Autunno a Brolio

Il Chianti Classico di inizio Novembre è un gigante che dorme. Qualche trattore indolente carico di olive tra Lucarelli e Radda, probabilmente diretto all’Azienda Olearia di Panzano, rallenta l’andatura di sparute auto e qualche pick-up, che su queste strade piene di curve vanno da sempre a velocità incredibili.

 

È una giornata bellissima una di quelle in cui la luce diurna sembra infusa in ogni cosa; le foglie autunnali, le cortecce degli alberi, le viti disposte in fila e gli ulivi appaiono diafani e dotati ognuno di un cuore luminoso che pulsa di vita vegetale.

 

Arrivo a Brolio e faccio fatica a distaccarmi da questo tepore di inizio autunno che viene chiamato l’estate di San Martino. Per questo accetto volentieri l’invito di Francesco Ricasoli a vedere le vigne che si distendono a perdita d’occhio dalla sommità del Castello fino all’orizzonte oltre il fiume Arbia.

 

A circa dieci anni dallo studio affrontato dall’azienda Barone Ricasoli sulla zonazione dei propri vigneti, la viticoltura aziendale è orientata verso la sostenibilità. L’attenzione ai suoli, alla loro origine geologica, ha avuto come naturale conseguenza un’azione agronomica dettagliata che in pochi anni ha rigenerato la vita dei suoli.

Parcheggiamo l’auto vicino a un leccio secolare meraviglioso; sotto i suoi rami un ciclista si sta riposando. Ricasoli mi porta in un vigna i cui colori autunnali sembrano dipinti. Mi invita a guardare in terra. Siamo in vigna Roncicone con copiosa presenza di grossi sassi di origine marina. Scatto una foto, non al panorama ma a questi sassi. Poco dopo scendiamo dall’auto per vedere un altro cru: il Colledilà. Qui il suolo è quasi bianco e la matrice calcarea di alberese è evidente.

 

«Anche il Ceni Primo vicino all’Arbia ha suolo molto identitario – mi dice Francesco – si tratta di antiche terrazze fluviali ricche di limo e argilla. Queste sono le tre identità geologiche di questa azienda che oggi rappresentano altrettanti cru».

 

Più tardi in sala degustazione assaggio i tre Chianti Classico Gran Selezione che racchiudono queste tre diverse identità, rispettandole. Ecco le mie impressioni.

 

 

Chianti Cl. Gran Selezione Colledilà 2017

Vino di estrema densità, con progressione ampia, ricca di frutto e tannino morbido che dona contrasto. Sicura e complessa appartenenza chiantigiana.

Chianti Cl. Gran Selezione Roncicone 2017

Vino incisivo, di materia salina, con note di frutta rossa matura e leggera eredità del legno, buona profondità e decisa chiusura tannica.

Chianti Cl. Gran Selezione Ceni Primo 2017

Vino ricco e stratificato nel comparto aromatico, con flori, spezie dolci e fini note agrumate; la bocca è ampia, progressiva e ricca di calore meno progressivo degli altri due, più delicato forse.

Nota di merito per il Chianti Cl. Brolio 2018 che è sincero, schietto e saporito.

Rimane il tempo di visitare a piedi la vinsantaia. Migliaia di grappoli appesi. La luce vespertina riflessa da una finestra regala un’ultima suggestione. Il nucleo luminoso di ogni singolo acino sembra una piccole fonte di luce che pulsa di vita vegetale, proprio come il popolo vegetale fuori di qui, quasi a contenere, come carta fotografica, l’oro lucente di questa giornata di autunno