Al maschile o al femminile, il/la Passerina è comunque un vino simpatico. Le migliori etichette in commercio

In Italia si produce vino in tutte le regioni – caso pressoché unico al mondo – e in ognuna di queste vengono coltivati, da lungo tempo, alcuni interessanti vitigni che vengono banalmente definiti “minori” solamente perché, per vari motivi storici, non sono mai entrati nell’olimpo delle presunte migliori varietà nostrane.

Negli ultimi due decenni c’è stata una giusta riscoperta e una virtuosa valorizzazione di queste varietà autoctone, che in taluni casi è diventata anche fenomeno di moda, commercialmente assai rilevante: pensiamo, per esempio, alle attuali pressanti richieste del mercato per Falanghina, Pecorino, Nerello, ecc. … Per certi versi sembra che si sia improvvisamente sovvertita una tendenza, per cui oggi diventa quasi impossibile convincere qualcuno ad assaggiare una buona bottiglia di Chardonnay o di Cabernet Sauvignon (e ce ne sono tante in Italia di assolutamente interessanti), quasi ci fosse una crisi di rigetto per queste varietà che trionfavano in tutti i wine bar d’Italia solamente 15-20 anni fa. Ma si sa, il mondo del vino vive di inconcepibili estremismi modaioli…

Abbiamo deciso, già da tempo, di proporvi su questo sito un bel giro per la penisola alla scoperta di queste bellissime varietà.

Per visualizzare le “puntate precedenti”, ovvero i post pubblicati su altri vitigni, cliccate alla voce Vitigni d’Italia nella lista Argomenti qui a lato.

 

 

PASSERINA

 

 

Il/la passerina è un antico vitigno di origine adriatica, da sempre considerato parente del trebbiano giallo, come lascerebbe intendere anche il sinonimo Trebbiano di Teramo con il quale veniva riconosciuto in Abruzzo. Gli studi di cui è stato oggetto in passato – Acerbi (1825), Di Rovasenda (1877), Molon (1906) e altri – riportano numerose sinonimie e confusioni di identità.

Ricerche più recenti hanno messo alcuni punti fermi attorno all’identità genetica del vitigno: hanno confermato le differenze con il trebbiano e invece la piena identità con il bombino bianco, riconoscendo al contempo come corretti i sinonimi Caccione, Camplese e Uva Fermana.

Si tratta di un’uva forte, che mostra una buona resistenza tanto agli eventi meteorologici quanto alle malattie e garantisce una buona costanza qualitativa e copiose rese produttive. Per queste caratteristiche era particolarmente apprezzata dai viticoltori, che usavano chiamarla con sinonimi come Cacciadebiti, Scacciabebito, Pagadebito e Uva d’Oro che fanno esplicito riferimento alla capacità del passerina di garantire un buon raccolto ad ogni vendemmia e conseguentemente un’affidabile redditività.

Iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1971, è molto diffuso nelle province di Fermo e Ascoli Piceno – dove è contemplato in purezza nella Docg Offida Passerina – e in provincia di Teramo, dove è presente nelle Doc Controguerra Passerina (in purezza) e Controguerra Bianco (in assemblaggio). Si registra una buona presenza di passerina anche nel Lazio, in particolare nella zona del Frusinate – dove si contende i filari con il cesanese – e in Romagna, dove contribuisce alla produzione del Pagadebit (che sulla carta però risulta essere prodotto con il bombino bianco).

Il grappolo di passerina è grande e tozzo, compatto, piramidale o conico, generalmente alato. Gli acini sono sferici, grossi, dotati di spessa buccia di colore giallo-ambra. La maturazione è piuttosto lenta: l’inizio della vendemmia si colloca di solito verso la fine di settembre.

Generalmente utilizzato in assemblaggio con altri vitigni, si guadagna il massimo della considerazione quando è vinificato in purezza: si ottiene un vino di media intensità e dai toni olfattivi intensi e floreali. Assicura buoni risultati nelle versioni frizzanti e spumanti, mentre con l’appassimento delle uve si hanno vini da meditazione di salda struttura, suadenti nei profumi di amaretto e albicocca.

Di seguito un breve elenco – in ordine alfabetico – delle aziende che producono etichette interessanti di Passerina nelle Marche, nel Lazio e in Abruzzo; sono tutte recensite in Slow Wine 2021. Per ogni vino aggiungiamo anche l’indicazione del numero di bottiglie prodotte e del prezzo medio di vendita in enoteca.

