Michele Chiarlo ci ha lasciati

Michele Chiarlo
Michele Chiarlo

Michele Chiarlo ci ha lasciati, si è spento nella sua abitazione di Calamandrana dopo aver vissuto intensamente 88 vendemmie.

Michele gli anni amava contarli in vendemmie e se le ricordava tutte, quelle eccellenti, le discrete, quelle grame, sapeva raccontare nei minimi dettagli anche quelle portate a compimento agli inizi del ‘900 da suo papà Pietro insieme a suo zio Felice, viticoltori alla cascina “Gatti” sulle colline della frazione Garbazzola.

Dopo gli studi alla scuola enologica di Alba, Michele mosse i suoi primi passi in veste di enologo alla Cantina Sociale di San Giorgio Monferrato, si divertiva a raccontare che il suo primo incarico fu quello di raggiungere con due sacchi di bisolfito al seguito un treno carico di vino bloccato sui binari in centro Italia da un’improvvisa, abbondante nevicata. Quello fu il suo primo viaggio, perché Michele nella vita ha girato tanto, forse è stato il produttore piemontese che negli anni ’80 e 90 ha percorso più chilometri di tutti per raccontare i suoi vini.

È stato un instancabile lavoratore, per realizzarsi scelse la via dell’azienda vitivinicola, una matrice che Michele ci teneva a sottolineare, un’identità che gli permise di conquistare un mercato affidabile grazie alla qualità dei suoi vini garantita dal controllo di tutta la filiera. La sua ampia visione gli ha permesso di anticipare le tendenze affidandosi alla solidità delle tradizioni, nei suoi racconti metteva in risalto l’importanza dell’origine delle uve, la vocazione dei territori e la sostenibilità intesa come atto di coscienza umana da rispettare in tutti i risvolti aziendali. Il bello di Michele Chiarlo stava anche nel fatto che non parlava solo di vigne e di vino, era un estimatore della convivialità, un “viveur” all’inglese, apprezzava la buona cucina delle osterie, gli piaceva far festa e brindare all’amicizia.

Nel 2003 portò per primo l’arte tra i filari a Castelnuovo Calcea nel podere “La Court” coinvolgendo tra gli altri Emanuele Luzzati e Ugo Nespolo. Nella sua carriera acquistò vigneti nelle zone più vocate del Barolo, del Gavi, del Moscato e della sua amata Barbera, un vino che aveva nel cuore e nell’anima, è grazie a lui se oggi esiste il Nizza Docg. Michele Chiarlo era un gentiluomo di campagna appassionato di impresa, era fermamente convinto della fondamentale importanza di produrre cru, ma allo stesso tempo credeva nell’importanza dei vini pop ad una sola condizione: che fossero di qualità. Chiarlo ha saputo indicare una strada al comparto negli anni in cui il Piemonte del vino stava vivendo una profonda crisi dovuta allo smarrimento del principio di qualità, è riuscito a coinvolgere e passare il testimone alle nuove generazioni, non si è mai lamentato, non ha mai sparlato dei colleghi e ha creato uno stile nuovo che rappresenta uno dei modelli più apprezzati al mondo tra i marchi della vitivinicoltura piemontese.

Ci stringiamo forte alla moglie Giuseppina ed i figli Alberto e Stefano che continueranno a portare avanti l’impresa con l’inconfondibile filosofia famigliare.