50 vini camuni: esistono? si, e alcuni sono decisamente buoni

Si conoscono poco i vini della Val Camonica, e se non fosse stato per la passione e l’intraprendenza di Enrico Togni Reabaioli – vignaiolo chiocciolato di Erbanno, frazione di Darfo Boario Terme, che ha fortemente voluto e organizzato una giornata di incontro con quasi tutti i suoi colleghi della zona e di degustazioni, con oltre 50 vini presenti  – anch’io non avrei potuto divertirmi a scoprire la produzione di quest’angolo di Lombardia. Ne sono seguite alcune considerazioni.

La Val Camonica è sempre stata tradizionalmente considerata una terra da vini rossi – magari leggeri e di profilo “alpino” – perché comunque il vino che bevevano i contadini, ma anche gli artigiani e i primi operai, era sempre e comunque rosso.

A guardarci bene invece – considerando soprattutto le caratteristiche orografiche e pedoclimatiche della valle, facilmente rilevabili anche solamente percorrendo la statale in auto, e i risultati delle degustazioni – sembra essere un territorio che decisamente può esprimere e sviluppare dei bianchi molto interessanti, sia sul versante dei vini fermi – con riesling e incrocio Manzoni che si impongono come vitigni di riferimento – che su quello dei Metodo Classico.

In quest’ultimo caso in particolare, il prevedibile e naturale senso d’inferiorità nei confronti della vicina e decisamente più blasonata Franciacorta non deve rassegnare ma anzi stimolare i vignaioli che hanno deciso di cimentarsi con le rifermentazioni in bottiglia, perché la potenzialità del territorio è evidente, ed è sicuramente più promettente della realtà di molti vigneti della Franciacorta. Manca attualmente, per puri ed evidenti problemi di gioventù di questo “progetto bollicine”, un’identità tecnica e stilistica nei Metodo Classico, che sarà da ricercare con calma ma che gli esordi lasciano intravvedere in maniera molto positiva.

Sul versante dei rossi ci hanno appassionato quelli da varietà “illegali” – nel senso di ancora non registrate e ammesse dai disciplinari di zona – rispetto a quelli prodotti con il merlot (vitigno fatto piantare al tempo in maniera coprosa), che ci sembra proprio non essere, assieme al cabernet, la varietà più giusta per questo territorio: abbiamo trovato vini privi di personalità, talvolta crudi e comunque spesso sovraestratti; i più riusciti ci sono parsi dei Merlot di buona beva che potrebbero essere fatti dovunque nel mondo, e quindi decisamente poco territoriali.

Degli ottimi vini quotidiani, ma le difficoltà della viticoltura di questa valle di montagna non collimano con i prezzi che può avere un vino di pronta beva figlio di una viticoltura altamente meccanizzata e per questo poco costosa: produrre uva nei terrazzamenti della Valcamonica costa parecchio, in termini economici e di fatica, e quindi a nostro avviso si dovrebbe puntare su vini di maggiore carattere – bianchi o rossi che siano – molto più aderenti al territorio, che necessariamente devono costare un po’ di più di un vino quotidiano per remunerare, com’è giusto, il produttore.

Dalla lunga serie di assaggi sono emerse alcune bottiglie molto interessanti che indichiamo brevemente qui di seguito:

Nivelli, Iside. Un Metodo Classico piuttosto convincente, prodotto con taglio di chardonnay e riesling; naso complesso, di elegante evoluzione, con bocca tesa e progressiva, di bell’impatto e profondità.

I Nadre, Cris. Profilo singolare per questo Metodo Classico di solo pinot nero, molto affilato, dritto, non troppo lungo ma di bella personalità.

I Nadre, Chiara Dosaggio Zero. Altro vino dal profilo molto personale, Metodo Classico da sole uve chardonnay: austero e ficcante l’attacco, morbida la chiusura, manca semmai di un grip acido-sapido finale per diventare eccellente.

Flonno, Grandidoti 2015. Un Manzoni Bianco molto tecnico, preciso e gustoso, manca un po’ di personalità.

I Nadre, Botton d’Oro 2013. Vino di bella evoluzione e di sicuro carattere, intenso e accattivante al naso, meno bene in bocca dove è in leggero debito di acidità.

Agricola Vallecamonica, Valcamonica Bianco dell’Annunciata 2015. Buonissimo, con bel tocco di carattere e di spina acido-sapida, molto gustoso e progressivo, grande dolcezza e pienezza del frutto; un Manzoni “puro”, rigoroso.

Agricola Vallecamonica, Bianco delle Colture 2015. Un Riesling molto varietale ed elegante, con bocca un po’ leggerina e tocco di dolcezza molto ben calibrato, buona chiusura sapida e asciutta.

Concarena, Videt 2014. Altro Riesling di bella compostezza ed eleganza, senza picchi ma molto convincente in bocca, forse un po’ di pienezza in più non guastava.

Flonno, Sciamano 2015. Si ritorna a uno Riesling di stile energico e “tedesco”, con leggero residuo zuccherino molto piacevole e acidità pompelmosa e ficcante, che allunga la beva.

Togni Rebaioli, Rosato Martina 2016. Un Rosato prodotto con l’erbanno, un biotipo locale del lambrusco Maestri, dal frutto fresco ed espressivo, scorrevole e piacevole al palato, ben fatto.

Zanetta, Rosso 2011. Convincente, giusto equilibrio tra buona struttura e bevibilità: merlot con piccolo saldo di cabernet sauvignon (portato a surmaturazione e leggermente appassito) e cabernet franc.

Luscetti I Cultivar delle Volte, Impervio 2013. Un taglio pressoché paritario di merlot e cabernet franc convincente e ben modulato, di bella acidità: scorre e appaga.

Agricola Valcamonica, Somnium 2014. Un filo di legno di troppo ma bella freschezza e corpo leggero e suadente, molto piacevole alla beva: sembra finezza di nebbiolo invece è ciàss negher, che dovrebbe essere l’equivalente della schiava nera o della schiava lombarda.

Antonio Ligabue, Inamàra 2013. Buono, semplice, con gustosa acidità vibrante e bel frutto croccante e maturo: un ciliegiolo in purezza, varietà che in valle c’è sempre stata, storicamente anche come uva da mangiare.

Togni Rebaioli, San Valentino 2014. Un vino da erbanno, semplice ma che funziona bene, di bella complessità aromatica al naso, leggero e scorrevole al palato.

Togni Rebaioli, 1703 2014.

Nebbiolo di bella bevibilità, dal frutto gustoso e rinfrescante, con tannini ben risolti e gusto appagante nella sua leggerezza: scorre e soddisfa con una giusta ed elegante austerità.