 

MARCHE

 

CAMPO DI MAGGIO, Spinetoli (AP)

A distanza di 20 anni l’azzardo di abbandonare l’attività lattiero-casearia per dedicarsi alla viticoltura si è rivelato vincente per la famiglia Guaiani-Corradetti. Marco, commercialista di professione, con tenace passione e l’indispensabile supporto della famiglia ha costruito un’azienda in grado di fare vini bianchi di spiccata personalità, come dimostra questo Offida Passerina Capanne 2019 (4.500 bt; 9 €) piacevolissimamente agrumato, con fresche note di erbette al naso, essenziale e dinamico al palato.

 

GIACOMO CENTANNI, Montefiore dell’Aso (AP)

Giacomo Centenni, dinamico condottiero dell’azienda di famiglia può contare sul fondamentale apporto del padre Mario, da sempre custode dei 30 ettari di proprietà situati nei pressi della cantina, sui due versanti della ventosa vallata del fiume Aso. Il loro Offida Passerina 2019 (20.000 bt; 9 €) è decisamente fresco e fragrante, intenso e leggiadro al palato.

 

CHERRI D’ACQUAVIVA, Acquaviva Picena (AP)

L’azienda di Paolo Cherri si colloca nel più tradizionale panorama vitivinicolo piceno: origini datate, attività iniziata con la produzione di sfuso, generazioni successive che hanno ampliato la produzione orientandola alla bottiglia. Nell’Offida Passerina Radiosa 2019 (25.000 bt; 11 €) c’è diffusa freschezza sia al naso sia in bocca, dove l’acidità scandisce i ritmi di un sorso morbido e lineare.

 

LA VALLE DEL SOLE, Offida (AP)

Questa realtà offidana – gestita da Silvano Di Nicolò e dalle figlie Valeria e Alessia -dimostra come una piccola cantina familiare, in origine vocata allo sfuso, possa crescere grazie alla passione e al lavoro meticoloso, puntando su vini di chiara espressività locale e varietale. Così è infatti il Passerina 2019 (13.000 bt; 10 €): l’olfatto è semplice e ben declinato sui toni fruttati, e anticipa un sorso giocato su scorrevolezza e freschezza, che sa garantire una piacevole beva grazie al finale molto saporito e incisivo.

 

SAN FILIPPO, Offida (AP)

Lino e Fabrizio Stracci sono l’anima e le braccia di questa storica realtà picena – da sempre dedita alla viti coltura biologica – ma con l’avvento dei giovani Loris e Alessio è cambiata radicalmente la direzione del vento: freschi di studi, con buone idee, prospettive e progettualità hanno dato ulteriore slancio a una produzione già molto buona. Lo comprova l’Offida Passerina 2019 (20.000 bt; 9 €), improntato sulla freschezza e su una piena fruttosità, essenziale e agile al gusto.

 

TENUTA COCCI GRIFONI, Ripatransone (AP)

Da questa azienda storica – capostipite della produzione di vini nel Piceno grazie al fondatore Guido Cocci Grifoni, decano dei vignaioli del territorio, che ha lasciato il testimone alla moglie Diana Marchetti e alle figlie Marilena e Paola – sono nate le prime bottiglie delle denominazioni locali. Il San Basso 2019 (50.000 bt; 9 €), da uve passerina, è morbido e avvolgente al palato, manca solo un guizzo di freschezza per risaltare di più: un intenso frutto bianco e note vegetali segnano la parte aromatica. Con le stesse uve, ma utilizzando il Metodo Charmat, viene prodotto il Brut Tarà 2019 (20.000 bt; 13 €) brioso, floreale e varietale.

 

TENUTA SANTORI MONTEBOVE, Ripatransone (AP)

Marco Santori, classe 1984, ha nel cassetto una formazione da enologo e significative esperienze in California e a Bordeaux, ma forse sono le origini contadine di famiglia ad avergli insegnato che nella viticoltura si impara anno per anno. L’Offida Passerina 2019 (15.000 bt; 11 €) è l’emblema dell’espressione più verace e immediata della varietà: intenso e floreale al naso, risulta fresco e leggiadro in bocca.

 

TENUTA SPINELLI, Castignano (AP)

Simone Spinelli, classe 1982, da tempo ha intrapreso un percorso di ricerca viticola ed enologica personale e consapevole, ed è stato capace di decuplicare la produzione annua arrivando quasi al massimo della sua capacità. Eden 2019 (20.000 bt; 9 €) è un vino da uve passerina in purezza in cui la freschezza è il filo conduttore: segna l’impianto gustativo in modo deciso e riequilibra la dolcezza aromatica del frutto.

