Andar per etichette

C’è un luogo, a Barolo, che ogni appassionato di vino dovrebbe visitare almeno una volta nella vita. Non è, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, una cantina famosa o un produttore di culto. Mi riferisco al Fondo Cesare Baroni Urbani, custodito nelle pertinenze del castello Falletti, simbolo del piccolo centro langarolo. Il prof. Cesare Baroni Urbani è un entomologo di fama internazionale che ha trascorso buona parte della propria esistenza a studiare le formiche, publicando decine di libri e ricerche sull’argomento. Per la maggior parte di noi, sarebbe questa la cosa più curiosa da raccontare agli amici riguardo la propria vita. Nel caso di Baroni Urbani non è così, c’è un aspetto che supera la pur originale professione. Il professore, che oggi vive a Sirolo, nel Conero marchigiano, è il più grande collezionista al mondo di etichette da vino. In decine di anni di acquisizioni presso antiquari e altri collezionisti, corrispondenze con le cantine, perlustrazione dei fondi di tipografia… ha messo insieme un numero sbalorditivo di esemplari unici e autentici: 282.000, datati dal Settecento alla vendemmia scorsa, provenienti da 105 Paesi del mondo (l’Onu ne riconosce ufficialmente 106 come Produttori di vino: al “prof” manca soltanto l’Iraq…). Quando ho visitato per la prima volta la collezione, affidata da Baroni Urbani al Comune di Barolo nel 2012, ho provato un senso di vertigine: immaginate la biblioteca del Nome della Rosa, ma con le etichette – custodite in centinaia, forse migliaia di faldoni, tutti catalogati alla perfezione – al posto dei libri. Inutile dire che, per chi conosca minimamente la geografia del vino mondiale, è come entrare a Disneyland. Se pensate a un qualsivoglia terroir del mondo, lì lo trovate. Ma si va oltre il terroir: se pensate a una singola vite piantata da qualche parte del pianeta, che sia un atollo polineasiano o un paese del Sahel, la Kamchakta oppure la Norvegia, lì ne trovate traccia, ammesso che se ne ricavi almeno una bottiglia di vino. Le serie storiche e complete di Mouton Rothschild, di Vega Sicilia Unico, dei Merlot Marilyn e Norma Jean di Nova Wines, della Vintage Reserve di Gundlach Bundschu… vanno a braccetto con decine di migliaia di etichette “normali”, in rappresentanza, letteralmente, dell’universo mondo vitato (in continua espasione, visto che la collezione è regolarmente ampliata e aggiornata). Particolarmente commoventi, per ovvie ragioni, le etichette che arrivano da luoghi estremi, per ragioni ambientali-naturali, e dai Paesi martoriati dalla guerra, oppure nei quali la produzione di vino è stata bandita per ragioni storico-religiose. I meravigliosi pezzi provenienti dall’Iran sono ormai una rarità da museo a tutti gli effetti: il vino è stato bandito con la rivoluzione islamica del ’79. Ma è un po’ tutto il Medio Oriente ad attirare l’attenzione. L’esemplare unico dalla Siria o le rare etichette antiche “palestinesi” ci dimostrano ciò che già sapevamo, ossia che, anche attraverso il vino, dunque attraverso le etichette, possiamo raccontare qualcosa del mondo, di com’era e di come è diventato.

Ora, mostrare tutte le etichette della collezione al pubblico è impresa impossibile: stese una accanto all’altra, richiederebbero una parete lunga quasi 30 km. Ma unendo le forze, qualcosa si può fare. È quanto hanno pensato alla Barolo & Castles Foundation, l’ente che gestisce sia la collezione, sia il Wine Museum di Barolo: ne hanno messe in mostra diversi esemplari nei castelli di Langa e Roero, raggiungendo così il duplice obiettivo di rendere più fruibile la collezione e nel contempo creare un circuito di dimore storiche, alcune delle quali non sono normalmente visitabili. Scatta così, sabato 11 e domenica 12 maggio, l’iniziativa “Message on the bottle”. Ogni castello un tema diverso, giocando sulle inesauribili possibilità di intreccio narrativo e vitivinicolo offerte dalla collezione Urbani. Si va dalla ricostruzione del viaggio di Marco Polo (Perno) alla nascita del mito Barolo (Grinzane), dai vini prodotti in tutti i luoghi alti della terra (Serralunga) a quelli della sabbia (Monteu Roero), fino allo straordinario “Grande Viaggio della Vite”, allestito presso la sede permanente della collezione, in quel di Barolo: partendo dal Caucaso, il percorso accompagnerà il visitatore lungo le strade prese dalla vite domestica nel corso di quasi 6.000 anni di storia, al seguito del suo compagno più fedele di sempre, l’uomo. Le esposizioni si protraggono per tre week end di maggio, ma questo non è che l’inizio. L’iniziativa potrebbe essere presto replicata coinvolgendo altre strutture, sia pubbliche sia private, non solo del territorio piemontese, ma italiano ed europeo. Per informazioni sulle mostre, suggerimenti o invii di etichette, 0173.386697 – info@wimubarolo.it.

 

 

 

Programma

“IL GRANDE VIAGGIO DELLA VITE. DALLA CULLA AI CONFINI DEL MONDO”

CASTELLO DI BAROLO – WILA  

SABATO E DOMENICA (10,30-18,30)

INGRESSO 2 EURO (con la possibilità di vedere tutta la collezione del Fondo Cesare e Maria Urbani)

 

“VERTIGO! QUANDO IL VINO SFIDA LE VETTE”

CASTELLO DI SERRALUNGA

SABATO E DOMENICA (10,30-18,30)

INGRESSO LIBERO

 

“BAROLO. LE ORIGINI DEL MITO”

CASTELLO DI GRINZANE CAVOUR

SABATO E DOMENICA (10,30-18,30)

INGRESSO LIBERO

 

“SULLE TRACCE DI MARCO POLO”

CASTELLO DI PERNO – MONFORTE D’ALBA

DOMENICA 12-19-26 MAGGIO (14,00-19,00)

INGRESSO LIBERO

 

“DI SABBIA E DI ROCCHE”

CASTELLO DI MONTEU ROERO

DOMENICA 12-19-26 MAGGIO (14,00-19,00)

INGRESSO LIBERO