A strapiombo: semplicemente Heydi

Lunedì 20 giugno, la Banca del vino di Pollenzo ha ospitato una degustazione dell’azienda vitivinicola Possa con Samuele Heydi Bonanini, eroico viticoltore nelle Cinque Terre in compagnia di Alberto Farinasso, a rappresentanza di Triple A, e Fabrizio Gallino, Guida Slow Wine.

Sin da subito mi ha suscitato grande curiosità, a partire già dal nome. È conosciuto e chiamato da tutti con il nome di “Heydi”! Così da bambino è stato infranto il primo schema: mantenere il nome del bis nonno, come la tradizione invoca in certune parti d’Italia. Heydi studia da ragioniere, ma non prosegue infrangendo così il secondo schema: titolo di studio = effettiva attività svolta. Così si dedica al turismo, fa il camionista, il rocciatore ed infine il costruttore di muri secco.
Un episodio particolare lo portò a riflettere e a scompigliare qualche carta circa i progetti di vita: durante la costruzione di un muretto a secco, il Barolo Boy Elio Altare, (anch’egli produttore ndr), notò lo sguardo agricolo e l’elevata abilità manuale di Heydi tanto che, lo indusse ad estendere le passioni e la professionalità in viticoltura.

 

Heydi si convinse che non era un sogno, ma era realmente possibile abbinare il lavoro con i muri a secco alla vigna e dunque, lungo il sentiero che va dalla valle Possaitara di Riomaggiore fino a Canneto, nel 2004, nasce l’azienda agricola Possa. Heydi è stato costretto a mantenere un secondo lavoro a lungo. Solo dopo anni di sacrifici – o quella che si dice vit(icoltur)a eroica – è, dal 2016, incoronato a tempo pieno come il vigneron “del muretto artigianale” delle Cinque Terre.

 

IL TERRITORIO – IL LEGAME CON POSSA

Nel 1965 nel territorio limitrofo all’azienda agricola che oggi conosciamo come Possa, vi erano 1200 ettari e ora la stessa quantità è presente in tutta la regione!

Dagli anni Sessanta ai Novanta, ci fu un allontanamento dal mondo contadino e La Spezia era, con il navale arsenale, il fulcro della vita ligure, lavorativa e sociale. Gli abitanti “del paese”, come Riomaggiore, abbandonarono le campagne, preferendo la vita in città origini contadine, ma anche dello stesso dialetto. In 50 anni di abbandono la macchia mediterranea ha ripreso spazio, vitalità e vigneti, partendo proprio da quelli più vicini al mare, ove oggi Heydi, attraverso il recupero dell’area, ha impiantato la varietà Bosco.

Alcune famiglie, alla fine degli anni Novanta, lasciarono il lavoro nella Cantina Sociale in città e ripresero la produzione di vino che era rimasta inattiva per più di 40 anni. Verso la metà del racconto storico, interviene Alberto Farinasso, gli eroi della viticoltura ligure non sono questi uomini: non portavano i pantaloni e neppure le scarpe: all’inizio del ‘900 furono le donne a costruire i muretti a secco, salvando l’agricoltura ligure. Le donne sono le vere eroine della storia Cinque Terre!

L’azienda agricola Possa rispettando e incarnando i parametri del movimento. L’azienda non utilizza sostanze chimiche di sintesi e applica un’agricoltura di rispetto. La fermentazione del vino è spontanea, Heydi non chiarifica, non filtra e non aggiunge solforosa. Comunica l’insensatezza nell’utilizzare chimica di sintesi in vigna, non solo per una maggior salubrità dell’ambiente, ma anche per quella nei confronti di sé stessi: il vignaiolo è il primo a toccare con mano la vigna.

A FAVORE DELLA RESILIENZA

Oggi, Heydi coltiva eroicamente 4 ettari: 2 fra Riomaggiore e Tramonti e 2 su Palmaria, meravigliosa isola situata di fronte a Porto Venere.

 

Ci piacciono le sfide… tra le diverse zone dell’azienda abbiamo un tragitto di 2 ore, buona parte in barca e i muri a secco sono più bassi a Palmaria. Sull’isola ci sentiamo in vacanza!

Heydi è determinato nella creazione di un’oasi, un luogo ove più specie vivono e scambiano relazioni mutualistiche, ivi compreso l’uomo. La campagna è caratterizzata da filari, terrazzamenti, muretti a secco, piante sinergiche aromatiche e di agrumi. Il paesaggio agricolo è arricchito da cespugli della macchia mediterranea (utili per l’umidità), ulivi, casette per gli animali impollinatori e alveari.

Il suolo è, per Heydi, un connettore fra passato, presente e futuro.