 

LAZIO

 

CASALE DELLA IORIA, Acuto (FR)

La prima vendemmia è datata 1921, ma è dal 1982 che l’azienda ha assunto il nome attuale: Sono ormai lontani quei tempi, ma Paolo Perinelli e i figli, Federico e Alessandro, continuano a credere nella vocazione dei vitigni locali, passerina e cesanese, e nella necessità di una spiccata biodiversità in vigna. Il loro Colle Bianco 2019 (10.000 bt; 8 €), prodotto esclusivamente con passerina, ha un profilo elegante e agile, floreale e delicato.

 

ALBERTO GIACOBBE, Paliano (FR)

L’azienda produce vino dal 1939 ma fino a poco più di 10 anni fa conferiva le uve alla cantina sociale di Olevano. Col passare degli anni è aumentata la quantità e la qualità dell’imbottigliato, grazie alla gestione di Alberto Giacobbe che l’ha rilevata nel 2008. Il Duchessa 2019 (10.000 bt; 10 €) è un’interpretazione di passerina vinificata in acciaio di ottima fattura, molto fresco e con sentori floreali delicati, che gli danno grande slancio. Il Maddalena 2018 (2.500 bt; 11 €), sempre da sole uve passerina ma vinificato in legno grande, è incisivo, fruttato e intensamente sapido.

 

MARCELLA GIULIANI, Anagni (FR)

Una cantina tradizionale può innovarsi conservando la sua identità sotto una nuova guida? Monica Marcucci è riuscita a farlo, e ha ormai trovato il giusto solco da seguire, aiutata con sapienza dal bravo enologo Paolo Peira. Sono solo tre le etichette su cui si concentra l’impegno, e di queste il Passerina del Frusinate 2019 (7.000 bt; 8 €) è quella maggiormente dinamica e appassionante, forte di un elegante profilo fresco e floreale.

 

LA VISCIOLA, Piglio (FR)

La Visciola è una delle aziende che più hanno influito nel riconoscimento qualitativo di cesanese e passerina. Piero Macciocca, viticoltore allegro e dall’irresistibile franchezza, con il fondamentale supporto della moglie Rosa Alessandri e delle figlie Elisa e Cecilia, ha sempre creduto nelle possibilità di questi territori. Per produrre il Donna Rosa 2018 (2.500 bt; 18 €) sono state poste in macerazione con il mosto le uve passerina (come una vinificazione in rosso): il risultato è un vino ficcante, incisivo, asciutto ed elegantemente complesso.

 

PILEUM, Piglio (FR)

Pileum è nata nel 2003 per mano di un gruppo di amici, ma è solo nel 2012 che ha iniziato la vinificazione in proprio. L’azienda oggi vede Alessandra Borgia occuparsi della parte commerciale e Flavio Carella della parte agronomica e di vinificazione: entrambi sono figli dei soci fondatori e da questi hanno ereditato i bei vigneti di cesanese e passerina. Con quest’ultima varietà viene prodotto Le Fattora 2018 (1.200 bt; 15 €), un vino che dopo il giusto affinamento in barrique di rovere risulta armonico e disteso, fruttato e avvolgente.

 

 

ABRUZZO

 

CINGILIA, Cugnoli (PE)

Cresce con una strategia mirata il progetto del giovane enologo Fabio Di Donato, che gestisce da solo sia le lavorazioni agronomiche sia le operazioni di cantina. La sua piccola azienda, da sempre destinata alla vendita di olio e vino sfuso, ha iniziato a imbottigliare nel 2013. Solo vitigni autoctoni, allevati a pergola abruzzese, nei 4 ettari di proprietà situati sul versante sud-orientale del massiccio del Gran Sasso. Il Passerina 2019 (1.500 bt; 10 €) è un vino croccante e dinamico, intenso nelle note floreali e gustoso al palato.

 

CHIARA CIAVOLICH, Cugnoli (PE)

Le sfide della vita e una tradizione di famiglia importante, legata in maniera affascinante alla storia d’Abruzzo, hanno agito da forte impulso su Chiara Ciavolich, che, con piglio tutto femminile, conduce un’azienda vivace e saldamente ancorata alle origini. I vigneti, posti in collina tra i 200 e i 300 metri di altitudine, fornisco le uve di questo Passerina 2019 (6.000 bt; 12 €) agile, fruttato e delicato.

