Accademia della Vigna, un’academy a impatto sociale sulla viticoltura

Nelle ultime settimane abbiamo conosciuto più da vicino Weco Impresa Sociale e il progetto Accademia della Vigna. Ci siamo ritrovati su molti dei punti che sono alla base del Manifesto del vino buono, pulito e giusto, e delle attività della Slow Wine Coalition.

Weco Impresa Sociale

Abbiamo chiesto a Maurizio Pagliassotti, responsabile Culture&Storytelling, di raccontarci il progetto Accademia della Vigna, che ha sin qui coinvolto 77 candidati da 8 Paesi diversi – di cui 13 assunti poi dalle 6 aziende partner (Agricola Mirafiore, Conterno Fantino, Vietti, Ascheri, Tecnovite e Trediberri) –, con 118 ore di formazione in vigna (a cura di 5 docenti agronomi) e ulteriori 24 ore di formazione trasversale e in materia di sicurezza.

Gennaio 2024, un tiepido sole comincia a scaldare la terra e le prime gemme della vite annunciano l’inizio di un nuovo anno. Nel tempo della smaterializzazione del tutto, la vigna continua ad essere un luogo dove la vita scaturisce dal sapere che compenetra il lavoro, uno valorizza l’altro e il vino che nascerà tra anni giunge dalle mani di questi esseri umani che impugnano forbici, zappano filari, gambe che camminano, teste che pensano. 

Parrà retorica ma il vino, con le sue altezze e i suoi precipizi etici, continua a rammentarci che siamo esseri umani di questo mondo, con le nostre forze e le nostre miserie. Alcuni filari sono stati potati, altri lo saranno nelle prossime settimane: tra le colline dell’Albese che paiono un ricamo, squadre di operai si dedicano al primo lavoro della stagione, sole in fronte nelle belle giornate, nebbia e freddo in quelle propriamente invernali. Di loro, si sa poco.

Un tempo tra questi filari lavoravano duramente le famiglie piemontesi, poi giunsero gli uomini e le donne in arrivo dal sud Italia, e ancora est europei e africani: una vocazione agricola giunta fino ai giorni nostri, che ha contribuito alla crescita economica e sociale di questo territorio. 

Oggi la vigna è punta di diamante del mondo globalizzato, luogo di lingue e culture mescolate dal lavoro. In questo contesto, le contraddizioni del lavoro agricolo rimangono, con profonde radici culturali che non sempre affondano nel terreno del malanimo. Si pensi al dilagante fenomeno dell’autosfruttamento che è stato alla base del rinascimento economico post bellico. L’Italia del 2024 è però diversa da quella del 1950: il processo di transizione verso una produzione sostenibile – in termini sociali, ambientali ed economici – richiede di affrontare sfide che incidono su quella cultura che vede nell’organizzazione del lavoro e nei processi produttivi che vanno “oltre il limite” un elemento di normalità e perfino di valore.

È su questo terreno che nasce l’idea di sperimentare Accademia della Vigna, la prima academy ad impatto sociale sulla viticoltura. Una soluzione dedicata alle aziende vitivinicole interessate ad assumere e formare nuovo personale da impiegare nella conduzione del vigneto, attraverso un sistema che integra in modo innovativo formazione, lavoro etico, inclusione e pratiche di responsabilità sociale d’impresa al fine di generare un impatto positivo per l’azienda, per i lavoratori e per la comunità. 

L’iniziativa, ideata e coordinata da Weco Impresa Sociale e co-promossa dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, getta le sue fondamenta a partire da alcune sostanziali domande: in che modo supportare le aziende vitivinicole del territorio nella ricerca di nuovo personale da assumere e formare? Attraverso quale percorso valorizzare il capitale umano generando competenze e autonomia, facendo quindi esperienza concreta di ciò che chiamiamo “sostenibilità sociale”? In che modo perseguire pratiche “buone, pulite e giuste”?