Inizialmente, aveva come obiettivo il recupero di vigneti in un’unica vallata, ma era un progetto troppo utopico per le Cinque Terre… Nella realtà, sono stati uniti più di 62 appezzamenti appartenenti differenti famiglie: 300 metri quadri rappresenta il vitigno più esteso! Oggi l’80% dei vigneti è frutto del recupero della zona e attraverso la conoscenza degli anziani locali sono state ritrovate 19 delle 24 varietà di vitigni autoctoni. La pendenza delle terre lavorate da Possa, sfiora il 50% e da buoni liguri, si usa ogni centimetro di spazio utile: c’è un metro tra il filare e lo strapiombo!

Approfondiamo una domanda che ha porto Gallino, collaboratore della guida Slow Wine: dal punto di vista economico ha senso fare un’agricoltura così attenta pressoché di rigenerazione data la pendenza vertiginosa?

La pendenza rappresenta sicuramente la difficoltà maggiore: le lavorazioni agronomiche sono lunghe e faticose, i terrazzamenti sono caratterizzati da muretti a secco di due chilometri e le vendemmie avvengono per mezzo di carrucole o, nel caso di Palmaria, attraverso un tragitto addirittura in barca!

Heydi ha fronteggiato e gradualmente superato con successo questo ostacolo: attuando un’attività agricola sostenibile, armonizzata da resistenti muretti a secco come sapeva fare in origine.

La cura del suolo è, per il viticoltore, l’unica soluzione efficace per contrastare pendenze così elevate. Un terreno, lavorato seguendo pratiche biologiche, è pieno di vita e non scivola. La vite rimane sana e saldamente ancorata al suolo.

La viticoltura eroica deve costantemente fronteggiare difficoltà, soprattutto adesso, con il cambiamento climatico. Zero compromessi: il terreno deve essere sano! Il suolo svolge l’azione di una spugna nel caso di forte acqua, e deve drenare quanto più possibile senza collassare. Attualmente le zappature sono frequenti e i muri a secco vengono realizzati più spessi.

Da ego a eco

Heydi non è solo viticoltura eroica, ma è un vero super eroe: costruttore e custode dei muri a secco, vigneron, apicoltore, padre, marito, e umano solidale: dal 2016 realizza lo Sciacchetrà del Migrante. Un progetto che prevede il recupero delle colline, la riconnessione all’agricoltura e la trasmissione della conoscenza dell’artigiano nella costruzione di muretti a secco a chi viene a contatto con il territorio ligure per la prima volta. Il suolo, connettore fra passato e futuro, dona una doppia speranza: recuperare un territorio, investendo nelle persone.

Negli ultimi anni le Cinque Terre ed i migranti lottano per un obiettivo comune: ricominciare una nuova vita, riacquistando valore. L’integrazione dei migranti rappresenta, per Heydi, la continuità della viticoltura eroica. Qui si fatica a trovare manodopera e persone che, come Heydi, credono nel territorio.

 

I 5 assaggi: un’immersione nelle 5 terre

  • Cinque Terre Bianco 2021 (20% Bosco e Albarola).

Solo acciaio.

Il bosco, vitato in adiacenza al mare, mantiene un’importante mineralità.

Chiudendo gli occhi e facendo ruotare il vino in bocca, l’immagine è chiara: onde che bagnano la terra ed i grappoli lunghi e spargoli.

 

  • Vin dei Vecci Bianco 2021 (Rossese bianco)

Solo acciaio.

È il ripasso delle Cinque Terre bianco: a novembre vengono prelevati 500L e nel momento di torchiatura vengono aggiunte le bucce dello Sciacchetrà. Le bucce dello Sciacchetrà donano profumo floreale. È elegante e pulito. Alla bocca più materico, più acido che sapido e più grasso.

 

  • Rosè d’Amour 2021 (Bonamico e Moscato Rosso)

Il Moscato d’amburgo non è un vitigno utilizzato per vinificare, ma è il ricordo del padre amante del dolce. Il vignaiolo aveva piantato per lui 4 filari che ora utilizza per il romantico rosè.

È il vino dell’amore, della via degli innamorati di Riomaggiore e del tramonto su una barca.

 

  • U Neigru 2021 (Bonamico e Canaiolo)

Il legno di castagno dona una piacevole nota speziata.

Il rosso di mare, fresco e veloce: il dolcetto ligure. È un vino gastronomico che slega la regione da: vino bianco, mare e pesce. U Neigru è l’identità della gastronomia delle Cinque Terre: vino rosso giovane, cucina di terra e acciughe salate

 

  • Cinque Terra Sciacchetrà Anfora 2020 (Bosco, Rossese bianco)

Vino passito sui graticci, dall’origine alla pigiatura si ha l’80% di perdita. Un anno in anfora senza controlli e poi viene assaggiato ogni due settimane. Lo Sciacchetrà rinasce negli anni 90 e fu uno dei primi vini a catturare l’attenzione di Slow Food! La tradizione vuole che, gli anziani, più attenti, si occupino della sgranatura rigorosamente a mano e i bambini, più dolci, della pigiatura… è Jacopo, figlio di Heydi, ad eseguirla.

 

 

 

 

 

 

Fotografie di Cristina Marello e di Heydi Bonanini