A che punto siamo con il Metodo Classico a Conegliano-Valdobbiadene?

La Denominazione di Origine Controllata e Garantita del Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene – si, è un po’ lunga da citare per esteso… 🙂 – da tempo combatte per riuscire a fare intendere il valore aggiunto che potrebbero conferire al vino le colline oggi patrimonio Unesco.

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a vari eventi, iniziative di ogni sorta e genere, oltre a slogan che mettevano in evidenza la parola “Superiore” accanto a quella di “Prosecco”. Dalle parole però serve passare ai fatti. Non basta dichiararsi “Superiore”: certo i suoli, le colline, sono un valore aggiunto ma poi bisogna riportare con fedeltà il tutto nel bicchiere.

Il percorso in termini qualitativi da parte dei produttori nell’ultimo ventennio è stato degno di nota soprattutto in termini tecnici. La capacità di interpretazione dell’autoclave da parte dei produttori dell’area Conegliano – Valdobbiadene non ha uguali in Italia e penso nel mondo intero.

Avete bisogno di spumantizzare il vostro vino? Affidatevi ad un produttore di queste parti.

Ma se l’autoclave è un concetto ben assestato e riconosciuto, c’è chi da tempo si muove sperimentando l’idea di poter spumantizzare la glera con il Metodo Classico, alla ricerca di un’identità più incisiva o comunque di una strada nuova da percorrere.

Se ne sente parlare da un po’ nell’underground dei produttori più curiosi e azzardati. Un obbiettivo piuttosto ambizioso però in quanto si entra in un’area d’azione diversa dove anche le regole del gioco non sono più le stesse. In un territorio dominato dalle bolle – dove le metodologie di produzione sono legate (come detto) soprattutto dal metodo Martinotti, o tuttalpiù al rifermentato in bottiglia sui lieviti, il colfondo – trovare spazio per il Metodo Classico, seppure in minima parte, risulta quanto mai bizzarro.

Una cosa è certa: non basta solamente separare il vino dai suoi lieviti per produrre un buon Metodo Classico. Serve un progetto più complesso e articolato, che parte dall’individuazione della zona vocata a questo scopo e ad una rilettura dell’impostazione della vigna. L’obbiettivo finale è ottenere una base che non solo possa essere adatta alla rifermentazione in bottiglia ma che possa avere un significato autentico e credibile anche dopo la separazione dai lieviti, dopo la sboccatura.

Il gioco di equilibrio gustativo nella glera non è mai facile. La linea di demarcazione che separa il capolavoro dalla banalità è sottile e il Metodo Classico necessita di uno spazio tutto suo per non rischiare di scimmiottare il metodo Martinotti: altrimenti che senso avrebbe tutto il lavoro fatto per arrivare allo stesso risultato?

Il rischio di rincorrere il prodotto di maggior successo è molto frequente. Assaggiando anche il rifermentato in bottiglia senza sboccatura, il già citato colfondo, si assiste, in molti casi, ad un’omologazione del gusto dettata dalla volontà di inseguire un modello precostituito e tacitamente approvato dai produttori stessi. Si innesca un meccanismo perverso di emulazione che porta ad eliminare la personalità, diluendo il concetto di diversificazione in base ai suoli di appartenenza tanto predicato.

Con Patrizia Loiola e Silvia Parcianello – della redazione veneta di Slow Wine – abbiamo raccolto alcuni campioni di produttori che si sono cimentati di recente con il Metodo Classico per tentare di capire lo stato dell’arte. Dalla degustazione effettuata siamo riusciti ad identificare tre periodi storici, dividendo il decennio 2010 – 2020 in tre fasi: una iniziale, una centrale e quella più recente della vendemmia 2018.

Risulta molto evidente che dal 2010, agli inizi di questa fase di sperimentazione, il risultato delle prime vinificazioni fosse più un rifermentato in bottiglia separato dai lieviti che un Metodo Classico vero e proprio. I vini risultano svuotati della loro essenza e privi di quelle intensità e complessità che anche il lievito esausto può donare.

Lo scenario migliora a partire dal 2016, quindi dalla metà del decennio, dove sembra che i Metodo Classico possano avere un maggior equilibrio e una forma più leggibile, più corrispondente al carattere imposto dal Metodo.

In epoca più recente c’è una maggior presa di coscienza e appare chiaro un progetto più specifico. I vini assumono una più chiara definizione e coerenza, con un obiettivo preciso. Gli interpreti più coraggiosi riescono ad ottenere Metodo Classico che portano con sé dinamiche gustative affascinanti, quasi un mondo nuovo per queste zone. Sicuramente da scoprire.

Siamo ancora in una fase di passaggio. Rimane ancora inesplorato il concetto di cuvée, ovvero il taglio dei vini preparati per la rifermentazione anche con prodotti di annate precedenti, come avviene nella tradizione della Champagne. Siamo convinti che se deve essere sperimentazione che lo sia veramente, fino in fondo, andando ad indagare anche terreni non conosciuti, magari con scelte anomale, come ad esempio l’idea di considerare l’utilizzo dei legni nella maturazione delle basi. Serve un po’ più di coraggio, più libertà espressiva per riuscire ad esaltare le grandi qualità di queste terre, altrimenti tutto ciò non avrebbe alcun senso.

