasto con il caratteristico complesso color mattone della Corte Albertina che accoglie la Banca del vino. Quale clima migliore per degustare sei diverse espressioni di Barolo?

 

 

La Cantina Palladino è situata al centro del paese di Serralunga d’Alba, per l’esattezza in piazza Maria Cappellano. La stessa famiglia Cappellano che ha dato i natali al Barolo chinato, che nel 1974 vende i terreni e la cantina.

Ed è appunto nello stesso anno che nasce la Cantina Palladino, quando Piero Palladino la acquista e ne affida la gestione al cugino e socio Maurilio, in un luogo già carico di significato.

Bisognerà però aspettare fino ai primi anni 2000 perché la cantina si affacci sulla scena italiana. Fino a quel momento, infatti, la cantina era incentrata sulla vendita all’estero, in particolar modo verso l’America.

Un vino di qualità, in uno dei terroir più famosi al mondo, sconosciuto ai più sul territorio fino ai primi anni del 2010.

Sarà grazie all’entrata di Alessandro Olocco all’interno della nuova generazione della cantina che, spingendo per far conoscere il loro valore al mercato nazionale, finalmente sarà scoperta questa realtà.

La cantina con sede a Serralunga d’Alba, al momento possiede 11 ettari, comprese parcelle di Cru come Parafada, Ornato e San Bernardo. La produzione media è di 132.000 bottiglie, di cui solo 10.000 di Barolo. Dalle parcelle più prestigiose non si superano le 4.000 bottiglie per San Bernardo e Parafada, dimostrando come l’attenzione è tutta volta alla qualità e non alle quantità.

 

Alessandro esclama “Ci dichiariamo profondamente classici, dall’uso di botti grandi all’approccio nella conduzione del vigneto. Non viene effettuato nessun tipo di diserbo chimico ma solamente meccanico”.

 

Con queste ottime premesse parte la degustazione del loro Barolo.

 

In ordine abbiamo potuto degustare tre diverse etichette del loro Barolo vintage 2017, definita dai presenti in sala come un’annata sottovalutata dalla critica (esattamente come la 2014), caratterizzata dall’assenza di gelate e da un’estate secchissima.

 

Si parte con un Barolo DOCG del Comune di Serralunga d’Alba:

24 mesi di affinamento in botte di legno di Slavonia e 12 mesi in bottiglia. Il risultato sarà il vino più luminoso dei tre, delicato e dai sentori fruttati. Gli aromi speziati sono distinguibili ma non paragonabili ai due vini successivi. Al palato è morbido e ben strutturato.

 

Seguono Barolo Ornato DOCG e Barolo Parafada DOCG. Entrambi, fanno 24 mesi di affinamento in botte grande di rovere francese Gran Bellotto e 12 mesi di maturazione in bottiglia.

Il Parafada risulta al naso intenso e profumato, con note speziate che si mischiano a sentori di frutti rossi.

L’Ornato risulta invece un vino strutturato, con tannini vigorosi e sentore terroso, che rappresentano più fedelmente il territorio di Serralunga e l’origine Elveziana del terreno. Sarà infatti l’Ornato che darà la spinta a creare il Barolo Riserva DOCG San Bernardo.

 

La parcella del San Bernardo è di 4 ettari e quasi un ettaro e mezzo di questo interessantissimo terroir sono di proprietà della cantina.

Il tasting si conclude infatti con una mini verticale di Barolo Riserva DOCG San Bernardo.

Iniziamo con un 2016 giovanissimo, affinato 36 mesi in botte grande di rovere francese Gran Bellato e 12 mesi in bottiglia. Si discute se forse non sia più saggio lasciarlo a maturare un ulteriore anno in bottiglia, data la grande bevibilità e freschezza, per alcuni quasi troppa.

Il secondo è un vintage 2015, con un odorato più terroso e un gusto molto più “sottile” del 2016, mentre il terzo è un 2013, espressione di un Barolo vecchio stile.

 

La degustazione si conclude con una discussione appassionata sulla sostenibilità, partendo dai cambiamenti climatici che rivoluzionano le vigne all’utilizzo dell’irrigazione fino ad arrivare all’importanza della sostenibilità economica delle aziende.

Un tema incredibilmente sentito che ha portato alla scrittura del Manifesto per il Vino Buono, Pulito e Giusto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le immagini utilizzate sono state gentilmente concesse da Cantina Palladino e dall’autrice.