5.000 euro a ettaro, la misera fine di un vino Docg…

ricagno8 settembre 2015… la vendemmia del Brachetto d’Aqui è praticamente conclusa, ma il Consorzio di Tutela non ha ancora dichiarato la resa per ettaro… I contadini che conferiscono le uve non sanno pertanto quanti soldi ricaveranno dalla vendemmia 2015. Un disastro che avevamo (ahimè) ampiamente previsto con un articolo dello scorso anno (leggi qui), intitolato: “Volete sapere come si fa a distruggere una Docg?”. Nel 2014 era stato firmato un accordo che teoricamente doveva durare tre anni, ma ora pare che tutto sia stato rimesso in gioco. Il nodo è la resa. Lo scorso anno si era deciso per 30 quintali/ettaro con un prezzo di 0,88 euro al chilogrammo. Il reddito dei viticoltori era andato a circa 5.500 euro ad ettaro, comprensivo delle eccedenze.

Avete letto bene. 5.500 euro a ettaro! Abbiamo pubblicato in questi giorni articoli sul Prosecco, terra dove in pianura nel 2015 un normale viticoltore si poterà 17.000 euro a ettaro. Con la cifra proposta dal Consorzio e accettata da Cia, Confagricoltura e Confocooperative – ma fortemente avversata da Coldiretti e Assobrachetto – un contadino non si paga neppure i costi. Dove finirà questo vino? Il sito Sapori del Piemonte ha fatto anche un’intervista al presidente Paolo Ricagno, che più volte ha diretto anche il Consorzio Asti Spumante… Vale la pena vederlo, perché come ha commentato sul proprio profilo un produttore di Brachetto: “Nel primo minuto si contraddice più volte poi spara la fatidica remunerazione ad ettaro di 5 mila 500 e rotti euro lordi. (Quindi il vignaiolo lavora in perdita). Peccato che solo la Coldiretti abbia voluto far saltare il banco mentre le altre associazioni stanno a guardare. Ha ragione la Malerba su La Stampa: potremmo anche firmare ma via le trattenute ad ettaro ed azzeramento dei vertici del Consorzio con la speranza di cambiare rotta e dare slancio alle poco più di 4 milioni di bottiglie di Brachetto d’Acqui docg prodotte. Si avete letto bene 4 milioni. Niente ormai…”

Per ora l’accordo non ha ricevuto l’avvallo regionale che è indispensabile in questo caso e possiamo dar ragione all’assessorato all’Agricoltura, visto che le parti non sono per nulla d’accordo. Tra l’altro sventolare lo spauracchio del mercato libero, come fa il Presidente Ricagno, ha il sapore del feudalesimo nel 2015… E anche la minaccia di scendere ai prezzi del Tavernello (vedasi intervista video) a cui si rischia di andare in contro ci pare un po’ discutibile. Ci verrebbe da dire quasi la fine che ha fatto l’Asti…

Insomma, disastro su tutta la linea, con un vino dolce che un tempo vendeva alla grande, con le associazioni di categorie divise, con un presidente a vita che passa da una poltrona a un’altra con la facilità di chi si cambia la giacca, con i vignaioli che per due anni consecutivi non si pagheranno i costi e alla fine se continua così saranno obbligati o ad espiantare o ad abbandonare la coltivazione dell’uva Brachetto…

 

Nell’immagine pubblicata in alto a destra, Paolo Ricagno è quello centro, naturalmente!