 

Qui di seguito l’elenco dei nostri assaggi con le note di degustazione.

2018, Ca’ dei Zago, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Dosaggio Zero

Colore giallo oro, bollicina diffusa e fine. Al naso emergono sulle prime delle linee ossidative già in qualche modo annunciate dal colore. Al naso è variegato grazie all’apertura concessa emergono note di agrumi canditi, nocciola, frutta matura. Al palato ha una bella pienezza e sapore inteso vibrante. Bell’allungo sul finale

2018, Silvano Follador, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Extra Brut

Colore giallo paglierino chiaro. Bel perlage elegante e continuo. Al naso tarda ad esprimersi rimanendo inizialmente su toni leggeri molto delicati. Successivamente si apre su note di erbe officinali, timo limonato, salvia.  Al palato è giocato sulla verticalità con sensazioni sassosi e una nota di liquirizia in radice appena sussurrata. L’acidità vibrante ci fa intendere di averlo colto forse troppo presto. Una bottiglia che necessità del tempo per esprimere la sua verticalità.

2017, Caneva da Nani, sboccatura novembre 2019, VSQ Metodo Classico Dosaggio Zero

Colore giallo oro bel perlage. Al naso esprime note eleganti di agrumi canditi, nocciola,  fruttatto e dotato di  bella pienezza e sapore inteso e freschezza vibrante. Bello allungo gustativo sul finale supportato dalla salinità questo spumante dimostra una sua coerenza dall’inizio alla fine.

2017, Mongarda, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Dosaggio Zero

Colore giallo paglierino con riflessi dorati bollicina delicata e carezzevole. Al naso escono subito note fini e delicate di fiori di campo, lievemente erbaceo mantiene le caratteristiche tipiche del prosecco con note fruttate e agrumate. Il sorso pulito sottile, salino al punto giusto, molto elegante.

2016, Ca’ dei Zago, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Dosaggio Zero Vigneto Bastia di Sacol

Colore giallo oro con bollicina delicata. Al naso è disponibile da subito, si apre con note di crema chantilly quindi sensazioni di vaniglia, buccia di limone molto intriganti. Lievemente ossidativo ma armonico comunicativo, in seconda battuta escono le note iodate e lievemente di acciuga sotto sale, cappero. Al palato bella bollicina cremosa e saporita allungo tenue ma incisivo .

2016, Mongarda, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Dosaggio Zero

Colore giallo paglierino. Naso ferroso con tratti di anice stellato, buccia di limone, timo, bella intensità e gusto tornano gli agrumi ben espressi e finale di bocca continuo accompagnato da una bolla delicata.

2016, Valdo, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Brut

Colore giallo paglierino con riflessi oro. Il naso fatica a donarsi inizialmente se non in note di incenso e cera, quasi clericale l’inizio. Successivamente emergono note di anice stellato. La palato bolla cremosa e piacevole è dotato di bella bevibilità e sapidità anche se avremmo voluto un po’ più di sapore.

2015, Ca’ dei Zago, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Dosaggio Zero Vigneto Bastia

Colore giallo oro. Al naso evidenzia si presenta fresco con note di mandarino. Bella aromonia e sofficità, scaldandosi mette in luce lievi sentori di caffè in polvere.  Al palato si dimostra in fase cadente, cerca di esprimersi ma sembra non reggere. Peccato, la prima parte del palato era interessante. Sicuramente in fase crepuscolare ma intrigante.

2015, Caneva da Nani, 40 mesi sboccatura 2017, VSQ Metodo Classico Dosaggio Zero

Giallo paglierino. Naso fresco, di mela verde, strano a questo punto della degustazione sentire emergere note così fresche. Lievemente ferroso, con bolla bella attiva anche a qualche minuto dal servizio. Tornano le note floreali, lieve spezia e agrumi, cedro. Ha sapore salino e sassoso. Bella progressione gustativa anche con il passare dei minuti.

2015, Valdo, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Brut

Colore giallo paglierino con riflessi oro. Il naso inizialmente speziato con sentori di zafferano, agrumi e dotato di bella sapidità e succulenza. Un finale un po’ sbrigativo ma vino di bella beva.

2013, Mongarda, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Dosaggio Zero

Colore giallo paglierino con riflessi oro. Naso in lieve riduzione si apre successivamente su sentori nocciola tostata. Al palato è salmastro e un leggermente cedevole. Il finale è amaro abbiamo sospettato una cessione del tappo di natura diversa del tca forse collagene.

2011, Valdo, Valdobbiadene Docg Metodo Classico Brut

Colore bianco paglierino con riflessi oro. Al naso sentori di zafferano già sentiti nel campione della vendemmia 2015. Successivamente note minerali che riportano al riesling, idrocarburo. Al palato polvere di cacao, salino sapido bollicina integra.

 

off topics

Frozza, Col Fondo 2009 tappo raso in sughero

Apertura con il puff. Bolla ancora presente genera spuma versandola nel bicchiere. Naso inquinato dal tappo a sughero che ha ceduto suberina alla delicatezza della glera.  Al di la di questo aspetto il vino è variegato con sensazioni di acciuga, salamoia, nocciola, albicocca, poi camomilla zenzero disidratato. Il palato è appagante la bollicina delicata ma è pastoso con note di agrume candito, nocciola bella acidità e beva.