 

DE ANTONIIS, Sant’Omero (TE)

Dalla cantina e da casa si vedono alcuni filari di vigna risalire la collina: è un’immagine cara ai coniugi Adele De Antoniis e Giuseppe Mattei, che vivono e lavorano in questo angolo del Teramano, dove hanno tirato su una piccola e curata azienda: l’impegno artigianale che scandisce la quotidianità fonda anche i presupposti di una visione vitivinicola appassionata e responsabile. Il Passerina Delina 2019 (2.000 bt; 14 €) è delicato ma generoso negli aromi floreali: fresco, tonico e sapido al palato, si distingue per equilibrio e piacevolezza.

 

FEUDO ANTICO, Tollo (CH)

Il progetto Feudo Antico è nato all’indomani del riconoscimento della Doc Tullum nel 2009, proprio per dar lustro a questa piccola denominazione che comprende il solo comune di Tollo e che è ora alle prese con la complicata sfida data dal conseguimento della Docg nel luglio del 2019. Sempre affidabile e convincente l’etichetta del Tullum Passerina 2019 (10.000 bt; 15 €) un vino dal profilo croccante e fruttato, leggiadro e delicato al palato.

 

ILLUMINATI, Controguerra (TE)

Siamo alla quarta generazione degli Illuminati: i figli Lorenzo, Stefano e Anna sono ormai subentrati al papà Dino, che continua però a dispensare consigli. Nonostante le dimensioni l’azienda conserva appieno le caratteristiche di una bella ed efficace realtà a conduzione familiare. Tra le tante varietà coltivate trova posto anche la passerina, che origina il Controguerra Passerina 2019 (15.000 bt; 8 €), un vino fresco, floreale ed espressivo.

 

MAURIZI, Controguerra (TE)

Giulio Maurizi non è un novellino: pur essendo ancora giovane, ha sulle spalle 37 vendemmie passate da dipendente presso due aziende vitivinicole abruzzesi. Nel 2015, di pari passo con il conseguimento del diploma di enotecnico da parte del figlio Morgan, lasciata l’attività da dipendente ha deciso di avviare un’azienda sua. Questa edizione di Controguerra Passerina 2018 (1.200 bt; 14 €) è dotato di una grande complessità aromatica, con suadenti sensazioni resinose, di frutta gialla e di erbe aromatiche; mostra pienezza e profondità gustativa, e risulta secco e sapido nel finale di bocca.

 

CAMILLO MONTORI, Controguerra (TE)

Camillo Montori ha il garbo e la risolutezza di quei produttori legati alle radici familiari e territoriali da un senso di responsabilità che è alla base di molte pagine della storia vitivinicola di questa regione. Affiancato dalle figlie Laura e Beatrice, cura con dedizione paterna l’azienda di Controguerra: da buona parte dei nuovi impianti provengono le uve dedicate al Passerina Fonte Cupa 2019 (6.000 bt; 11 €), fresco e fragrante, con il frutto bianco in bella evidenza; un vino che alla fine regala una beva spensierata e dissetante.

 

TENUTA ARABONA, Manoppello Scalo (PE)

Autentici e sempre gentili i coniugi Domenico Radica e Antonietta De Acetis: i loro vini ne sono l’emblema. L’azienda, fondata nel 1969, è nota in Abruzzo per essere stata fra le prime a ricevere la certificazione biologica, nel 1991. Il nome della cantina prende spunto dall’abbazia di Santa Maria Arabona, fondata nel 1209 e sita a Manoppello. Il Passerina Mia Natura 2019 (5.000 bt; 10 €) è un’interpretazione agile e floreale della varietà, che risulta gustosa e docile al palato.

 

TENUTA I FAURI, Ari (FR)

Questa azienda di stampo familiare è stata fatta crescere e prosperare da Domenico Di Camillo, e ora arriva all’eccellenza grazie ai figli Valentina – suo l’impegno nel marketing e nella comunicazione – e Luigi, bravo enologo di ampie vedute che cura in prima persona la produzione. Il Passerina 2019 (15.000 bt; 10 €) ha lo stesso timbro immediato e scattante di tutte le etichette della cantina: fresco e intensamente fruttato al naso, in bocca è delicato e finemente persistente.

 

TENUTA TERRAVIVA, Tortoreto (TE)

Pensata e realizzata nel 2006 da Pietro Topi e Pina Marano come progetto di rilancio della preesistente azienda di famiglia – concentrata in una stretta vallata, battuta dalle brezze marine, che scende in direzione del vicino Adriatico – Tenuta Terraviva è oggi una consolidata realtà produttiva, partita con le idee chiare fin da principio: sostenibilità ambientale, uve autoctone e vini di chiara impronta territoriale, come questo Abruzzo Passerina 12.1 2019 (2.500 bt; 11 €) un vino schietto e immediato, dal profilo leggiadro e floreale, asciutto e sapido al palato.