Slow Meat 2015 riunisce tutti a tavola per correggere il sistema di produzione industriale della carne

Un vegano, un macellaio e una mucca entrano in un bar… Non è l’inizio di una brutta barzelletta, ma una delle frasi ricorrenti di Slow Meat, evento organizzato da Slow Food dal 3 al 6 giugno a Denver, USA.

Con la partecipazione di più di 200 delegati provenienti da una dozzina di Paesi del mondo, la seconda edizione di Slow Meat ha avuto l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui problemi legati alla produzione di carne industriale e a basso costo, dannosa per il pianeta, per gli animali e per la salute umana. Questa pluralità di voci ha rappresentato la diversità intrinseca alla stessa comunità di Slow Food, e ne ha confermato la dimensione di associazione unica nel suo genere, in grado di riunire le persone nonostante differenze geografiche, socio-economiche e linguistiche.

Nei giorni scorsi si è dato spazio a dibattiti aperti e incontri tra coloro che sono coinvolti in ogni fase della filiera della carne, dalla produzione alla vendita al consumo: dagli ecologisti della conservazione con conoscenze specializzate nella gestione dei pascoli come Gary Nabhan, agli agricoltori di piccole aziende che cercano di cambiare il sistema dall’interno, come Craig Watts, fino a numerosi macellai indipendenti da tutto il mondo che lavorano per promuovere il lavoro degli allevatori di piccola scala e per educare i consumatori. Slow Meat è più di una semplice conferenza: è l’incontro di quanti stanno attivamente sfidando gli odierni sistemi– sbagliati – di produzione e consumo della carne. Ed è uno dei pochi spazi in cui una rancher vegetariana (come Nicolette Hanh Niman) non è considerata un ossimoro. Dando spazio a questa ampia gamma di voci, Slow Food invita gli attivisti a creare una campagna che sia inclusiva e aggiornata.

American_Plains_Bison-1024x768L’evento si è aperto con un tour dell’area di Denver, per vedere i bisonti delle grandi pianure americane e imparare qual è il loro ruolo nella gestione olistica dei pascoli, ma anche per fare delle visite a fattorie locali dove si allevano razze incluse nell’Arca del Gusto e ai macellai indipendenti che promuovono questa carne locale sul mercato.

La sessione di incontri di venerdì si è focalizzata sia su questioni pratiche, sia verso l’importanza culturale di molti aspetti della produzione di carne, centrata sui temi generali dei bovini, dei suini e degli avicoli. Una bacheca interattiva ha permesso ai partecipanti di votare per quelli che considerano i problemi più urgenti, per poter focalizzare l’attenzione su specifiche aree della produzione e del consumo .

The final morning of the event culminated in a brainstorming session in which delegates worked together to create action plans to implement over the next 24 months on subjects ranging from bringing better quality, more sustainably raised meats to sports stadiums and event caterers, to developing materials that Slow Food members around the world can use to petition change from everyone; from supermarkets and politicians, to incorporating the Slow Meat campaign’s objectives into Slow Food’s future international events and the association’s overall manifesto.

L’ultima mattina l’evento è culminato nel brainstorming in cui i delegati hanno lavorato per elaborare azioni che potenzino, nei prossimi 24 mesi, progetti che vanno dalla proposta di carne di migliore qualità e allevata con metodi più sostenibili negli stadi e nei catering degli eventi, fino allo sviluppo di materiali che i soci di Slow Food possano usare per produrre un cambiamento positivo nel sistema; si sono affrontati temi come i supermercati e la politici, fino all’incorporazione degli obiettivi della campagna di Slow Meat all’interno dei futuri eventi di Slow Food.

SlowMeat-red-logoL’ultima giornata di Slow Meat ci ha ricordato ciò che Slow Food sa fare meglio: unire il piacere del cibo con il senso di responsabilità. I visitatori hanno potuto assaggiare lo street food locale e piatti internazionali preparati dalla cucina di Terra Madre, dove cuochi statunitensi, sudafricani e messicani hanno preparato le loro specialità con ingredienti prodotti eticamente. Allo stesso tempo, nel tendone dei relatori lì accanto, il pubblico è stato coinvolto in una sessione di domande e risposte (Q&A) con il dr. Temple Grandin (http://www.templegrandin.com/), esperto di comportamento animale e, probabilmente, il personaggio più influente degli ultimi 40 anni nel sostenere la necessità di un trattamento più benevolo nei confronti degli animali nei mattatoi.

Grazie al successo dell’evento di quest’anno, Slow Meat si è definito come un luogo in cui punti di vista conflittuali trovano la strada per la dialogare e un aumento della comprensione reciproca. I delegati sono ripartiti rinnovando l’obiettivo di lavorare assieme, usando le varie risorse e talenti della rete internazionale di Slow Food per indurre un cambiamento reale nel nostro sistema alimentare e pretendere migliore carne per tutti.

di Sara Silvestri

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