Barolo 2010: l’annata perfetta

LEGGENDA VUOLE CHE LA MARCHESA DI BAROLO GIULIA COLBERTI FALLETTI AVESSE DONATO AL RE CARLO ALBERTO DI SAVOIA 325 BOTTI DI BAROLO (UNA PER OGNI GIORNO DELL’ANNO, SALVO OVVIAMENTE I GIORNI DI QUARESIMA) E CHE L’ENTUSIASMO DEI REALI FOSSE TALE CHE, DA QUEL MOMENTO, IL NETTARE LANGAROLO DIVENNE NOTO COME “IL RE DEI VINI E IL VINO DEI RE”.

OGGI CHE LE CASATE REALI SONO PER LO PIÙ SPARITE, QUESTA DEFINIZIONE È FORSE UN PO’ ANACRONISTICA, MA SENZA OMBRA DI DUBBIO IL BAROLO RIMANE, INAMOVIBILMENTE, NEL PANTHEON DEI GRANDISSIMI VINI.

Ci sono poi alcune annate che, grazie a un meteo e a un clima ideale, rasentano la perfezione e, in quei casi, alcuni produttori riescono a creare gioielli che fanno gola ai collezionisti enoici di tutto il mondo.

UNA DEGUSTAZIONE IMPERDIBILE

Il 2010 è stato per il Barolo uno di questi millesimi e, nonostante non sia una vendemmia particolarmente lontana nel tempo, già oggi, anche a causa dell’enorme successo avuto sul mercato d’oltre oceano, è diventato assai complicato riuscire a reperire una bottiglia.

Il Laboratorio del Gusto del 12 ottobre (in presenza fisica da Eatalycon kit a casa tua), in collaborazione con la Banca del Vino di Pollenzo, offre la possibilità di assaggiare sei tra le migliori interpretazioni di questa ottima annata. I produttori scelti per l’occasione sono sei iconiche realtà del panorama barolista, che garantiscono alle diverse Menzioni Geografiche Aggiuntive di esprimersi al meglio.

Ph. Elvio Cogno

 

MONFORTE D’ALBA

Da Monforte d’Alba c’è modo di assaggiare il Barolo Sorì Ginestra 2010 di Conterno Fantino. Queste due famiglie possono vantare un parco vitato di notevole pregio che vede al suo interno far bella mostra di sé alcune importanti MGA, tra cui, appunto, il Sorì Ginestra. L’azienda, che da sempre ha messo al centro della propria filosofia la valorizzazione agronomica, ha ottenuto ormai da anni la certificazione biologica.

 

NOVELLO

Elvio Cogno, grazie alla sua lungimiranza, è stato tra i primi a investire sul territorio di Novello e, negli ultimi dieci anni, i Barolo di questo comune sono diventati tra i più ricercati dagli appassionati di tutto il mondo. Sono sette i cru di Novello e in degustazione c’è la possibilità di bere il Barolo Ravera 2010 prodotto con le uve provenienti dalla medesima menzione.

Ph. Casa E. di Mirafiore

 

BAROLO

Vi è anche l’opportunità di provare un Barolo del comune di Barolo, nello specifico si tratta del Barolo Cannubi 2010 di Francesco Rinaldi e figli. Punto di riferimento del panorama vinicolo langarolo sin dal 1870, oggi l’azienda è portata avanti dalla quarta generazione. Il cru Cannubi regala vini di notevole raffinatezza anche grazie all’importante componente sabbiosa del suo terreno.

 

CASTIGLIONE FALLETTO

Durante questo viaggio nelle terre del Barolo una tappa presso il comune di Castiglione Falletto non poteva mancare: è infatti da qui che proviene il Barolo Rocche 2010 di Brovia. La menzione Rocche presenta una pendenza importante e le viti affondano le loro radici in un terreno magro e con qualche affioramento sabbioso, caratteristiche che ritornano nel calice. Anche in questo caso il rispetto del territorio è cardine della filosofia aziendale. La decisione di non fare ricorso alla chimica per la cura della vigna ha portato l’azienda ad ottenere la certificazione biologica.

Conterno Fantino. Ph. Alex Astegiano

 

SERRALUNGA D’ALBA

Questo evento dedicato al millesimo 2010 e ad alcuni tra i più rappresentativi produttori di Barolo si conclude presentando due importanti realtà di Serralunga.

L’azienda a conduzione familiare Schiavenza può vantare vigne in diverse nobili menzioni, ma in questa circostanza nel calice viene servito il Barolo Prapò 2010. È il frutto di una vigna dalla pendenza accentuata e dal terreno calcareo che ben rappresenta il territorio di Serralunga.

Infine, il compito di chiudere questa eccellente batteria spetta al Barolo Riserva 2010 di Casa E. Di Mirafiore, realtà nata nel 1878 ma rimasta inattiva dal 1931 al 2008 e riportata in auge dalla famiglia Farinetti. Questo progetto, guidato da Andrea Farinetti, ha l’obiettivo di proporre vini che rimangano i più fedeli possibile alla tradizione.

Un’occasione imperdibile perché si ha la possibilità di mettere a confronto sei diverse declinazioni della punta di diamante dell’enologia piemontese. Ma anche perché si può degustare un millesimo già diventato cult.

 

 

 

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