Avreste mai pensato di paragonare l’Etna a un quadro di Pollock?

A noi è capitato di farlo qualche settimana fa, e in effetti guardando la mappa delle eruzioni dell’Etna la somiglianza salta subito all’occhio!

Ma perché vi diciamo questo? Perché il viaggio virtuale presentato da Alessio Planeta, prima di approdare all’assaggio di alcuni suoi vini, ha ripercorso la storia di questa zona vulcanica così viva e in continuo cambiamento, morfologico quanto enologico.

La galassia Planeta non ha bisogno di presentazioni, con il suo cuore piuttosto grande che batte a Menfi e poi tante fortunate costellazioni in giro per l’isola: un itinerario in Sicilia in cerca di terroir e vini che avessero un interesse storico e culturale e che oggi può essere ripercorso anche dagli appassionati. Tutte cantine autonome, medio-piccole, da Noto a Vittoria passando per Capo Milazzo, e appunto per la cantina Feudo di Mezzo sull’Etna, il vero protagonista dell’appuntamento presso la Banca del Vino di Pollenzo.

planeta

 

IL VULCANO

“Attivo” per l’Etna è un termine quasi riduttivo, se pensiamo che per i vulcanologi un vulcano è da ritenersi attivo se ha eruttato nell’ultimo milione di anni, e “la muntagna” ha una media di 14 eruzioni all’anno! Un vulcano aperto, meno pericoloso di uno chiuso che rischia di esplodere da un momento all’altro, e molto alto, cosa che rallenta la discesa della lava e i conseguenti danni.

Nella storia ci sono state eruzioni che hanno ricoperto tutta la superficie, specialmente tra il 1600 e 1700, l’epoca dei grandi terremoti. Altre eruzioni più circoscritte hanno dato vita alle famose sciare, le lingue di lava, di terra nera, che tanto hanno influenzato il paesaggio e la viticoltura della zona, tanto da rendere la mappa etnea il bel quadro colorato che vi abbiamo anticipato sopra e che scherzosamente vogliamo accostare a un Pollock.Etna eruzioni

Qui il tempo si misura in centinaia di anni, non in milioni come in altri territori vitivinicoli, e la composizione stessa delle aree vitate è una stretta conseguenza delle eruzioni, con un deposito diretto di qualcosa che arriva sempre nuovo da dentro la terra, al contrario di tutte le altre tipologie di terreni.

Esiste però una dualità “caso-uomo” dove la natura fa quasi un passo indietro. Tutto il paesaggio vitato è un giardino costruito dall’uomo dove solo i terrazzamenti evitano ai terreni il dilavamento. L’intervento umano è indispensabile, con i terrazzi che devono essere perfettamente piatti.

 

LA VITICOLTURA SUL VULCANO

Se l’Etna un tempo era completamente ricoperto da vigneti e protagonista di un grande mercato di vino sfuso, la situazione è radicalmente cambiata nei decenni. Attualmente sono vitati i versanti nord, est e sud del vulcano, con una Doc che va da circa 500 a 800 metri con qualche punta più in alto o più in basso, anche se a detta di molti produttori dovrebbe avere i confini del vulcano, dell’intera superficie vitata!

La viticoltura è quindi di montagna con un clima freddo, continentale pur essendo su un’isola, con alta piovosità, grandi escursioni termiche e vendemmie tra inizio ottobre e metà novembre.

I due protagonisti: il Carricante, il cui nome già ne esprime la forza e produttività. Un vitigno dall’acidità importante, gradazione non alta e pH basso, quindi grande capacità di invecchiamento. Degno figlio di terreno vulcanico con un “gusto” di pietra, sulfureo, minerale.

E il suo alter ego a bacca nera, il Nerello mascalese: un fuoriclasse dalle incredibili finezza, eleganza, personalità, solo per citarne alcuni caratteri.

 

PLANETA SUL VULCANO

Dopo un primo approccio negli anni ‘90 Planeta approda sull’Etna nel 2008, ed è sul mercato dalla vendemmia 2012. Conta oggi 35 ettari, con una composizione del 55% a bacca rossa e 45% a bacca bianca (quando invece complessivamente il territorio è molto più sbilanciato a favore della bacca rossa).

«Ci piacevano molto più i bianchi, anche perché non avevamo modelli di nerello mascalese di cui rimanere innamorati mentre invece i longevi carricante etnei ebbero successo molto prima».

Poi, sempre più, la zona ha accolto un fiorire di persone ed esperienze, tantissimi professionisti focalizzati sulla qualità che si incontrano e si parlano: investimenti, confronti, cambiamenti, come tante altre denominazioni di grande successo negli anni dello sviluppo.

Etna sciaranuova
credits planeta.it

Ad aprire la degustazione alla Banca del Vino due 2018, un rosso e un bianco, figli di una bella vendemmia, con tutte le “misure” perfette. Siamo in contrada Montelaguardia, a circa 690 metri, con 9 ettari di vigneto in corpo unico, molto raro sull’Etna.

In entrambi i bicchieri c’è la parte aromatica e ben integrata, dopo due anni di età. Infatti sono vini che vanno possibilmente aspettati un po’.

Se l’Etna Bianco (il cui 20% circa affina in tonneaux da 5 ettolitri) è ancora austero, ma con piacevoli note quasi di frutta secca più che di frutta fresca, l’Etna Rosso è più profumato, carnoso, con bocca slanciata, tannino presente ma suadente.

Poi tre annate di Eruzione 1614 Carricante. Si tratta di un Sicilia Doc e Alessio scherzosamente aggiunge «i miei parenti ancora non lo sanno che è fuori doc Etna! Quando ho comprato questi 8 ettari a Sciaranuova non mi sono neanche posto il problema che potesse essere fuori dalla denominazione e invece la domanda è stata rifiutata in quanto si trovava oltre gli 800 metri di altitudine che qui delimitano il perimetro della Doc».

Una piccola “uscita dal seminato” che Planeta si è voluta concedere. E allora perché non sperimentare qualcosa di nuovo?
Al carricante si aggiunge infatti un saldo di riesling (9-10%, solo passaggio in acciaio).

Un vino di altitudine, che nasce a 860 metri, dove la vendemmia avviene addirittura 12 giorni dopo rispetto ad altre contrade. Gioca su una lama acido-minerale, con piacevole componente floreale: molto contemporaneo. Lo stile che guarda alla viticoltura nordica, con una bella dualità di pienezza dolce e acidità e con il passare degli anni anche interessanti note di idrocarburo.

Tre annate molto diverse: la 2018, mai troppo calda in estate con giuste precipitazioni a ottobre (in cui si sono ottenuti dei bianchi perfetti, vendemmiati subito prima delle piogge). La 2017 in cui l’ondata di caldo clamorosa qui è arrivata in un momento molto precoce sulla maturazione dell’uva quindi è stata meno dannosa che nel resto della Sicilia. Infine la 2016, definita da Alessio climaticamente la migliore vendemmia per i bianchi di Planeta sull’Etna.