Era il 2021, a strascico della pandemia, quando questi interrogativi iniziavano ad affiorare a livello locale. Di fondo, una domanda di manodopera da impiegare nei vigneti sempre più urgente da parte delle cantine, l’arrivo di aspiranti lavoratori stranieri poco qualificati e in balia di pseudo cooperative coacervo di forme di sfruttamento, conseguenze sociali importanti da un punto di vista abitativo, sanitario, legale, civile. Da qui una lunga fase di ascolto e coinvolgimento dei diversi soggetti della comunità: istituzioni, sindacati, volontari, enti del terzo settore, produttori. Per affrontare sfide complesse servono risposte di sistema, a cui ciascuno è chiamato a contribuire secondo le proprie competenze. A partire da questa analisi si mette a fuoco il modello e si parte con la sperimentazione nel settembre 2022.

Come funziona l’Accademia della Vigna

Nel concreto: aderendo ad Accademia della Vigna le aziende hanno la possibilità di incontrare candidati/e interessati a investire professionalmente nel settore. La raccolta delle candidature è svolta dal team di progetto in collaborazione con diversi enti del territorio. Se il colloquio di lavoro in azienda è positivo, il candidato viene assunto con un contratto a tempo determinato di 12 mesi. L’azienda si impegna in questo senso a offrire condizioni di lavoro regolare, che garantiscono al lavoratore determinati criteri di sostenibilità sociale. Parallelamente all’esperienza lavorativa, la persona entra nell’academy per un percorso formativo di 12 mesi progettato insieme alle aziende partner che si sviluppa attraverso sessioni dedicate alle diverse fasi di lavorazione del vigneto. Le sessioni formative, erogate da docenti agronomi, si svolgono direttamente sul campo con un taglio pratico e applicato, in vigneti messi a disposizione dalle stesse aziende partner e dalla Scuola Enologica di Alba.

In questo senso lavoro e formazione si alternano, in ottica win-win: da un lato le aziende trovano risposta al fabbisogno di personale e supporto nella dimensione formativa dello stesso, dall’altro i lavoratori accedono a contratti regolari e sviluppano competenze tecniche senza dover rinunciare a un reddito, elemento essenziale per costruire una propria indipendenza. Durante tutto il percorso, il team di Accademia della Vigna interviene con azioni personalizzate a supporto dei lavoratori in ottica di potenziamento della loro autonomia e mantenimento dell’occupazione in azienda: dalle pratiche per il rinnovo dei documenti nel caso di persone migranti, alla ricerca di una soluzione abitativa o di mobilità, alla conoscenza dei servizi del territorio, all’educazione fiscale e finanziaria. Azioni mirate che incidono sulle capacità della persona e che supportano le aziende in quegli interventi finalizzati all’inclusione sociale, che sempre di più richiedono competenze specifiche e sulle quali il soggetto economico ha bisogno di fare alleanza. 

Dodici mesi di allenamento per esercitarsi in forme di cittadinanza che passano attraverso la viticoltura, condizioni di lavoro giuste, rapporti sani e abilitanti con i professionisti del team e la collaborazione di tutti gli enti coinvolti. Da qui, volendo, il terzo win: quello che produce risultati positivi in termini di coesione sociale della comunità.

Che cosa significa tutto questo? Che dentro una bottiglia c’è sempre molto più di un vino. Ci sono storie, molto spesso dure, in grado di esprimere valore anche in termini sociali e culturali. Accademia della Vigna, in questo senso, diventa per l’azienda un’esperienza attraverso cui agire forme di Responsabilità Sociale d’Impresa che il progetto va a valorizzare in termini comunicativi, di visibilità e trasparenza rispetto alle pratiche aziendali.

Giulia Maccagno e Maria Cristina Galeasso

Giulia Maccagno e Maria Cristina Galeasso sono le coordinatrici di Accademia della Vigna, da circa due anni seguono l’iniziativa nelle molteplici e complesse fasi di sviluppo. Abbiamo fatto loro alcune domande.

Attraverso quali criteri vengono valutate le candidature?

