Alla scoperta di Montalcino con le Tenute Silvio Nardi

Montalcino vistaEsistono due storie per spiegare l’origine del nome Montalcino. La prima versione farebbe derivare il nome da Mons Licinus, ovvero il monte del bosco sacro, dal latino “lucus”, il bosco dedicato ala dea Lucina; la seconda invece è legata al Mons Ilcinus, il “monte dei lecci”.

Montalcino è insomma un toponimo legato alle colline e agli alberi che circondano sia il piccolo comune sia le preziose viti di sangiovese. Tuttavia, per molto tempo, è proprio il bosco a rappresentare la principale fonte di sostentamento e reddito della zona. Sarà l’ingegno di Clemente Santi, sul finire del XVIII secolo, seguito dalle intuizioni di Ferruccio Biondi Santi, a trasformare il destino del paesaggio circostante. Se all’inizio del Novecento il paesino inizia a farsi conoscere per la grande qualità dei vini prodotti, con la guerra mondiale la vitivinicoltura ha una brusca battuta d’arresto.

 

I Nardi a Montalcino

L’economia agricola ilcinese svolta con il boom economico del dopo guerra grazie al lavoro con la vite di imprenditori come Silvio Nardi. Questi non era originario di Montalcino, ma l’intuizione di lavorare la vite a sud di Siena si rivelò estremamente azzeccata, come dimostra il successo globale di questa denominazione. Dopo l’acquisizione della proprietà nel 1950 viene tappata nel 1958 la prima bottiglia di Brunello, otto anni prima della nascita della DOC e del Consorzio, di cui Nardi è stato co-fondatore.

Con l’arrivo degli anni Novanta entra in azienda Emilia, la più giovane degli otto figli di Silvio. Allora ventenne, si forma in Francia e in poco tempo diventa l’amministratrice delle Tenute. Presto decide di dare una svolta decisiva alla proprietà e investire sull’innovazione, ristrutturando i vigneti, iniziando nel 1995 la definizione dei terroir aziendali, e portando cambiamenti nella gestione della cantina.

Oggi l’enologo è il nipote di Emilia, Emanuele Nardi, nuova iniezione di gioventù e freschezza in azienda.

 

Brunello nardiAlla Banca del Vino!

La Banca del Vino di Pollenzo ha ospitato Emanuele e la responsabile commerciale Michela Fiorucci, che ci hanno illustrato, guidati da Paolo Camozzi, alcune perle della gamma aziendale. Oltre al Brunello base, il nostro palato si è dedicato a esplorare i cru aziendali, veri fiori all’occhiello delle Tenute Silvio Nardi: il Poggiodoria e il Manachiara.

Il vigneto Poggio Doria è situato nella parte nord-ovest di Montalcino, all’interno della Tenuta di Casale del Bosco, mentre il vigneto Manachiara, la “chiara mattina”, è situato nel comune di Montalcino con esposizione sud-est. Esposizioni diverse che riescono a comunicare l’identità di due terreni vicini, a indicare la grande ricchezza e diversità del mondo Brunello.

Oggi questo piccolo comune della provincia di Siena è una realtà fulcro dell’enologia mondiale, grazie all’intelligente e abile lavoro di famiglie come questa che hanno portato in alto il nome Brunello di Montalcino.

 

 

La degustazione

 

Brunello di Montalcino 2014

Poche piogge, tanto sole e un inverno caldo dopo una “non estate” hanno posticipato la vendemmia fino ai primi di ottobre. Ne risulta un vino ancora trattenuto ma dai toni di mora, cacao e già di grande freschezza, tratto tipico dei Sangiovese di Montalcino.

 

Brunello di Montalcino 2013

Come ci rivela Emanuele, il 2013 è stata una grande annata per Montalcino: anche quest’anno la vendemmia è stata tardiva a causa delle piogge durante la vendemmia ma un anno altrimenti ottimo ha portato uve eccellenti. Elegante e dal tannino morbidissimo, al naso si percepiscono aromi di tabacco e buccia d’arancia, tipici del sangiovese, mentre al palato si ritrova un lieve sentore ematico.

 

Brunello di Montalcino 2012

Un vino dal colore impenetrabile, ampio e sfaccettato: la balsamicità del finale chiude un concerto di aromi terziari come caffe, liquirizia, prugna secca; il tutto accompagnato da un corpo vellutato. Un vino che Emanuele ha definito didattico: spiega perfettamente che cosa sia il terroir di Montalcino!

 

Brunello di Montalcino Manachiara 2012

Il primo cru assaggiato ha sentori di frutti rossi come il ribes, accompagnati da toni di legno piccolo più evidenti rispetto ai vini finora provati. Alla vaniglia, però, succedono toni terziari speziati, di frutta evoluta: un vino di grande piacevolezza.

 

Brunello di Montalcino Poggiodoria 2012

Affinato esattamente come il Manachiara, risulta più verde, con note di erbe aromatiche e un’importante nota balsamica sul finale. Il più introverso di tutti, vincono le durezze: dovremo aspettarlo un po’.

 

Brunello di Montalcino 2005 Magnum

Una rara Magnum di un’annata troppo dimenticata chiude questa serata. Un corpo setoso e goudron evidente, le note eteree fanno subito intuire che il vino è maturo. Note terziarie di pepe bianco, buccia d’arancia secca e frutta sotto spirito accompagnano la freschezza di un giovincello. Una bellissima incoerenza!

 

 

Nardi Banca