Slow Meat: un evento internazionale

Dopo la prima edizione del 2014, Slow Meat si trasformerà quest’anno in un evento internazionale. Dal 2 al 6 giugno a Denver, in Colorado, Slow Food Usa proverà a raccontarvi come diminuire la quantità serva a migliorare la qualità…

Il fatto che un evento intitolato Slow Meat si svolga negli Stati Uniti e il fatto che gli Stati Uniti abbiano assunto il ruolo di capofila in una campagna internazionale che si batte per diminuire uno dei consumi più slowmeat640x340impattanti a livello mondiale non è un caso. Proprio gli Stati Uniti sono infatti il paese leader dei consumi. I numeri e i nomi parlano chiaro. Secondo Meat Atlas, pubblicazione importante realizzata lo scorso anno da Friends of the Earth Europe, negli Stati Uniti si concentrano quattro dei 10 maggiori produttori di carne a livello mondiale: Cargill, Tyson Foods, Smithfield Foods e Hormel Foods. Tre di essi – BRF, JBS e Marfrig – sono ubicati in Brasile; Vion e Danish Crown AmbA sono in Europa, mentre Nippon Meat Packers è di stanza in Giappone. Gli Stati Uniti sono ai primi posti anche per quanto riguarda la quantità di animali macellati. Secondo una statistica del 2011, detengono il terzo posto per le macellazioni bovine (con 35.108.100 capi macellati seguono la Cina e il Brasile e precedono l’India) e occupano la seconda posizione per le macellazioni suine (con oltre 110 milioni di capi, dopo la Cina) e per il pollame (con più di 8 miliardi di capi, sempre dopo la Cina). A livello di consumi, sono al primo posto per quanto riguarda le carni bovine e il pollame, al terzo posto per quanto riguarda i suini.

Recentemente, il Dipartimento per l’agricoltura e il Dipartimento per la salute statunitensi hanno pubblicato un interessante rapporto scientifico, “Scientific Report of the 2015 Dietary Guidelines Advisory Committee”  dove si evidenziano le conseguenze per la salute umana di una dieta così sbilanciata e quale sia il nuovo corso da assumere. «I modelli dietetici con effetti benefici per la salute sono descritti come ricchi di verdura, frutta, cereali integrali, pesce, legumi e noci; moderati nel consumo di latticini privi di grassi o a basso contenuto di grassi. Povera di carne rossa e trasformati, di cibi e bevande zuccherate e di cereali raffinati».

Come anche Slow Food sostiene da tempo, un sistema alimentare che consuma grandi quantità di carne è sempre più insostenibile. Al contrario, limitare i consumi apporta benefici all’ambiente, alla nostra salute e anche al benessere degli animali, che nel sistema attuale sono ridotti allo status di mere macchine, merci, e costretti a pagare un prezzo sempre più elevato. Modificare lo stato delle cose è possibile, a partire da scelte individuali che ci portino a consumare meno carne, ma di migliore qualità. Le indicazioni promosse da un evento e da una campagna come Slow Meat ci aiutano a individuare comportamenti corretti e potenzialmente incisivi: ad esempio, si può aderire all’iniziativa “Join Meatless Monday” (i lunedì senza carne), che può darci l’opportunità di riscoprire gli ingredienti di stagione esplorando nuove cucine e ricette vegetariane; oppure imparando a consumare tutto l’animale (“Nose-to-Tail”, ossia dalla testa alla coda), prendendo in considerazione tagli alternativi e spesso sottovalutati e mostrando così il nostro rispetto non solo per gli animali, ma anche per chi li ha allevati e portati sul nostro piatto. Tante indicazioni utili e preziose, che ci inducono a migliorare il nostro impatto sull’ambiente e le nostre pressioni sugli allevamenti. La campagna Slow Meat si candida a diventare una grande iniziativa internazionale, sostenuta da Slow Food in diverse nazioni, con iniziative rivolte ai consumatori, campagne pensate coi cuochi, un’azione di sensibilizzazione diffusa. Ci piace concludere con le parole di Jonathan Safran Foer, vegetariano e autore del bestseller Se niente importa [titolo inglese: Eating Animals]. «Cominciamo a rinunciare alla carne che non ha un particolare significato culturale, né gastronomico, né affettivo, tipo un hamburger mangiato di corsa da McDonald’s. Se chiedo a qualcuno se è disposto a diventare vegetariano, mi dirà quasi di sicuro di no. Ma se gli chiedo se è disposto a rinunciare ad almeno un piatto di carne a settimana, probabilmente dirà di sì. E quel solo piatto equivarrebbe, nei soli Stati Uniti, a togliere dalla strada 5 milioni di auto all’anno. Vegetariani, vegani, consumatori di carne responsabili e piccoli allevatori: siamo tutti dalla stessa parte della barricata. Dall’altra parte c’è il nostro comune nemico: il sistema industriale di produzione della carne, che ogni anno uccide e fa soffrire miliardi di animali».

Unisciti a noi! Segui la campagna Slow Meat  e partecipa all’evento organizzato da Slow Food Usa.

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