Esistono dei requisiti di base per partecipare ad Accademia della Vigna: la persona deve avere domicilio sul territorio e quindi presentare una condizione abitativa di partenza sul territorio di riferimento, anche temporanea; deve esprimere una conoscenza di base della lingua italiana – nel caso di extracomunitari – ed è preferibilmente richiesta esperienza di lavoro pregressa in agricoltura e nel settore. Ma il punto più importante è la motivazione a formarsi e ad avere prospettive di lavoro di medio-lungo periodo nel settore.

Al termine del primo anno di sperimentazione che bilancio si può fare da parte vostra e quali sono stati i feedback delle aziende?

Il bilancio da parte nostra è positivo e positivi sono i riscontri che abbiamo ricevuto dalle aziende partner e dai lavoratori coinvolti. Ce lo conferma il fatto che per la seconda edizione che sta partendo con il nuovo anno le aziende partner sono raddoppiate, alcune di queste sono aziende partecipanti alla sperimentazione che hanno riconfermato l’adesione. Anche la classe di academy aumenterà di alcune unità. Questo dato ci dice che il modello funziona ed esprime valore per l’ecosistema. Aziende e lavoratori ci hanno sottolineato l’efficacia della formazione, il livello di competenze è aumentato e la differenza si nota sul campo, nella qualità del lavoro che viene riconosciuta su entrambi i fronti. Al tempo stesso non possiamo nascondere alcune complessità, che sempre esistono nel momento in cui si ha a che fare con l’umano.

Esistono relazioni con le istituzioni?

L’iniziativa è stata disegnata in forte collaborazione e sinergia con i diversi soggetti che operano sul territorio, ciascuno con il suo ruolo e la sua competenza. Per il primo anno di sperimentazione hanno inoltre contribuito al sostegno economico del progetto la Fondazione CRC, la Banca d’Alba e la Camera di Commercio di Cuneo, alleati preziosi per favorire processi di innovazione sui territori. Accademia della Vigna può in questo senso anche esser visto come uno snodo che favorisce il dialogo tra mondo produttivo, soggetti pubblici e istituzionali, sindacati, ed enti del terzo settore.

Quali prospettive vi siete dati per il secondo anno di Accademia della Vigna?

Sicuramente di consolidamento del modello unito ad una maggiore diffusione: le aziende partner sono raddoppiate e abbiamo inoltre intercettato un nuovo fabbisogno interno alle aziende legato alla formazione continua dei lavoratori già in organico. Proprio a partire da questa esigenza nel 2024 attiveremo, in parallelo ad Accademia della Vigna, una serie di corsi studiati ad hoc con le imprese che hanno manifestato interesse a promuovere al loro interno attività formative di aggiornamento e potenziamento delle competenze, qualificando ulteriormente il ruolo degli operai specializzati. Nel frattempo anche l’ecosistema si è allargato trovando consenso e collaborazione anche con le principali sigle datoriali e sindacali. Sul nuovo piano formativo abbiamo inoltre coinvolto per alcune sessioni anche l’Università di Scienze Gastronomiche, soggetto rilevante quando si parla di competenze e innovazione, che conferma e qualifica il valore della didattica. Nel 2024 vorremmo poi allargare la sfida e studiare la replicabilità e scalabilità del modello anche su altri territori a vocazione vitivinicola.

Come cambiano le vite delle persone che partecipano?

In modo molto concreto: O. è riuscito ad ottenere un permesso di soggiorno per lavoro dopo 7 anni da richiedente asilo e si sta dedicando allo studio per prendere la patente. S. ha ottenuto i documenti che gli hanno permesso di tornare a trovare la sua famiglia dopo 9 anni di distanza, A. è uscito da una situazione pesante di caporalato e grazie alle reti ha trovato in autonomia un appartamento in affitto. Per molte di queste persone incontrare condizioni favorevoli per costruire il proprio futuro, a partire dal lavoro, significa uscire dalla dinamica del perenne inseguimento delle stagionalità agricole in giro per l’Italia che quasi sempre genera condizioni di forte vulnerabilità ed emarginazione.