Addio al “vecio” Luigi Gregoletto

“Lo dico ai giovani, amate la terra, lei saprà ricompensarvi”

Luigi Gregoletto

 

 

Chi ama il Prosecco e le colline di Conegliano ama Luigi Gregoletto.

Lui non faceva nulla per farsi amare: uomo apparentemente rude, nascondeva una sensibilità unica. Schivo, non voleva mettersi in mostra, preferiva rimanere tra le sue vigne di Premaor di Miane, per non perdere mai il contatto con la terra, delegando al bicchiere la comunicazione. “Non vi racconterò nulla del mio vino, quel che vi serve lo trovate nel bicchiere” sentenziò così durante una visita in cantina per un’edizione della Guida Slow Wine.

Uomo di grande cultura anche se, come diceva lui stesso, si era laureato all’Università di Premaor tra le sue vigne. Da questa terra è riuscito a raccogliere molto di più dell’uva per fare vino. Lavorato instancabile, come tutti i bambini della sua generazione, ha iniziato molto presto e con il lavoro duro. Non ha mai mollato fino all’ultimo, tanto che, anche in età avanzata, oltre al lavoro di cantina dove era l’assoluto direttore d’orchestra, era lui stesso a consegnare il suo vino ai clienti più affezionati. Caricava la macchina e guidava per chilometri per raggiungere la meta e tornare a notte inoltrata.

Innamorato perdutamente del suo verdiso, non è mai caduto nella trappola del facile successo del Prosecco. Ha preferito interpretare il proprio luogo secondo la vocazione. “Alcune terre devono essere impiantate a merlot e altre a glera, non si può piantare “prosecco” ovunque” mi diceva. In questo modo contribuiva a valorizzare il Conegliano Rosso, il Conegliano Bianco, l’Incrocio Manzoni, il Verdiso e ovviamente il Prosecco, che non poteva mancare.

Noi di Slow Winea abbiamo sempre nutrito un affetto vero e profondo nei confronti di Luigi, quasi come un nonno.

Non ti dimenticheremo mai. Grazie “vecio”!