Alois Lageder e l’avanguardia biodinamica altoatesina

Non è un’iperbole definire avanguardista la conversione alla biodinamica di Alois Lageder nei primi anni ’80, quando le pratiche steineriane non erano di moda come oggi. La storia vitivinicola della famiglia Lageder inizia a Bolzano, dove a metà ‘800 Johann Lageder fabbricava ruote e carrozze, affiancando a questa attività anche il commercio del vino. I due figli separarono le attività, e il primo dei tanti Alois si dedicò alla vendita del vino. La svolta avvenne nel 1934, quando il padre di Alois acquistò il podere Löwengang a Magrè: animato dalla volontà di imboccare strade nuove, sentì che da quel podere sarebbe iniziato un nuovo percorso.

Alla morte del padre nel 1975, Alois prese in mano le redini della tenuta, supportato dalla sorella maggiore Wendelgard e dal cognato Luis von Dellemann, allora giovane enologo. Sin dai primi anni l’attenzione fu rivolta a come produrre vini che fossero in sintonia con i cicli naturali, ispirati ai principi dell’agricoltura biodinamica, che la madre seguiva per la gestione del suo orto.

Fondamentale, per trovare la chiave di volta, fu l’incontro con Robert Mondavi, avvenuto nel 1981: in azienda si cominciò a ridurre le rese in favore della qualità, si introdusse l’utilizzo di piccole botti rovere e l’affinamento dei vini bianchi sui lieviti per periodi prolungati.

Löwengang Chardonnay fu il primo vino bianco vinificato in barrique del millesimo 1984: un debutto che fece scalpore. Nello stesso anno Alois decise di vinificare anche le uve rosse della stessa vigna, che allora aveva 100 anni e si riteneva fosse piantata a cabernet, dando vita a un vino di grande struttura e armonia. Studi ampelografici determinarono poi che il vigneto era composto per lo più da carmenere, con piccole quantità di cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot.

La biodinamica ha rappresentato un’evoluzione naturale: negli anni le pratiche sono state applicate a tutte le vigne e dal 2004 tutta l’azienda è stata convertita. I principi su cui ha basato la produzione Alois sono stati fatti propri dal figlio Clemens e dagli enologi Georg Meissner e Jo Pfisterer, che oggi lo affiancano in azienda. Dal 2012 gran parte dei vignaioli conferitori ha intrapreso la strada di Alois Lageder e oggi più del 50% delle uve vinificate provengono da vigneti biodinamici.L’attenzione alla sostenibilità ha portato Alois Lageder ad intraprendere una collaborazione con gli allevatori locali di bovini, dando vita al “Progetto Buoi”: gli animali, che nella bella stagione sono in alpeggio, passavano i mesi invernali in stalla, così l’azienda ha messo loro a disposizione i propri vigneti durante quel periodo, affinchè abbiano foraggio a volontà e la possibilità di muoversi all’aria aperta, e contemporaneamente le vigne possano usufruire di un diserbo naturale e della concimazione. Le aree vitate che non possono essere raggiunte da bovini e ovini sono lasciate alla disponibilità di galline e papere, che trovano rifugio in un pollaio mobile.

Le viti più antiche si trovano sulle colline di Magrè, con impianti centenari di varietà bordolesi, da cui nasce il Löwengang. A quote più alte vengono coltivate le varietà a bacca bianca, mentre sopra il lago di Caldaro si trovano le varietà autoctone a bacca rossa. L´approccio ecocompatibile applicato in agricoltura ha trovato concretizzazione anche nella costruzione della nuova cantina e nella realizzazione di una “torre di vinificazione“ profonda 17 metri, che funziona in base a due principi fondamentali della natura: la forza di gravità e il cerchio. Il progetto si basa sull’idea di architettura sostenibile, attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili: banditi i combustibili fossili, si è investito in energia solare e geotermica.

Alois Lageder da 23 anni organizza Summa, una fiera che raggruppa 100 produttori provenienti da 10 paesi diversi, accomunati da un approccio olistico e sostenibile al vino. L’azienda da qualche anno ha accolto anche l’invito di Norbert Niederkofler, chef insignito delle 3 stelle Michelin al St Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina, a far parte dei produttori virtuosi che partecipano a Care’s – Ethical Chef Days. Il progetto, ideato dallo chef altoatesino, ha lo scopo di coinvolgere i principali attori del mondo enogastronomico in un confronto-dibattito su etica e ambiente e trova quartier generale tra le valli e le vette dell’Alto Adige e la Val Pusteria.